Aprire una torrefazione con Partita IVA nel 2026 significa avviare un’attività di lavorazione alimentare diversa sia dal semplice commercio di caffè sia dalla somministrazione tipica di un bar. Per la torrefazione e la lavorazione del caffè il riferimento ATECO 2025 è 10.83.02 – Lavorazione di caffè.
Il codice comprende non soltanto la tostatura dei chicchi, ma anche decaffeinazione, produzione di caffè macinato, solubile, estratti e concentrati, surrogati, bustine, cialde e capsule. Prima di aprire bisogna però coordinare attività effettiva, struttura dell’impresa, sicurezza alimentare, previdenza, eventuale vendita e regime fiscale.
Qual è il codice ATECO della torrefazione nel 2026?
Le note ufficiali ISTAT ATECO 2025 assegnano alla lavorazione del caffè il codice 10.83.02.
Rientrano nel codice la decaffeinazione e torrefazione del caffè, la produzione di caffè macinato, caffè solubile, estratti e concentrati, surrogati del caffè e produzione di caffè in bustine, cialde o capsule.
Torrefattore e torrefazione usano lo stesso codice?
Il termine torrefattore descrive il mestiere, mentre il codice deve rappresentare l’attività economica esercitata. Se il torrefattore gestisce autonomamente un laboratorio che tosta e lavora caffè, il 10.83.02 è normalmente il codice principale da verificare.
Se invece lavora come dipendente di un’impresa non apre una propria Partita IVA solo perché svolge materialmente la tostatura.
Il tè usa lo stesso ATECO del caffè?
No. ATECO 2025 separa la lavorazione del tè e degli altri preparati per infusi con il codice 10.83.01. Il 10.83.02 è specifico per il caffè.
Se un’impresa produce stabilmente sia caffè torrefatto sia tè, infusi o miscele appartenenti all’altra sottocategoria, bisogna valutare attività prevalente ed eventuale codice secondario.
Produrre cialde e capsule rientra nel 10.83.02?
Sì, le note ISTAT includono espressamente la produzione di caffè in bustine, cialde e capsule. Il codice resta quindi coerente quando l’impresa parte dal caffè e realizza questi formati come prodotto finito.
Se l’attività consiste invece soltanto nel confezionamento per conto terzi o in lavorazioni diverse dalla produzione del caffè, l’inquadramento deve essere verificato separatamente.
Vendere il proprio caffè richiede un altro codice?
La vendita dei prodotti realizzati dalla propria torrefazione può accompagnare l’attività produttiva. Se però il negozio vende stabilmente anche caffè, bevande, accessori o altri prodotti acquistati da terzi, può esistere una distinta attività commerciale da classificare correttamente.
La distinzione è importante perché produzione e commercio non sono la stessa attività anche quando vengono svolte nello stesso locale.
Vendere online il caffè cambia l’ATECO di produzione?
Vendere online il caffè prodotto dalla propria torrefazione non cancella la natura manifatturiera dell’attività. Se l’e-commerce diventa anche rivendita strutturata di prodotti di terzi, bisogna verificare attività prevalente e codici aggiuntivi.
Restano inoltre gli obblighi relativi a informazioni al consumatore, etichettatura, tracciabilità, confezionamento e gestione degli alimenti.
Torrefazione e bar sono la stessa attività?
No. La torrefazione produce o lavora il caffè; il bar somministra bevande e alimenti al pubblico. Se il locale abbina laboratorio e caffetteria, bisogna trattare correttamente entrambe le attività.
Per la parte di somministrazione consulta la guida sulla Partita IVA del bar. Non è corretto utilizzare automaticamente il codice della torrefazione per descrivere una normale caffetteria.
Come si apre la Partita IVA per una torrefazione?
Una ditta individuale deve coordinare Partita IVA, Registro delle Imprese, eventuale qualifica artigiana, INPS e adempimenti amministrativi collegati al laboratorio alimentare.
Il percorso generale è spiegato nella guida su ComUnica e apertura della ditta individuale.
La torrefazione è sempre un’impresa artigiana?
No. Un piccolo laboratorio in cui il titolare svolge personalmente e professionalmente la lavorazione può avere un inquadramento artigiano, ma la qualifica dipende dalla struttura reale dell’impresa e dai requisiti previsti, non dal solo codice ATECO.
Una struttura industriale organizzata diversamente può non essere impresa artigiana. La distinzione generale è approfondita nella guida sulla Partita IVA dell’artigiano.
Serve l’HACCP in una torrefazione?
Sì. La torrefazione opera nel settore alimentare e deve organizzare l’autocontrollo igienico-sanitario. Il Ministero della Salute chiarisce che l’autocontrollo è obbligatorio per gli operatori della filiera alimentare e che il sistema HACCP costituisce lo strumento ordinario per gestire i pericoli nelle attività post-primarie.
Il piano deve essere costruito sulla lavorazione effettiva: ricevimento del caffè verde, stoccaggio, tostatura, raffreddamento, macinazione, confezionamento, pulizia degli impianti e gestione dei prodotti finiti.
Serve una notifica sanitaria?
L’attività alimentare deve essere registrata secondo le procedure applicabili e va verificato il procedimento sanitario richiesto dal territorio competente. In pratica, l’avvio viene coordinato con il SUAP e con l’autorità sanitaria secondo il modello concreto del laboratorio.
Non bisogna confondere la registrazione dell’attività alimentare con l’apertura della Partita IVA: sono adempimenti distinti.
Serve una SCIA al SUAP?
