Il regime forfettario per un commerciante può ridurre la complessità fiscale, ma non elimina i contributi INPS Commercianti. L’imposta sostitutiva è normalmente del 15% e può scendere al 5% quando ricorrono i requisiti per una nuova attività; il reddito imponibile viene determinato applicando ai ricavi il coefficiente di redditività previsto per l’attività commerciale effettivamente svolta.
La parte più importante da capire è che non tutti i commercianti hanno coefficiente del 40%. Il commercio al dettaglio e all’ingrosso rientra spesso nel 40%, ma il commercio ambulante non alimentare utilizza il 54% e gli intermediari del commercio il 62%. Sul fronte previdenziale, nel 2026 la Gestione Commercianti applica l’aliquota ordinaria del 24,48%, con minimale di reddito pari a 18.808 euro e contributo minimo annuo ordinario di 4.611,64 euro.
Regime forfettario commerciante: risposta rapida
- limite generale del forfettario: 85.000 euro di ricavi dell’anno precedente, salvo gli altri requisiti;
- imposta sostitutiva: 15%, oppure 5% per le nuove attività che rispettano le condizioni previste;
- coefficiente di redditività: dipende dal tipo di attività commerciale;
- commercio all’ingrosso e al dettaglio: normalmente 40%;
- ambulante non alimentare: 54%;
- intermediari del commercio: 62%;
- INPS Commercianti 2026: aliquota ordinaria 24,48%;
- minimale di reddito 2026: 18.808 euro;
- contributo minimo ordinario 2026: 4.611,64 euro;
- riduzione contributiva: 35% su domanda per chi aderisce al regime previdenziale agevolato previsto per i forfettari.
Un commerciante può usare il regime forfettario?
Sì. Il commerciante persona fisica può applicare il regime forfettario se rispetta tutti i requisiti previsti dalla Legge 190/2014 e non ricade nelle cause di esclusione.
Essere iscritto al Registro Imprese o alla Gestione Commercianti non impedisce quindi l’accesso al regime. Vanno però controllati ricavi, partecipazioni societarie, lavoro dipendente, rapporti con datore o ex datore e le altre condizioni previste.
Per il quadro completo consulta i requisiti del regime forfettario.
Commerciante e coefficiente di redditività: perché non è sempre 40%
Il coefficiente di redditività non dipende dalla parola “commerciante”, ma dal gruppo di attività ATECO a cui appartiene il codice effettivamente utilizzato.
L’Allegato 4 della disciplina forfettaria prevede, tra gli altri:
- 40% per il commercio all’ingrosso e al dettaglio ricompreso nei gruppi previsti;
- 40% per il commercio ambulante di alimentari e bevande;
- 54% per il commercio ambulante di altri prodotti;
- 62% per gli intermediari del commercio;
- coefficienti differenti per attività che non sono commercio puro, anche se esercitate da una ditta individuale iscritta alla Gestione Commercianti.
Nel 2026, in attesa dei nuovi coefficienti costruiti direttamente sulla classificazione ATECO 2025, si applicano ancora i coefficienti dell’Allegato 4 tramite il raccordo con la classificazione precedente, come previsto dal D.Lgs. 81/2025.
Esempio con coefficiente del 40%
Supponiamo un commerciante al dettaglio in regime forfettario con 50.000 euro di ricavi:
- ricavi: 50.000 euro;
- coefficiente di redditività: 40%;
- reddito forfettario lordo: 20.000 euro;
- da questo reddito si coordinano i contributi previdenziali obbligatori;
- sul reddito fiscale residuo si applica l’imposta sostitutiva del 15% o del 5% se spettante.
Il vantaggio del coefficiente al 40% è che il sistema presume fiscalmente costi pari al 60% dei ricavi. Questo non significa però che i costi effettivi dell’attività siano davvero pari al 60%.
Esempio di ambulante non alimentare con coefficiente 54%
Con 50.000 euro di ricavi e coefficiente del 54%, il reddito forfettario lordo sale a 27.000 euro.
Lo stesso fatturato può quindi produrre una base imponibile molto diversa a seconda della classificazione dell’attività. È per questo che il coefficiente va verificato prima di simulare tasse e netto.
Esempio di intermediario del commercio con coefficiente 62%
Un intermediario con 50.000 euro di ricavi e coefficiente del 62% determina un reddito forfettario lordo di 31.000 euro.
Un agente o procacciatore non deve quindi utilizzare automaticamente il coefficiente tipico del negozio al dettaglio. Il codice ATECO e il gruppo fiscale di appartenenza restano decisivi.
Come si calcola l’imposta del commerciante forfettario?
Il calcolo segue questa sequenza:
- si sommano i ricavi incassati;
- si applica il coefficiente di redditività corretto;
- si ottiene il reddito forfettario lordo;
- si deducono i contributi previdenziali obbligatori versati secondo le regole fiscali;
- sul reddito residuo si applica l’imposta sostitutiva del 15% o del 5%.
