Aprire la Partita IVA da consulente informatico richiede prima di distinguere la vera consulenza IT dallo sviluppo software, dalla gestione continuativa di sistemi e dagli altri servizi tecnici informatici. Nel 2026 il codice ATECO di riferimento per l’attività di consulenza informatica è 62.20.10, ma non deve essere usato automaticamente per qualsiasi lavoro svolto al computer.
ATECO 2025 separa infatti la consulenza su hardware, software, sistemi, sicurezza e architetture informatiche dalla programmazione vera e propria. Questa distinzione è importante perché influenza la descrizione dell’attività, il codice comunicato all’apertura, gli eventuali codici aggiuntivi e la corretta impostazione fiscale e previdenziale.
Quando un consulente informatico deve aprire la Partita IVA?
Quando la consulenza informatica viene svolta abitualmente e in modo professionale, la Partita IVA è il normale inquadramento fiscale. Non esiste una soglia generale di 5.000 euro che consenta di esercitare stabilmente l’attività senza Partita IVA: occorre valutare soprattutto abitualità, organizzazione e continuità del lavoro.
Un professionista che offre stabilmente assessment tecnici, progettazione di sistemi, consulenza cybersecurity, analisi delle infrastrutture o supporto alle decisioni tecnologiche dei clienti sta svolgendo un’attività professionale anche se è all’inizio e fattura importi contenuti.
Qual è il codice ATECO del consulente informatico nel 2026?
Il riferimento principale è ATECO 62.20.10 – Attività di consulenza informatica. Le note ufficiali ISTAT ATECO 2025 comprendono in questa sottocategoria la consulenza in materia di hardware, software e sistemi informatici, inclusa la consulenza sulla sicurezza informatica.
Il codice comprende anche pianificazione e progettazione di sistemi che integrano hardware, software e tecnologie di comunicazione, audit di infrastrutture e servizi informatici, monitoraggio e analisi di reti e sistemi di sicurezza e consulenza sui requisiti software e sull’approvvigionamento tecnologico.
Il vecchio ATECO 62.02.00 è ancora valido?
Con ATECO 2025 la consulenza informatica è classificata nella nuova sottocategoria 62.20.10. Il precedente 62.02.00 apparteneva alla classificazione precedente e continua a essere utile per comprendere il raccordo storico e, nel periodo transitorio, l’applicazione dei coefficienti fiscali.
Quando si apre o si varia oggi un’attività, il riferimento deve essere verificato nella classificazione ATECO vigente e non copiato automaticamente da vecchie guide online.
Quali attività comprende ATECO 62.20.10?
- consulenza su hardware, software e sistemi informatici;
- consulenza in materia di sicurezza informatica;
- progettazione di sistemi integrati hardware, software e telecomunicazioni;
- analisi e definizione dei requisiti software;
- audit e revisione di infrastrutture e servizi informatici;
- monitoraggio, test e analisi di reti e sistemi di sicurezza;
- supporto alla scelta di componenti hardware e software;
- installazione del sistema, formazione e assistenza agli utenti quando collegate al progetto di consulenza.
Consulente informatico e sviluppatore software hanno lo stesso ATECO?
No. Questa è una delle distinzioni più importanti. 62.20.10 riguarda la consulenza informatica, mentre 62.10.00 – Attività di programmazione informatica comprende sviluppo, progettazione del software, scrittura e modifica del codice, test e manutenzione di programmi e applicazioni.
Se il cliente compra principalmente analisi, progettazione dell’architettura, raccomandazioni tecnologiche o assessment, siamo nell’area della consulenza. Se compra principalmente codice e sviluppo software, occorre valutare 62.10.00. La differenza è approfondita nella guida sulla Partita IVA dello sviluppatore software.
Consulenza IT e programmazione possono stare nella stessa Partita IVA?
