Aprire la Partita IVA come marmista nel 2026 richiede di distinguere la lavorazione del marmo e della pietra dalla lavorazione artistica e dalla posa di rivestimenti negli edifici. ATECO 2025 assegna codici diversi a queste attività e, nel regime forfettario, anche il coefficiente può cambiare.
Per la lavorazione ordinaria di pietre e marmo il riferimento è 23.70.10; per la lavorazione artistica, monumenti funerari e mosaici è 23.70.20. Per la posa di rivestimenti in marmo, granito o ardesia negli edifici va invece verificato il 43.33.00.
Qual è il codice ATECO del marmista nel 2026?
La classificazione ATECO 2025 dell’ISTAT prevede il codice 23.70.10 — Taglio e lavorazione di pietre e di marmo. La voce riguarda la trasformazione e finitura di pietre destinate, tra l’altro, all’edilizia e alla realizzazione di manufatti.
Qual è il codice per la lavorazione artistica?
ATECO 2025 prevede il 23.70.20 — Lavorazione artistica di marmo e di altre pietre affini. Le note comprendono lavorazioni per monumenti funerari, statue escluse le opere originali artistiche e lavori in mosaico.
Lapidi e monumenti funerari usano il 23.70.20?
Sì, quando l’attività consiste nella lavorazione artistica della pietra destinata a monumenti funerari. Non è quindi corretto utilizzare sempre il 23.70.10 solo perché il materiale principale è marmo o pietra.
I mosaici rientrano nel 23.70.20?
Sì. Le note ISTAT includono espressamente i lavori in mosaico nella lavorazione artistica del marmo e delle pietre affini. Se invece l’attività svolta è prevalentemente posa di rivestimenti in edificio, va verificato il 43.33.00.
La posa di marmo usa lo stesso codice del laboratorio?
Non sempre. Il 43.33.00 — Rivestimento di pavimenti e di pareti comprende la posa in edifici di rivestimenti in pietra da taglio, marmo, granito e ardesia. Un’impresa che lavora il materiale e svolge anche posa può quindi avere più attività da classificare.
Qual è la differenza tra marmista e piastrellista?
Il marmista che trasforma la pietra in laboratorio rientra tipicamente nei codici 23.70. Il posatore che realizza rivestimenti in cantiere rientra invece nel 43.33.00, che comprende anche piastrelle e altri materiali da rivestimento.
Per la parte di posa consulta la guida alla Partita IVA del piastrellista.
Lavorazione e posa possono convivere?
Sì. Se entrambe le attività sono autonome e rilevanti bisogna individuare quella prevalente e registrare le eventuali attività secondarie. Il criterio generale è spiegato nella guida ai codici ATECO prevalenti e secondari.
Vendere marmo e manufatti acquistati da altri è la stessa attività?
No. La rivendita abituale di materiali o manufatti acquistati da terzi è attività commerciale. Può convivere con la lavorazione, ma va valutata separatamente quando assume autonomia economica.
L’attività di cava rientra nel codice del marmista?
No. L’estrazione e la produzione di pietra grezza appartengono alla divisione 08. Il marmista che trasforma materiali acquistati non deve confondere la propria attività con quella estrattiva.
Serve una qualifica professionale obbligatoria?
Per la normale attività di marmista non esiste un Albo professionale nazionale né un patentino generale. Restano gli adempimenti dell’impresa, la disciplina artigiana quando applicabile e gli obblighi collegati al laboratorio o ai cantieri in cui si opera.
Serve una SCIA?
Non esiste una SCIA nazionale equivalente a una licenza professionale del marmista. Prima dell’apertura bisogna verificare presso il SUAP gli adempimenti collegati al locale, alle lavorazioni effettive, all’eventuale vendita e alle disposizioni applicabili al caso concreto.
Come si apre la Partita IVA da marmista?
Chi svolge stabilmente lavorazioni in un’attività organizzata opera normalmente come impresa. Partita IVA, Registro Imprese, eventuale qualifica artigiana, INPS e INAIL vengono coordinati tramite Comunicazione Unica. Il procedimento è spiegato nella guida su come aprire una ditta individuale con ComUnica.
Il marmista è un artigiano?
Quando il titolare svolge personalmente e professionalmente la lavorazione e ricorrono gli altri requisiti previsti dalla disciplina artigiana, l’inquadramento tipico è quello di impresa artigiana.
Il codice ATECO non determina da solo la posizione previdenziale, ma per un laboratorio condotto direttamente dal titolare la Gestione Artigiani è normalmente il riferimento da verificare. Consulta la guida alla Partita IVA dell’artigiano.
Quanto paga INPS nel 2026?
La circolare INPS n. 14/2026 fissa per gli artigiani un minimale di reddito di 18.808 euro, un contributo minimo annuo ordinario di 4.521,36 euro e aliquota IVS del 24%.