Per aprire il laboratorio e l’eventuale punto vendita bisogna verificare le pratiche richieste dal SUAP competente. Locali, vendita, eventuale somministrazione e caratteristiche dell’impianto possono far cambiare il procedimento.
Non esiste quindi una singola SCIA nazionale identica per ogni torrefazione.
Le emissioni della tostatura vanno controllate?
Sì, il tema ambientale va verificato prima di installare e utilizzare l’impianto di tostatura. Potenza, tecnologia, aspirazione, abbattimento, quantità lavorate e disciplina territoriale possono determinare gli adempimenti ambientali applicabili.
Non è corretto dare per scontato che ogni piccola macchina richieda la stessa autorizzazione né che nessuna torrefazione abbia obblighi: la verifica va fatta sul progetto reale dell’impianto e con gli enti competenti.
Quanto paga INPS una torrefazione artigiana nel 2026?
Quando il titolare è correttamente iscritto alla Gestione Artigiani, la circolare INPS n. 14/2026 indica un minimale di reddito di 18.808 euro e un contributo minimo annuo ordinario di circa 4.521,36 euro.
L’aliquota ordinaria degli artigiani è del 24% fino alla prima fascia pensionabile e aumenta di un punto sulla quota eccedente, entro il massimale applicabile.
La torrefazione forfettaria può chiedere la riduzione INPS del 35%?
Se il titolare applica il regime forfettario, è iscritto alla Gestione Artigiani e possiede i requisiti previsti, può valutare il regime contributivo agevolato.
Modalità ed effetti sono spiegati nella guida sulla riduzione INPS del 35%.
Una torrefazione può usare il regime forfettario?
Sì, una ditta individuale può utilizzare il regime forfettario quando rispetta i requisiti generali e non ricade in una causa di esclusione. Il regime va però confrontato con i costi reali di una torrefazione, che possono essere rilevanti.
Le condizioni generali sono riepilogate nella guida sui requisiti del regime forfettario.
Qual è il coefficiente di redditività della torrefazione?
Per la lavorazione del caffè della divisione 10 il coefficiente di redditività del regime forfettario è 40% nel quadro transitorio vigente.
ATECO 2025 non ha introdotto automaticamente nuovi coefficienti: si continua a utilizzare il coefficiente collegato alla corrispondente attività della precedente classificazione fino all’adozione dei nuovi parametri. Il meccanismo è approfondito nella guida sul coefficiente di redditività.
Il forfettario conviene sempre a una torrefazione?
No. Il coefficiente del 40% presume una quota di costi significativa, ma la convenienza dipende dai costi effettivi per caffè verde, energia, tostatrice, manutenzione, affitto, confezioni, logistica, personale e investimenti.
Se i costi reali e l’IVA sugli acquisti sono elevati, il regime ordinario merita un confronto prima di scegliere.
Serve l’INAIL?
La posizione INAIL va verificata in relazione alle lavorazioni, alle macchine, alle persone assicurabili e alla struttura dell’impresa. Tostatrici, macinacaffè industriali, confezionatrici, movimentazione dei sacchi e calore rendono la verifica particolarmente importante.
Quanto costa aprire una torrefazione?
I costi possono comprendere tostatrice, sistema di aspirazione e abbattimento, impianto elettrico o gas, macinazione, confezionamento, bilance, deposito, materie prime, imballaggi, analisi, pratiche amministrative, assicurazioni e gestione fiscale.
Per il quadro generale consulta la guida sui costi della ditta individuale.
Errori da evitare
- usare il codice del bar per una vera attività di torrefazione;
- confondere lavorazione di caffè 10.83.02 e lavorazione di tè 10.83.01;
- considerare automaticamente artigiana qualsiasi impresa con ATECO 10.83.02;
- trascurare HACCP e registrazione sanitaria;
- vendere stabilmente prodotti di terzi senza verificare l’attività commerciale;
- ignorare la verifica ambientale dell’impianto di tostatura;
- applicare alla torrefazione un coefficiente diverso dal 40% senza verificare la mappatura transitoria;
- scegliere il forfettario senza confrontare il costo reale di materie prime ed energia.
Checklist prima di aprire
- verificare che 10.83.02 descriva l’attività prevalente;
- definire produzione, vendita e eventuale somministrazione;
- verificare struttura artigiana o diversa organizzazione d’impresa;
- aprire Partita IVA e posizione camerale;
- impostare HACCP e procedura sanitaria;
- controllare SUAP e locali;
- verificare emissioni e adempimenti ambientali dell’impianto;
- attivare INPS e verificare INAIL;
- confrontare forfettario 40% e ordinario;
- organizzare etichettatura, tracciabilità e vendita.
Domande frequenti
Qual è l’ATECO della torrefazione?
ATECO 2025 10.83.02 – Lavorazione di caffè.
Il codice comprende cialde e capsule?
Sì, le note ISTAT includono espressamente caffè in bustine, cialde e capsule.
Torrefazione e bar hanno lo stesso codice?
No. Produzione/lavorazione e somministrazione sono attività diverse.
Qual è il coefficiente forfettario?
40% per la lavorazione alimentare della divisione 10 nel quadro transitorio vigente.
Partita IVA torrefazione nel 2026: cosa controllare
La sequenza corretta è attività effettiva → ATECO 10.83.02 → struttura d’impresa → sicurezza alimentare e locali → eventuale vendita/somministrazione → previdenza → regime fiscale.
Le altre guide dedicate ai mestieri e alle attività autonome sono raccolte nella sezione Professioni e attività.