Sì. Un professionista può svolgere più attività con la stessa Partita IVA e utilizzare più codici ATECO quando le prestazioni sono realmente differenti. Un consulente che vende sia assessment e architettura IT sia sviluppo software può quindi dover indicare 62.20.10 e 62.10.00, individuando l’attività prevalente.
Non è però necessario aggiungere codici soltanto per prudenza quando l’attività non viene concretamente svolta. La procedura è spiegata nella guida su come aggiungere un codice ATECO.
Quando si usa invece ATECO 62.20.20?
62.20.20 – Attività di gestione di strutture informatiche riguarda la gestione e il funzionamento on-site dei sistemi informatici e delle strutture di elaborazione dati dei clienti, compresi i servizi di assistenza collegati a tale gestione.
Non va quindi confuso con la consulenza: progettare o consigliare una soluzione IT è diverso dal gestire operativamente e continuativamente l’infrastruttura del cliente.
Quando possono servire i codici ATECO 62.90?
La classe 62.90 raccoglie altri servizi informatici non classificati altrove. ATECO 2025 distingue, per esempio, la configurazione di personal computer e gli altri servizi connessi alle tecnologie dell’informazione n.c.a.
Un tecnico che svolge prevalentemente configurazioni, installazioni o altri interventi operativi non deve quindi scegliere 62.20.10 soltanto perché definisce commercialmente il proprio servizio “consulenza”. Per scegliere correttamente è utile partire dalla guida su come scegliere il codice ATECO.
Cybersecurity consultant: quale ATECO?
ATECO 62.20.10 include espressamente la consulenza in materia di sicurezza informatica, oltre al monitoraggio, test e analisi di reti e sistemi di sicurezza. È quindi un riferimento particolarmente rilevante per chi vende assessment, audit, progettazione e consulenza cybersecurity.
Il codice può però cambiare se l’attività prevalente consiste nello sviluppo di software di sicurezza, nella gestione operativa continuativa di infrastrutture o in altri servizi tecnici differenti. Anche nel settore cybersecurity il nome della professione non sostituisce l’analisi del servizio effettivamente venduto.
Data consultant e consulente informatico sono la stessa attività?
Non sempre. Una consulenza sui sistemi, sull’architettura tecnologica o sui requisiti software può rientrare nel 62.20.10, mentre attività focalizzate sull’elaborazione dei dati, sulla produzione di analisi o sullo sviluppo di software possono richiedere codici differenti.
Per i confini tra consulenza, software ed elaborazione dati è utile anche la guida sulla Partita IVA del Data Analyst.
Il consulente informatico è libero professionista o ditta individuale?
Quando vende prevalentemente la propria prestazione intellettuale e personale, il consulente informatico può normalmente operare come libero professionista. Il semplice possesso di un codice della divisione 62 non determina automaticamente l’obbligo di iscriversi come impresa.
L’inquadramento va rivalutato se l’attività è realmente organizzata in forma imprenditoriale, comprende commercio, personale, strutture operative o altre attività che cambiano la natura del servizio. Approfondiamo il criterio nella guida libero professionista o ditta individuale.
Come si apre la Partita IVA da consulente informatico?
Prima dell’apertura bisogna definire con precisione i servizi, scegliere l’ATECO principale ed eventuali codici secondari, individuare il regime fiscale e verificare la previdenza applicabile.
Per un libero professionista l’apertura viene normalmente comunicata all’Agenzia delle Entrate. La procedura completa è descritta nella guida su come aprire la Partita IVA da libero professionista.
Il consulente informatico può usare il regime forfettario?
Sì, quando sono rispettati tutti i requisiti previsti e non ricorre una causa di esclusione. Il codice ATECO non garantisce da solo l’accesso al regime: devono essere controllati ricavi, partecipazioni, lavoro dipendente, rapporti con datori o ex datori e le altre condizioni applicabili.
La verifica completa è disponibile nella guida sui requisiti del regime forfettario.
Qual è il coefficiente di redditività del consulente informatico?
