La Partita IVA per un negozio di mobili nel 2026 usa, per il commercio al dettaglio di mobili destinati alla casa, il codice ATECO 2025 47.55.10 – Commercio al dettaglio di mobili per la casa. La voce comprende anche materassi e molle.
Non tutto ciò che viene chiamato “arredamento” rientra però nello stesso codice. I mobili per uffici e strutture collettive, la progettazione d’interni, il montaggio, la produzione su misura e la vendita di mobili usati hanno classificazioni diverse. Definire queste attività prima dell’apertura evita di usare un ATECO troppo generico o incompleto.
Qual è il codice ATECO di un negozio di mobili nel 2026?
Le note ufficiali ISTAT ATECO 2025 assegnano il codice 47.55.10 al commercio al dettaglio di mobili per la casa, inclusi materassi e molle.
È quindi il riferimento naturale per un punto vendita che vende prevalentemente cucine, camere, soggiorni, tavoli, letti, armadi e altri mobili destinati agli ambienti domestici. La classificazione cambia se l’attività prevalente riguarda mobili per uffici o altri contesti non domestici.
Mobili per casa e mobili per ufficio hanno lo stesso ATECO?
No. ATECO 2025 separa chiaramente le due attività. Il 47.55.10 riguarda i mobili per la casa, mentre il 47.55.20 – Commercio al dettaglio di altri mobili comprende, tra gli altri, mobili per uffici, scuole, ristoranti, chiese e strutture mediche.
| Attività | ATECO 2025 |
|---|---|
| Mobili per la casa, inclusi materassi e molle | 47.55.10 |
| Mobili per uffici e altri spazi collettivi | 47.55.20 |
| Articoli per l’illuminazione | 47.55.30 |
| Articoli per la tavola e la cucina | 47.55.40 |
| Altri articoli per la casa e attrezzature per bambini | 47.55.90 |
| Oggetti di antiquariato e mobili di seconda mano | 47.79.20 |
Se lo showroom tratta stabilmente sia arredamento domestico sia arredo ufficio, va individuata l’attività prevalente e valutata l’aggiunta del codice secondario. La guida sul codice ATECO prevalente e secondario spiega come gestire attività multiple.
Se vendo mobili online cambia il codice ATECO?
No, non per il solo fatto di vendere tramite e-commerce. Con ATECO 2025 il commercio al dettaglio viene classificato soprattutto in base al prodotto venduto e non al canale. Se vendi mobili per la casa, il riferimento resta 47.55.10 anche quando gli ordini arrivano dal sito.
Il canale digitale aggiunge però gli obblighi tipici delle vendite a distanza, compresi informativa al consumatore, recesso, resi e, quando pertinente, regole IVA sulle vendite transfrontaliere. Puoi approfondire nella guida sulla Partita IVA per un negozio online.
La progettazione d’interni rientra nel 47.55.10?
La semplice assistenza commerciale al cliente nella scelta dei mobili può essere accessoria alla vendita. Ma una vera attività autonoma di progettazione e arredamento di interni, svolta stabilmente e remunerata come servizio, non va confusa con il commercio: ATECO 2025 prevede il codice 74.13.00 – Attività di progettazione di interni.
Le note ISTAT comprendono nel 74.13.00 la pianificazione e progettazione di spazi interni in funzione di esigenze estetiche e funzionali, con attenzione a finiture, arredi e palette di colori. Se lo showroom vende mobili e fattura anche veri progetti di interior design, occorre valutare la corretta gestione delle due attività.
Quale ATECO serve per montare i mobili?
Il montaggio va distinto dalla vendita. ATECO 2025 colloca nel 95.24.09 il montaggio di mobili autoportanti, cioè mobili che non necessitano di supporto edile per essere montati, oltre a rifinitura e riparazione di mobili.
Quando invece si eseguono lavori di posa integrati nell’edificio, come l’installazione di cucine su misura, armadi a muro, arredi per negozi e simili, le note ISTAT rinviano al 43.32.02. Se il negozio offre sistematicamente anche questo servizio con propria organizzazione, l’inquadramento va verificato separatamente.
E se produco i mobili che vendo?