L’imposta non viene quindi calcolata direttamente sul fatturato.
Quando il commerciante può pagare il 5%?
L’aliquota del 5% è riservata alle nuove attività che rispettano le condizioni previste dalla legge. Non basta aprire una nuova Partita IVA o iscriversi per la prima volta alla Camera di Commercio.
Se l’attività costituisce mera prosecuzione di un’attività precedente o non sono rispettati gli altri requisiti previsti, si applica normalmente il 15%.
INPS Commercianti 2026: aliquota e minimale
Nel 2026 l’INPS applica agli esercenti attività commerciali un’aliquota ordinaria complessiva del 24,48%. La percentuale comprende il 24% di contribuzione pensionistica e lo 0,48% aggiuntivo destinato all’indennizzo per la cessazione definitiva dell’attività commerciale.
È inoltre dovuto il contributo maternità. Il reddito minimale 2026 è pari a 18.808 euro.
La fonte ufficiale è la circolare INPS sui contributi Artigiani e Commercianti 2026.
Quanto paga di contributi minimi un commerciante nel 2026?
Per un’attività commerciale esercitata per l’intero anno, il contributo minimo ordinario è pari a 4.611,64 euro.
La quota minima viene calcolata sul minimale di reddito e resta dovuta anche se il reddito effettivo o forfettario è inferiore, salvo specifiche agevolazioni o situazioni particolari.
I contributi si pagano anche con reddito basso?
Sì. La Gestione Commercianti prevede contribuzione sul minimale. Questo significa che una ditta con reddito basso o addirittura con un anno economicamente debole non ha automaticamente contributi pari a zero.
È una differenza fondamentale rispetto alla Gestione Separata dei professionisti.
Cosa succede sopra il minimale?
Quando il reddito supera 18.808 euro, oltre ai contributi fissi diventano dovuti contributi percentuali sulla parte eccedente.
Nel 2026 l’aliquota ordinaria del commerciante è del 24,48% fino alla prima fascia prevista e sale al 25,48% sulla quota che supera la prima fascia di retribuzione pensionabile, nel rispetto dei massimali applicabili.
Per il quadro completo consulta la guida APIVA sui contributi INPS Artigiani e Commercianti.
Riduzione INPS del 35% per il commerciante forfettario
I commercianti in regime forfettario possono, quando ne ricorrono i requisiti, aderire al regime previdenziale agevolato previsto dalla Legge 190/2014.
La contribuzione dovuta viene ridotta del 35%. La norma riguarda il reddito forfettario utilizzato come base previdenziale ed è distinta dalle altre riduzioni contributive previste per particolari categorie.
La base normativa è contenuta nei commi 76 e 77 della Legge 190/2014.
La riduzione del 35% è automatica?
No. Il regime previdenziale agevolato è facoltativo e richiede una specifica adesione secondo le procedure INPS.
Prima di richiederlo conviene anche valutare gli effetti sull’accredito contributivo e sulla futura pensione. APIVA approfondisce il tema nella guida alla riduzione INPS del 35%.
Riduzione 35% e sconto 50% dei nuovi iscritti 2025
Le due agevolazioni non sono la stessa cosa. Lo sconto del 50% è stato introdotto per chi si è iscritto per la prima volta alle Gestioni Artigiani o Commercianti nel 2025 e dura 36 mesi secondo le condizioni previste.
Chi apre nel 2026 non acquisisce automaticamente questa agevolazione. Inoltre, l’INPS ha chiarito che il beneficio 2025 è incompatibile con il regime previdenziale agevolato forfettario del 35% per lo stesso periodo.
Forfettario e IVA del commerciante
Il commerciante in regime forfettario normalmente non addebita IVA sulle operazioni interne soggette al regime e non detrae l’IVA sugli acquisti.
Questo è particolarmente importante nel commercio, perché merce, attrezzature, arredi, software e servizi possono generare molta IVA passiva. L’IVA indetraibile diventa un costo economico da considerare nel confronto con il regime ordinario.
Il costo della merce si deduce nel forfettario?
No, non analiticamente. Il costo dei prodotti acquistati per la rivendita non viene sottratto singolarmente dai ricavi ai fini del reddito forfettario.
Il sistema presume i costi attraverso il coefficiente. Per esempio, con coefficiente del 40% presume implicitamente una quota di costi del 60%, indipendentemente dal margine reale del singolo commerciante.
Quando il forfettario può essere poco conveniente per un commerciante?
Può risultare meno conveniente quando il margine reale è molto basso, i costi di acquisto della merce sono elevati o l’IVA sugli acquisti pesa molto.
Un negozio con margine ridotto, affitto elevato, personale e forti investimenti può ottenere un risultato molto diverso da un’attività commerciale con margini alti e costi contenuti.
Negozio fisico e regime forfettario
Un negozio fisico può applicare il forfettario se il titolare è una persona fisica e sono rispettati tutti i requisiti del regime.
