Aprire la Partita IVA come influencer nel 2026 richiede di capire prima di tutto come vengono prodotti i ricavi. ATECO 2025 ha introdotto il codice 73.11.03 – Attività di influencer marketing, ma questo non significa che ogni creator, YouTuber, TikToker o persona che pubblica contenuti sui social debba utilizzare automaticamente quel codice.
Sponsorizzazioni, campagne di influencer marketing, monetizzazione dei contenuti, affiliazioni e attività svolte attraverso piattaforme digitali possono avere natura diversa. Di conseguenza possono cambiare codice ATECO, inquadramento come professionista o impresa e gestione previdenziale.
Quando un influencer deve aprire la Partita IVA?
La Partita IVA diventa necessaria quando l’attività viene esercitata in modo abituale e professionale, anche se inizialmente produce compensi modesti o rappresenta una seconda attività.
Non esiste quindi una soglia generale di fatturato sotto la quale un’attività abituale di influencer possa essere svolta automaticamente senza Partita IVA. Continuità, organizzazione, rapporti con brand o piattaforme e modalità con cui si producono i ricavi sono elementi più importanti del semplice importo incassato.
La soglia di 5.000 euro evita l’apertura della Partita IVA?
No. I 5.000 euro vengono spesso indicati online come limite per non aprire la Partita IVA, ma riguardano la franchigia contributiva prevista per il lavoro autonomo realmente occasionale. Non trasformano un’attività abituale in occasionale.
L’INPS chiarisce la disciplina dei lavoratori autonomi occasionali: superata la franchigia annua di 5.000 euro sorgono specifici obblighi contributivi. Se però l’attività è abituale, il problema va affrontato a monte come attività professionale o d’impresa.
Qual è il codice ATECO dell’influencer nel 2026?
Con ATECO 2025 esiste il codice specifico 73.11.03 – Attività di influencer marketing. È la prima classificazione che identifica espressamente questa attività.
Secondo le note ufficiali ISTAT ATECO 2025, il codice comprende l’attività di influencer marketer che conducono campagne di influencer marketing e quella delle agenzie specializzate che realizzano campagne basate sul coinvolgimento di influencer.
Il codice 73.11.03 va bene per tutti i content creator?
No. È uno dei punti più importanti da verificare prima dell’apertura. ISTAT esclude espressamente dal 73.11.03 alcune attività di produzione e pubblicazione di contenuti digitali.
- la produzione o pubblicazione di contenuti non video può ricadere nel codice 58.19.00;
- la produzione e pubblicazione di contenuti video digitali può ricadere nel codice 59.11.00;
- la pianificazione di campagne di social media marketing appartiene ad altre attività pubblicitarie;
- ulteriori attività artistiche, pubblicitarie o commerciali possono richiedere un diverso inquadramento.
La definizione commerciale “influencer” non basta quindi per scegliere l’ATECO: bisogna identificare cosa viene venduto e da dove proviene il compenso.
73.11.02 e 73.11.03 sono la stessa attività?
No. Il codice 73.11.02 esiste ancora in ATECO 2025 e identifica la conduzione di campagne di marketing e altri servizi pubblicitari. Il nuovo 73.11.03 identifica invece specificamente l’attività di influencer marketing.
Per questo non è corretto trattare il 73.11.02 semplicemente come “vecchio codice influencer” sostituito in ogni caso dal 73.11.03. La scelta dipende dall’attività concretamente esercitata.
Influencer e social media manager sono la stessa attività?
No. Un social media manager normalmente vende a un cliente servizi di strategia, gestione dei canali, campagne e comunicazione digitale. L’influencer monetizza invece il proprio pubblico, la propria immagine o la capacità di orientare scelte e interessi della community.
La distinzione è importante anche ai fini ATECO. Abbiamo analizzato separatamente il caso nella guida alla Partita IVA per social media manager.
Influencer e content creator sono la stessa cosa?
Non necessariamente. L’INPS considera il content creator una macro-categoria che può comprendere influencer, YouTuber, streamer, podcaster, Instagrammer, TikToker, blogger e altre figure digitali.
Un creator può quindi produrre contenuti e monetizzarli senza svolgere prevalentemente influencer marketing; viceversa, un influencer può essere remunerato principalmente per campagne concordate con brand o agenzie. Questa differenza può incidere sull’ATECO e sulla previdenza.
Influencer professionista o impresa: cosa cambia?
Non tutti gli influencer devono essere automaticamente considerati ditte individuali. Se prevale la prestazione personale e intellettuale e manca un’organizzazione caratteristica dell’impresa, l’attività può essere inquadrata come lavoro autonomo professionale.