La fabbricazione non è commercio. ATECO 2025 prevede diversi codici nella divisione 31.00 in base al prodotto: ad esempio 31.00.20 per mobili da cucina e 31.00.31 per mobili da arredo interno diversi da cucine, sedie, divani e prodotti simili.
Una vera produzione artigiana può modificare anche l’inquadramento previdenziale. Se realizzi mobili su misura, oltre alla vendita, è utile confrontare il caso con la guida sulla Partita IVA per falegname.
Come si apre un negozio di mobili?
Il normale negozio di mobili è un’attività commerciale. L’avvio passa generalmente dalla Comunicazione Unica, che coordina apertura della Partita IVA, iscrizione al Registro delle Imprese e posizione previdenziale, insieme alla pratica commerciale da presentare tramite il SUAP competente.
- definire se venderai mobili per la casa, ufficio o entrambi;
- separare eventuale progettazione, produzione, montaggio e usato;
- scegliere ATECO principale ed eventuali codici secondari;
- aprire la Partita IVA e iscrivere l’impresa al Registro delle Imprese;
- attivare la Gestione Commercianti INPS, quando applicabile;
- presentare la SCIA commerciale al SUAP;
- organizzare correttamente trasporto, consegna e montaggio;
- verificare il regime fiscale più adatto considerando il margine reale.
Per showroom, fornitori, stock, preventivi, consegne, margini e organizzazione operativa consulta anche la guida come aprire un negozio di mobili.
Per la procedura generale consulta la guida su come aprire una ditta individuale con Comunicazione Unica e quella sulle pratiche SUAP e SCIA.
Serve una qualifica per aprire un negozio di arredamento?
Per il normale commercio non alimentare di mobili non è prevista una qualifica professionale specifica analoga a quella richiesta per alcune attività regolamentate. Restano da rispettare i requisiti generali per il commercio e le condizioni amministrative e urbanistiche applicabili al locale.
Se allo showroom si aggiungono attività artigiane, lavori di posa o servizi professionali autonomi, bisogna invece verificare gli eventuali requisiti e l’inquadramento propri di quelle attività.
Quanto paga INPS il titolare nel 2026?
Il titolare che lavora personalmente e abitualmente nel negozio è normalmente iscritto alla Gestione Commercianti INPS. La circolare INPS n. 14 del 9 febbraio 2026 fissa il minimale di reddito a 18.808 euro, il contributo ordinario annuo sul minimale dei commercianti a 4.611,64 euro e l’aliquota ordinaria al 24,48% fino alla prima fascia di reddito di 56.224 euro.
Se l’attività prevalente diventa una vera produzione o lavorazione artigiana, l’inquadramento può invece passare alla Gestione Artigiani. Nel 2026 il contributo ordinario annuo sul minimale degli artigiani è 4.521,36 euro e l’aliquota ordinaria è 24% fino alla stessa prima fascia.
Un negozio di mobili può usare il regime forfettario?
Sì. Il normale commercio al dettaglio di mobili può applicare il regime forfettario se il titolare è una persona fisica, rispetta tutti i requisiti generali e non ricade in una causa di esclusione. Per le attività di commercio il coefficiente di redditività normalmente applicato è del 40%.
Con 50.000 euro di ricavi commerciali, il reddito forfettario lordo è quindi 20.000 euro prima della deduzione dei contributi previdenziali obbligatori versati. Se sono presenti anche progettazione, produzione o altri servizi autonomi, non bisogna applicare automaticamente lo stesso coefficiente a tutti i ricavi senza verificare la loro classificazione.
Nel commercio di mobili il costo di acquisto della merce, il magazzino, i trasporti, il personale e l’esposizione possono incidere molto. Poiché nel forfettario questi costi non sono dedotti analiticamente, la convenienza va valutata confrontando il coefficiente fiscale con il margine effettivo dello showroom.
Si può chiedere la riduzione INPS del 35%?
Sì, quando il titolare applica il regime forfettario, è iscritto alla Gestione Commercianti o Artigiani e possiede i requisiti dell’agevolazione. La riduzione non è automatica. Il funzionamento è spiegato nella guida sulla riduzione INPS del 35%.
Cosa cambia se vendo mobili usati o di antiquariato?