Per l’attività riconducibile al precedente gruppo ATECO 62 il coefficiente di redditività applicabile nel regime forfettario è 67%. Significa che, prima della deduzione dei contributi previdenziali deducibili, il 67% dei compensi costituisce reddito forfettario.
Il decreto legislativo 81/2025 pubblicato in Gazzetta Ufficiale mantiene transitoriamente l’utilizzo dei coefficienti collegati alla precedente classificazione attraverso il raccordo con ATECO 2025.
Il funzionamento generale è spiegato nella guida sul coefficiente di redditività del regime forfettario.
Quante tasse paga un consulente informatico forfettario?
Con un coefficiente del 67%, 10.000 euro di compensi producono inizialmente 6.700 euro di reddito forfettario. Da questa base vengono dedotti i contributi previdenziali deducibili e sull’importo risultante si applica l’imposta sostitutiva.
L’aliquota ordinaria è il 15%. Nei casi in cui sono rispettate tutte le condizioni richieste per una nuova attività può essere applicabile il 5% per il periodo previsto dalla legge.
Dove paga i contributi INPS un consulente informatico freelance?
Quando l’attività viene esercitata come libera professione personale, senza una Cassa professionale obbligatoria e in presenza dei relativi presupposti, il riferimento previdenziale è normalmente la Gestione Separata INPS.
La circolare INPS n. 62 del 27 maggio 2026 conferma per l’acconto 2026 l’aliquota complessiva del 26,07% per i liberi professionisti privi di altra previdenza obbligatoria.
Cosa cambia se il consulente informatico è pensionato o già assicurato?
Per i professionisti titolari di pensione o provvisti di altra tutela pensionistica obbligatoria che restano assoggettati alla Gestione Separata, l’aliquota 2026 indicata dall’INPS è 24%.
Non è quindi corretto applicare automaticamente il 26,07% a qualsiasi consulente informatico senza conoscere la posizione previdenziale individuale.
Il consulente informatico paga contributi INPS fissi?
Nel normale inquadramento come libero professionista in Gestione Separata non ci sono i contributi minimi fissi tipici delle Gestioni Artigiani e Commercianti. I contributi sono calcolati sul reddito assoggettato alla Gestione Separata entro il massimale previsto.
L’inquadramento può cambiare quando l’attività concreta assume natura imprenditoriale o comprende attività ulteriori. Per questo non bisogna determinare la previdenza dal solo codice ATECO.
Il consulente informatico può applicare la rivalsa INPS del 4%?
Il libero professionista iscritto alla Gestione Separata può, quando ne ricorrono i presupposti, addebitare al cliente una rivalsa fino al 4%. La rivalsa è facoltativa e non trasferisce al cliente l’obbligo contributivo: i contributi restano a carico del professionista.
Consulente informatico dipendente e Partita IVA possono coesistere?
Sì, in molti casi è possibile essere lavoratore dipendente e contemporaneamente svolgere consulenza IT con Partita IVA. Vanno però verificati contratto, obblighi di esclusiva o incompatibilità, eventuali conflitti di interesse e requisiti del regime forfettario.
Particolare attenzione è necessaria quando il cliente della nuova attività è l’attuale o un precedente datore di lavoro. Il tema è approfondito nella guida su Partita IVA e lavoro dipendente.
Il consulente informatico può lavorare con un solo cliente?
Avere un solo cliente non rende automaticamente irregolare una Partita IVA. Bisogna però verificare come viene svolto concretamente il rapporto: autonomia organizzativa, assenza di subordinazione reale, libertà nella gestione del lavoro e caratteristiche complessive della prestazione.
Consulente informatico online o da remoto: cambia l’ATECO?
No, lavorare da remoto non cambia da solo la natura dell’attività. Una consulenza IT svolta in videoconferenza o collegandosi ai sistemi del cliente resta consulenza quando il servizio consiste in analisi, progettazione e supporto decisionale.