Per approfondire consulta i contributi INPS Artigiani e Commercianti 2026.
Si può chiedere la riduzione INPS del 35%?
Il titolare artigiano che applica il regime forfettario può richiedere il regime contributivo agevolato quando possiede i requisiti. La riduzione non è automatica. Vedi la guida alla riduzione INPS del 35%.
Il marmista può usare il regime forfettario?
Sì, se sono rispettati i requisiti generali e non ricorrono cause di esclusione. Materiali, laboratorio e attrezzature non impediscono da soli l’accesso al regime. Consulta i requisiti del regime forfettario.
Qual è il coefficiente per 23.70.10 e 23.70.20?
Per la lavorazione ordinaria 23.70.10 e la lavorazione artistica 23.70.20 il coefficiente utilizzato nel regime forfettario è 67%. Con 30.000 euro di ricavi riferiti a queste attività, il reddito forfettario iniziale è quindi 20.100 euro prima della deduzione dei contributi previdenziali obbligatori versati.
Qual è il coefficiente per la posa 43.33.00?
Per il 43.33.00 il coefficiente è 86%. Chi svolge sia lavorazione sia posa deve quindi distinguere correttamente le attività e i relativi ricavi quando necessario, invece di applicare automaticamente una sola percentuale.
ATECO 2025 ha cambiato automaticamente i coefficienti?
No. Il D.Lgs. 81/2025 stabilisce che, fino all’approvazione dei nuovi coefficienti costruiti sulla classificazione ATECO 2025, i contribuenti forfettari continuano a utilizzare il coefficiente individuato tramite la corrispondenza con la classificazione precedente.
Il forfettario conviene sempre?
No. Materiali, trasporto, lavorazioni esterne, assicurazione, energia e costi del laboratorio possono incidere molto. Il coefficiente del 67% presume costi pari al 33% dei ricavi per la lavorazione manifatturiera: chi sostiene costi effettivi superiori deve confrontare il risultato con il regime ordinario.
Quando serve la patente a crediti?
Se l’impresa o il lavoratore autonomo opera fisicamente in cantieri temporanei o mobili, va verificato l’obbligo della patente a crediti prevista dall’articolo 27 del D.Lgs. 81/2008. L’Ispettorato Nazionale del Lavoro chiarisce che l’obbligo riguarda imprese e autonomi che operano nei cantieri, salvo le esclusioni previste.
La mera fornitura del manufatto senza esecuzione fisica dei lavori in cantiere va distinta dalla posa.
Serve l’INAIL?
La posizione INAIL va verificata in base alle lavorazioni, all’organizzazione dell’attività e ai soggetti assicurabili. Per un laboratorio artigiano o per attività svolte anche in cantiere l’inquadramento va verificato sulla situazione concreta.
Quanto costa iniziare?
I costi possono comprendere locale, materiali, trasporto, assicurazione, attrezzature professionali, scorte e capitale circolante. Per il quadro generale consulta i costi di una ditta individuale.
Errori da evitare
- usare un solo codice per lavorazione, lavorazione artistica e posa senza verificare le attività effettive;
- confondere lavorazione del marmo e attività di cava;
- applicare il coefficiente 67% alla posa 43.33.00 senza distinguere l’attività;
- attribuire automaticamente la Gestione Separata dal solo ATECO;
- trascurare la patente a crediti quando si opera fisicamente in cantiere;
- scegliere il forfettario senza stimare i costi reali.
Checklist prima di aprire
- definire se si svolge lavorazione ordinaria, artistica o posa;
- usare 23.70.10 per la lavorazione ordinaria quando coerente;
- verificare 23.70.20 per lavorazione artistica, monumenti funerari e mosaici;
- verificare 43.33.00 per la posa di rivestimenti in edificio;
- valutare eventuale commercio come attività distinta;
- aprire l’impresa e verificare la qualifica artigiana;
- iscrivere il titolare alla gestione previdenziale corretta;
- verificare INAIL e patente a crediti quando si opera in cantiere;
- scegliere il regime fiscale dopo una stima dei costi.
Domande frequenti
Qual è l’ATECO del marmista?
23.70.10 per la lavorazione ordinaria di pietre e marmo.
Qual è il codice per lavorazione artistica e monumenti funerari?
23.70.20.
Qual è il codice per la posa di marmo in pavimenti e pareti?
Va verificato il 43.33.00.
Quali sono i coefficienti forfettari?
67% per 23.70.10 e 23.70.20; 86% per 43.33.00.
Partita IVA marmista nel 2026: cosa controllare
La sequenza corretta è lavorazione, arte o posa → ATECO corretto → impresa artigiana → INPS/INAIL → eventuali obblighi di cantiere → regime fiscale.
Le altre attività autonome sono raccolte nella sezione Professioni e attività.