ATECO 2025 separa espressamente il commercio di mobili nuovi da quello di seconda mano. Il codice 47.79.20 – Commercio al dettaglio di oggetti di antiquariato e mobili di seconda mano comprende sia i mobili usati sia gli oggetti di antiquariato e i libri antichi.
Anche l’IVA va verificata in base a come vengono acquistati i beni. La prassi ufficiale sul regime del margine chiarisce che il regime può applicarsi al commercio professionale di beni mobili usati suscettibili di reimpiego quando ricorrono i presupposti previsti. Non basta quindi che un mobile sia usato per applicare automaticamente il margine.
Quanto costa aprire un negozio di mobili?
Un punto vendita di arredamento può richiedere un investimento iniziale importante, soprattutto per superficie espositiva e merce. Tra le principali voci da considerare:
- pratiche iniziali, Registro Imprese e diritto camerale;
- locale, deposito, cauzione e lavori di allestimento;
- showroom, espositori e campionari;
- primo acquisto o finanziamento delle collezioni;
- magazzino e gestione delle rimanenze;
- trasporto, consegna e montaggio;
- software per preventivi, ordini e progettazione;
- assicurazione e sistemi di sicurezza;
- eventuale e-commerce e logistica;
- personale;
- commercialista e contributi INPS.
Per confrontare le spese generali consulta anche la guida sui costi di una ditta individuale.
Checklist prima di aprire un negozio di mobili
- Definire se l’assortimento è casa, ufficio/contract o entrambi.
- Usare 47.55.10 per il commercio al dettaglio di mobili per la casa.
- Valutare 47.55.20 per mobili da ufficio e altri spazi collettivi.
- Separare l’eventuale interior design autonomo con 74.13.00.
- Verificare 95.24.09 per montaggio di mobili autoportanti e 43.32.02 per posa integrata nell’edificio.
- Separare la produzione propria dalla semplice rivendita.
- Aprire l’impresa con ComUnica e presentare la pratica commerciale al SUAP.
- Attivare l’inquadramento INPS coerente con l’attività prevalente.
- Per l’usato verificare 47.79.20 e il trattamento IVA applicabile.
- Valutare il forfettario considerando il margine reale dopo merce, logistica e showroom.
Gli errori più comuni
- usare 47.55.10 anche quando l’attività prevalente è vendita di mobili per ufficio;
- considerare la progettazione d’interni autonoma come semplice vendita di mobili;
- non distinguere montaggio autoportante e lavori di posa integrati nell’edificio;
- confondere produzione su misura e commercio;
- pensare che la vendita online richieda automaticamente il vecchio codice e-commerce;
- vendere mobili usati con lo stesso inquadramento dei mobili nuovi;
- applicare il regime del margine all’usato senza verificarne i presupposti;
- scegliere il forfettario senza considerare l’incidenza reale di merce, magazzino e logistica.
Domande frequenti sulla Partita IVA per negozio di mobili
Qual è il codice ATECO per vendere mobili per la casa?
Nel 2026 il riferimento ATECO 2025 è 47.55.10.
Qual è il codice per i mobili da ufficio?
ATECO 2025 usa il 47.55.20 per il commercio al dettaglio di altri mobili, compresi quelli per uffici e strutture collettive.
Posso vendere online con il 47.55.10?
Sì, se i prodotti venduti sono mobili per la casa. La classificazione ATECO 2025 non cambia solo perché il canale è online.
Il negozio di mobili può essere forfettario?
Sì, se sono rispettati i requisiti generali. Per il normale commercio il coefficiente di redditività è generalmente il 40%.
Qual è l’ATECO dei mobili usati?
Il commercio al dettaglio di oggetti di antiquariato e mobili di seconda mano rientra nel 47.79.20.
Partita IVA negozio di mobili: cosa verificare prima di partire
La sequenza corretta è prodotti e servizi reali → ATECO → vendita/progettazione/montaggio/produzione → ComUnica e SUAP → INPS → regime fiscale → eventuale usato. Il punto decisivo è non trasformare un’attività complessa di arredamento in un unico codice commerciale quando esistono servizi autonomi o lavorazioni effettive.
Le altre professioni e attività già analizzate sono raccolte nella sezione Professioni e attività.