Quando invece gli elementi organizzativi e i mezzi di produzione prevalgono sulla componente personale, oppure l’attività assume caratteristiche tipiche dell’impresa commerciale, l’inquadramento può cambiare.
La circolare INPS n. 44/2025 sui content creator dedica particolare attenzione proprio alla distinzione tra lavoro autonomo professionale, attività organizzata in forma d’impresa e attività che possono rientrare nella previdenza dello spettacolo.
Come si apre la Partita IVA per influencer?
Per chi opera come libero professionista l’apertura avviene mediante dichiarazione di inizio attività all’Agenzia delle Entrate, indicando dati del contribuente, data di inizio, attività esercitata, codice ATECO e regime fiscale.
Se invece l’attività deve essere svolta come impresa, agli adempimenti fiscali possono aggiungersi quelli relativi al Registro delle Imprese e alla Comunicazione Unica. La procedura generale è spiegata nella guida su come aprire la Partita IVA.
Quanto costa aprire la Partita IVA da influencer?
L’attribuzione della Partita IVA all’Agenzia delle Entrate non comporta di per sé un’imposta di apertura. I costi cambiano però in funzione dell’inquadramento.
Un libero professionista può avere soprattutto costi di gestione fiscale, fatturazione e assistenza professionale. Se l’attività viene esercitata come impresa possono aggiungersi Camera di Commercio, PEC, firma digitale e altri adempimenti collegati alla forma utilizzata.
Un influencer può usare il regime forfettario?
Sì, se rispetta tutti i requisiti e non ricade in una causa di esclusione. Il fatto di operare sui social o di ricevere compensi da piattaforme e brand non impedisce, da solo, l’accesso al regime.
Devono però essere controllati ricavi o compensi, eventuali redditi da lavoro dipendente, partecipazioni societarie, rapporti con datori o ex datori di lavoro e le altre condizioni previste. Puoi approfondirle nella guida ai requisiti del regime forfettario.
Qual è il coefficiente di redditività per l’influencer?
Per le attività ricondotte alla divisione 73 il coefficiente utilizzato nel regime forfettario è 78%. Nel 2026 continua infatti il regime transitorio introdotto dopo l’adozione di ATECO 2025.
Il decreto legislativo n. 81/2025 stabilisce che, fino all’approvazione dei nuovi coefficienti basati sulla classificazione ATECO 2025, si continuano a utilizzare quelli individuati attraverso la corrispondenza con ATECO 2007.
Quante tasse paga un influencer in forfettario?
Nel regime forfettario l’imposta sostitutiva è normalmente del 15%. Può essere pari al 5% nei primi cinque periodi d’imposta quando risultano soddisfatte tutte le condizioni previste per le nuove attività.
L’imposta viene calcolata sul reddito determinato forfettariamente, dopo l’applicazione del coefficiente previsto per l’attività e la deduzione dei contributi previdenziali ammessi. L’aliquota ridotta è approfondita nella guida al regime forfettario al 5%.
Quale INPS paga un influencer professionista?
Quando l’attività viene qualificata come lavoro autonomo professionale, con prevalenza dell’attività personale e intellettuale e fuori dall’esercizio di un’impresa, l’INPS indica l’iscrizione alla Gestione Separata.
Nel 2026 l’aliquota complessiva per i professionisti non assicurati presso un’altra forma di previdenza obbligatoria è pari al 26,07%. Per pensionati o professionisti già assicurati presso altra previdenza obbligatoria, nei casi previsti, è pari al 24%.
Le aliquote sono indicate nella circolare INPS n. 8 del 3 febbraio 2026.
Quando l’influencer deve iscriversi alla Gestione Commercianti?
La Gestione Commercianti non deriva automaticamente dal fatto di essere influencer. Può diventare rilevante quando l’attività viene esercitata in forma d’impresa e gli elementi organizzativi prevalgono sulla prestazione personale.
La circolare INPS sui content creator richiama, per esempio, situazioni in cui assumono maggiore peso mezzi di produzione, vendita di contenuti, gestione organizzata di banner pubblicitari o altre caratteristiche tipiche dell’attività commerciale.
Quando può entrare in gioco il Fondo Lavoratori dello Spettacolo?
In alcuni casi specifici può essere necessario considerare anche il Fondo Pensioni Lavoratori dello Spettacolo (FPLS). Non riguarda automaticamente ogni video sponsorizzato.
L’INPS individua l’obbligo quando il creator, sulla base di un rapporto con un brand o un’agenzia, realizza una prestazione pubblicitaria riconducibile concretamente a categorie professionali assicurate al Fondo, per esempio attività assimilabili a quelle di attore, regista, indossatore o fotomodello.