Restano però gli adempimenti dell’attività commerciale: Registro Imprese, eventuale SCIA, requisiti del locale, registratore telematico o documentazione dei corrispettivi quando prevista e Gestione Commercianti INPS.
E-commerce e commerciante forfettario
Anche un e-commerce individuale può applicare il regime forfettario quando ne possiede i requisiti. La vendita online non trasforma automaticamente il reddito in attività professionale.
Per il commercio elettronico di beni restano rilevanti l’inquadramento d’impresa, la Gestione Commercianti e gli adempimenti amministrativi collegati. Consulta la guida APIVA sulla Partita IVA e-commerce.
Commerciante ambulante e forfettario
Il commercio ambulante merita attenzione perché il coefficiente cambia in base ai prodotti venduti. Il commercio ambulante di alimentari e bevande utilizza il 40%, mentre il commercio ambulante di altri prodotti utilizza il 54%.
La differenza incide direttamente sul reddito imponibile e quindi sull’imposta sostitutiva.
Intermediario del commercio e coefficiente 62%
Gli intermediari del commercio rientrano in un gruppo distinto con coefficiente del 62%.
Agenti, rappresentanti e altre figure di intermediazione non devono quindi copiare il 40% tipico del commercio al dettaglio. Anche la previdenza può includere ulteriori obblighi, come Enasarco, quando la figura professionale lo richiede.
Commerciante con più attività
Una ditta può avere più codici ATECO. Se le attività rientrano in gruppi con coefficienti differenti, nel forfettario il reddito va determinato applicando il coefficiente corretto a ciascuna componente.
Non è corretto applicare a tutti i ricavi il coefficiente dell’attività principale quando una seconda attività autonoma appartiene a un gruppo fiscale diverso.
Fattura e corrispettivi nel forfettario
Il commerciante deve documentare le operazioni secondo le regole applicabili alla propria attività. In alcuni casi emette fattura, in altri certifica i corrispettivi secondo la disciplina vigente.
Quando viene emessa fattura elettronica, il documento deve essere coerente con il regime forfettario e con l’operazione effettuata.
Come si dichiarano i redditi?
Il reddito del commerciante forfettario viene dichiarato nel quadro LM del modello Redditi Persone Fisiche.
La dichiarazione coordina imposta sostitutiva e contribuzione previdenziale sul reddito eccedente il minimale. Per la parte previdenziale può assumere rilievo anche il quadro RR.
Forfettario commerciante: esempio pratico di convenienza
Un commerciante al dettaglio con coefficiente del 40%, margine commerciale elevato e costi reali contenuti può trovare il forfettario molto favorevole. Un altro commerciante con lo stesso fatturato ma margine molto basso, acquisti onerosi e forte IVA passiva può avere una convenienza inferiore.
Il confronto deve quindi considerare almeno coefficiente, margine reale, INPS, IVA sugli acquisti e costi fissi.
Checklist prima di scegliere il forfettario
- verifica il codice ATECO effettivo;
- individua il coefficiente corretto;
- controlla tutti i requisiti del regime;
- stima il margine reale dell’attività;
- calcola il contributo minimo INPS Commercianti;
- stima l’eventuale quota contributiva sopra il minimale;
- valuta la riduzione del 35%;
- considera l’IVA non detraibile sugli acquisti;
- valuta eventuali attività secondarie con coefficienti diversi;
- confronta il risultato con il regime ordinario.
Errori frequenti del commerciante forfettario
- pensare che ogni commerciante abbia coefficiente 40%;
- confondere commercio al dettaglio, ambulante e intermediazione;
- calcolare l’imposta direttamente sul fatturato;
- ignorare i contributi minimi INPS;
- pensare che con reddito basso i contributi siano zero;
- considerare automatica la riduzione del 35%;
- confondere riduzione 35% e sconto 50% dei nuovi iscritti 2025;
- dedurre analiticamente il costo della merce;
- ignorare l’IVA indetraibile sugli acquisti;
- usare lo stesso coefficiente per attività differenti.
Domande frequenti sul regime forfettario del commerciante
Quanto paga di INPS un commerciante nel 2026?
Il contributo minimo ordinario annuo è 4.611,64 euro su un minimale di reddito pari a 18.808 euro, oltre alla contribuzione eventualmente dovuta sul reddito eccedente.
Qual è il coefficiente di redditività?
Dipende dall’attività: 40% per molti commercianti al dettaglio e all’ingrosso, 54% per ambulanti non alimentari e 62% per intermediari del commercio.
La riduzione INPS del 35% è automatica?
No. È un regime previdenziale agevolato facoltativo e richiede adesione secondo le procedure INPS.
Il commerciante forfettario detrae l’IVA sugli acquisti?
No, normalmente l’IVA sugli acquisti non viene detratta nel regime forfettario.
Può pagare il 5%?
Sì, se l’attività rispetta tutte le condizioni previste per le nuove attività agevolate.
Il forfettario conviene sempre?
No. Dipende soprattutto da coefficiente, margine reale, costi di acquisto, IVA, contributi e struttura dell’attività.