Il codice cambia soltanto se cambia la prestazione sostanziale: sviluppo software, gestione operativa di sistemi, configurazioni o altre attività devono essere valutate separatamente.
Come fattura un consulente informatico?
Il professionista deve descrivere in fattura la prestazione effettivamente resa e gestire la fatturazione secondo il proprio regime fiscale. Per i soggetti obbligati alla fattura elettronica, il documento viene trasmesso tramite Sistema di Interscambio.
La procedura è approfondita nella guida sulla fatturazione elettronica per Partita IVA.
Consulente informatico con clienti esteri: cosa cambia?
Il consulente IT può lavorare anche con clienti esteri, ma la fatturazione deve essere impostata in funzione del tipo di cliente, del Paese e della natura B2B o B2C del rapporto. Le regole IVA non dipendono semplicemente dal fatto che il pagamento arrivi dall’estero.
Prima di fatturare stabilmente clienti UE o extra-UE conviene quindi configurare correttamente la posizione fiscale e le modalità di emissione dei documenti.
Quanto costa mantenere la Partita IVA da consulente informatico?
I costi dipendono da regime fiscale, reddito, previdenza e organizzazione dell’attività. Un libero professionista in Gestione Separata deve considerare soprattutto imposte, contributi previdenziali e costo della gestione fiscale, oltre agli strumenti tecnologici necessari per lavorare.
Una panoramica è disponibile nella guida sui costi della Partita IVA per un libero professionista.
Checklist prima di aprire Partita IVA come consulente informatico
- Descrivere con precisione i servizi che verranno fatturati.
- Distinguere consulenza IT e sviluppo software.
- Verificare se si gestiscono continuativamente sistemi del cliente.
- Controllare se servono codici ATECO aggiuntivi.
- Individuare attività prevalente e forma professionale corretta.
- Verificare requisiti del regime forfettario.
- Determinare correttamente la previdenza INPS.
- Controllare eventuale lavoro dipendente o altra tutela previdenziale.
- Impostare fatturazione italiana ed eventualmente estera.
Quali sono gli errori più comuni del consulente informatico?
- usare ancora automaticamente il vecchio 62.02.00;
- confondere consulenza informatica 62.20.10 e programmazione 62.10.00;
- utilizzare 62.20.10 per una vera gestione continuativa di strutture IT;
- pensare che qualsiasi attività informatica utilizzi lo stesso ATECO;
- applicare un coefficiente del 78% anziché il 67%;
- iscriversi automaticamente alla Gestione Commercianti senza verificare la natura professionale dell’attività;
- applicare sempre INPS 26,07% senza verificare altra previdenza o pensione;
- ignorare la necessità di un secondo ATECO quando consulenza e programmazione sono entrambe attività effettive.
Domande frequenti sulla Partita IVA del consulente informatico
Qual è l’ATECO del consulente informatico nel 2026?
Il riferimento specifico per l’attività di consulenza informatica è 62.20.10.
È lo stesso codice dello sviluppatore software?
No. La programmazione informatica è classificata in 62.10.00.
Qual è il coefficiente forfettario?
Per queste attività della divisione 62 il coefficiente applicabile è 67%.
Devo pagare INPS fisso?
Nel normale inquadramento come libero professionista in Gestione Separata non ci sono i contributi minimi fissi tipici di Artigiani e Commercianti.
Posso fare anche sviluppo software?
Sì, ma quando entrambe le attività sono effettivamente svolte può essere opportuno indicare anche 62.10.00.
Aprire la Partita IVA da consulente informatico nel 2026
La prima decisione è descrivere correttamente ciò che il cliente acquista. Consulenza tecnologica, sviluppo software, gestione delle infrastrutture e assistenza operativa non sono sinonimi e ATECO 2025 li distingue.
Una volta chiariti servizio, ATECO, regime fiscale e previdenza, la posizione può essere aperta in modo coerente fin dall’inizio. Le altre guide dedicate alle singole attività sono disponibili nell’hub Professioni e attività.