Vendere prodotti in print on demand in modo abituale richiede normalmente una Partita IVA, anche se non hai magazzino e il fornitore stampa solo dopo l’ordine. Nel 2026 il punto più importante è anche un altro: con ATECO 2025 non esiste più un codice da scegliere soltanto perché la vendita avviene online. La classificazione del commercio al dettaglio dipende soprattutto dal tipo di prodotto venduto.
Questo rende obsolete molte guide che continuano a indicare automaticamente un vecchio codice “e-commerce” per qualsiasi negozio online. Nel print on demand bisogna invece capire chi vende al cliente, quali prodotti vengono ceduti e quale ruolo svolge la piattaforma.
Quando il print on demand richiede Partita IVA
Se apri uno shop, pubblichi stabilmente prodotti, promuovi le vendite e organizzi l’attività con finalità economica, la mancanza di scorte non rende l’attività occasionale. Printful stessa, nelle informazioni dedicate all’Italia, ricorda che per aprire un negozio online occorre rispettare gli obblighi fiscali e legali italiani.
Non esiste una soglia generale di 5.000 euro che consenta di gestire stabilmente un negozio senza Partita IVA. Quel numero viene spesso confuso con soglie previdenziali previste per altre fattispecie. Nel commercio conta l’abitualità e l’organizzazione dell’attività.
ATECO 2025: il canale online non decide più il codice
Le note metodologiche ufficiali ISTAT di ATECO 2025 chiariscono che il commercio al dettaglio è classificato in base ai prodotti venduti e non in base al canale di vendita. Un’attività online di t-shirt, poster o accessori deve quindi essere inquadrata guardando alla merce effettivamente commercializzata.
Se il venditore acquista o assume la titolarità economica dei beni e li rivende, si applicano le classi del commercio al dettaglio coerenti con quei prodotti. Se invece il soggetto non assume mai la proprietà dei beni e svolge soltanto intermediazione, la classificazione può ricadere nelle attività di intermediazione del commercio. Prima di aprire conviene quindi descrivere esattamente il flusso contrattuale.
Shop proprio con Printful e marketplace come Redbubble: cambia il rapporto con il cliente
Con uno shop proprio collegato a Printful, normalmente sei tu a costruire il rapporto commerciale con il cliente mentre Printful produce e spedisce il prodotto per tuo conto. Il fatto che la produzione sia esternalizzata non trasforma automaticamente il tuo ruolo in quello di semplice creativo.
Su marketplace come Redbubble, invece, bisogna leggere i termini della piattaforma per capire chi vende il prodotto al cliente, come viene qualificato il compenso e quale documentazione viene emessa. Due modelli entrambi chiamati “print on demand” possono quindi avere effetti fiscali diversi.
Regime forfettario: ricavi lordi e costi di stampa
Un’attività commerciale di print on demand può usare il regime forfettario se la persona fisica possiede tutti i requisiti. Per il commercio il coefficiente di redditività è normalmente 40%, ma l’inquadramento va verificato sul codice effettivamente scelto in base ai prodotti venduti.
I costi di stampa, spedizione, commissioni e advertising non si deducono analiticamente nel forfettario. Per questo non bisogna confondere il payout netto ricevuto con il ricavo fiscalmente rilevante. Il limite generale resta quello degli 85.000 euro di ricavi.
Registro Imprese, SUAP e INPS
Se il modello è una vera attività commerciale, l’apertura della sola Partita IVA non esaurisce gli adempimenti. Normalmente occorre valutare l’iscrizione al Registro Imprese, la Comunicazione Unica, la SCIA per commercio elettronico quando richiesta e la Gestione Commercianti INPS.
La produzione affidata a Printful non elimina questi obblighi quando sei tu il commerciante. Per l’inquadramento generale puoi consultare Partita IVA per negozio online e INPS e Partita IVA.
IVA e fornitori esteri
Printful può fatturare produzione e servizi da entità estere e il luogo in cui il prodotto viene realizzato o spedito può cambiare da ordine a ordine. Anche un forfettario deve quindi verificare gli obblighi IVA sugli acquisti da fornitori esteri, oltre alle regole sulle vendite verso clienti UE ed extra-UE.
Il regime forfettario semplifica l’IVA sulle proprie operazioni interne, ma non cancella reverse charge, eventuali integrazioni o gli obblighi collegati agli acquisti transfrontalieri. Per approfondire: fatture estere nel forfettario.
Esempio: t-shirt venduta a 30 euro
Un creator vende una t-shirt a 30 euro sul proprio sito. Printful trattiene 17 euro tra prodotto, stampa e spedizione e il sistema di pagamento trattiene un’ulteriore commissione. Nel forfettario non è corretto assumere automaticamente che il ricavo sia soltanto ciò che rimane sul conto: il ricavo della vendita va ricostruito in base al rapporto con il cliente, mentre i costi sono assorbiti dal coefficiente.
Checklist per iniziare nel 2026
- stabilisci chi è il venditore contrattuale verso il cliente;
- individua i prodotti realmente commercializzati;
- non scegliere l’ATECO solo perché vendi online;
- verifica Registro Imprese, SCIA e Gestione Commercianti;
- controlla i requisiti del forfettario;
- ricostruisci ricavi lordi, costi di produzione e payout;
- verifica IVA e documenti dei fornitori esteri.
Il riferimento per la classificazione è la documentazione ufficiale ATECO 2025 di ISTAT.
Domande frequenti
Printful richiede Partita IVA?
Per un negozio organizzato e abituale in Italia, la Partita IVA è normalmente necessaria anche se Printful produce soltanto dopo l’ordine.
Qual è il codice ATECO del print on demand?
Non esiste un unico codice “print on demand”: con ATECO 2025 il commercio va classificato soprattutto in base ai prodotti venduti e al ruolo effettivo dell’operatore.
Posso essere forfettario?
Sì, se rispetti i requisiti del regime e l’attività è esercitata come persona fisica.
Nel forfettario dichiaro solo il profitto dopo Printful?
No. I costi non vengono sottratti analiticamente: bisogna determinare correttamente il ricavo e applicare il coefficiente previsto.