Al contrario, semplici endorsement, utilizzo di prodotti o inserzioni all’interno dei propri contenuti non determinano automaticamente l’iscrizione al FPLS.
Come vengono trattate le sponsorizzazioni dei brand?
I compensi ricevuti per promuovere prodotti o servizi sono uno degli elementi tipici dell’attività di influencer marketing. Possono derivare da post sponsorizzati, campagne concordate, utilizzo dell’immagine, contenuti commissionati o altre collaborazioni commerciali.
La forma concreta della collaborazione è importante sia per l’inquadramento dell’attività sia, in determinati casi, per la previdenza applicabile.
Affiliazioni e link commissionati cambiano l’inquadramento?
Possono incidere. Se una parte significativa dei ricavi deriva stabilmente da affiliazioni, vendita o intermediazione commerciale, non bisogna assumere che il solo 73.11.03 descriva necessariamente tutta l’attività.
Quando si svolgono più attività autonome e abituali può essere necessario individuare un codice principale e uno o più codici secondari. La procedura è spiegata nella guida su come aggiungere un codice ATECO.
YouTube, TikTok e Instagram determinano il codice ATECO?
No. La piattaforma utilizzata da sola non determina il codice. Due persone che pubblicano entrambe su Instagram o TikTok possono svolgere fiscalmente attività diverse: una può essere remunerata per campagne di influencer marketing, un’altra per produzione di contenuti, un’altra ancora per vendita di prodotti o servizi.
Il criterio corretto è partire dall’attività che genera i compensi, non dal nome del social network.
Come si fatturano brand e piattaforme?
L’influencer titolare di Partita IVA deve documentare fiscalmente i compensi secondo il proprio regime e la natura dell’operazione. Per i soggetti stabiliti in Italia si applicano le normali regole di fatturazione previste per il rapporto.
Quando il cliente o la piattaforma è stabilito all’estero bisogna invece verificare territorialità IVA, identificazione della controparte e corretta compilazione della fattura. Non basta copiare il trattamento utilizzato per un cliente italiano.
Per la gestione operativa puoi consultare la guida alla fatturazione elettronica con Partita IVA.
Un influencer può avere più codici ATECO?
Sì. Se vengono esercitate stabilmente attività differenti, una stessa Partita IVA può avere un’attività principale e una o più attività secondarie.
Questo può essere utile, per esempio, quando alle campagne di influencer marketing si affiancano attività autonome di produzione di contenuti o altri servizi. I codici non devono però essere aggiunti in modo generico “per sicurezza”: devono corrispondere ad attività realmente svolte.
Si può essere influencer e lavoratore dipendente?
In generale sì. Occorre però verificare eventuali obblighi di esclusiva, non concorrenza o incompatibilità derivanti dal rapporto di lavoro. Per i dipendenti pubblici valgono inoltre regole specifiche.
Chi vuole applicare il regime forfettario deve verificare anche il limite relativo ai redditi da lavoro dipendente e le cause ostative collegate al datore o all’ex datore di lavoro. Puoi approfondire il tema nella guida su Partita IVA e lavoro dipendente.
Quali sono gli errori più comuni degli influencer?
- credere che sotto 5.000 euro la Partita IVA non serva mai;
- utilizzare automaticamente il 73.11.03 per qualsiasi attività da creator;
- confondere influencer marketing e semplice produzione di contenuti;
- considerare automaticamente ogni influencer una ditta individuale;
- iscriversi alla Gestione Commercianti senza verificare la natura dell’attività;
- ignorare i possibili profili FPLS nelle specifiche prestazioni pubblicitarie artistiche;
- non distinguere compensi da sponsorizzazioni, piattaforme, affiliazioni e altre attività;
- non verificare le regole delle operazioni con committenti esteri.
Cosa controllare prima di aprire la Partita IVA da influencer
Prima dell’apertura conviene elencare tutte le modalità con cui si prevede di guadagnare: campagne con brand, contenuti commissionati, monetizzazione delle piattaforme, affiliazioni, vendita di contenuti, prodotti o altri servizi. Solo dopo è possibile stabilire correttamente attività prevalente, eventuali codici secondari, natura professionale o imprenditoriale e previdenza.
Aprire la Partita IVA come influencer nel 2026
Il nuovo ATECO 73.11.03 rende finalmente riconoscibile l’influencer marketing nella classificazione economica, ma non elimina la necessità di analizzare il caso concreto. Un’attività basata sulle sponsorizzazioni può essere diversa dalla produzione di video, dalla monetizzazione di contenuti o da un’attività organizzata come impresa. Individuare correttamente queste differenze fin dall’inizio permette di impostare in modo coerente Partita IVA, ATECO, regime fiscale e previdenza.