Il farmacista libero professionista può applicare il regime forfettario se esercita realmente in autonomia e rispetta tutti i requisiti previsti dalla legge. Per le attività professionali comunemente utilizzate dal farmacista freelance il coefficiente di redditività è normalmente del 78%, ma va sempre verificato sul codice ATECO effettivamente adottato.
Sul piano previdenziale il punto decisivo è l’ENPAF: l’iscrizione all’Albo comporta l’iscrizione automatica all’Ente e, quando il farmacista esercita attività professionale autonoma con Partita IVA senza altra contribuzione obbligatoria sostitutiva, la regola ordinaria è la quota intera. Nel 2026 il totale è pari a 5.430 euro.
Regime forfettario farmacista: risposta rapida
- ATECO 2025: non esiste un codice unico del farmacista freelance; i riferimenti ricorrenti sono 74.99.99 e 86.99.09, in base alla prestazione effettiva;
- coefficiente di redditività: normalmente 78% per i codici professionali sopra indicati;
- limite generale: 85.000 euro di compensi dell’anno precedente;
- imposta sostitutiva: 15%, oppure 5% quando spettante;
- previdenza: ENPAF;
- quota intera ENPAF 2026: 5.430 euro complessivi;
- composizione quota: 5.388 euro previdenza + 31 euro assistenza + 11 euro maternità;
- scadenze 2026: 31 marzo, 30 aprile e 30 settembre;
- riduzioni: possibili soltanto quando ricorrono i requisiti regolamentari; non sono liberamente selezionabili dal freelance.
Quando un farmacista può usare il regime forfettario?
Il regime può essere applicato dal farmacista persona fisica che esercita attività autonoma e rispetta i requisiti previsti dalla Legge 190/2014.
Nel 2026 il limite generale dei compensi dell’anno precedente resta pari a 85.000 euro. Devono inoltre essere verificate le altre cause di esclusione, comprese partecipazioni societarie, redditi da lavoro dipendente, rapporti prevalenti con datore o ex datore e le ulteriori condizioni previste dalla normativa.
Il caso del farmacista richiede particolare attenzione quando il passaggio alla Partita IVA avviene dopo un rapporto di lavoro dipendente nella stessa farmacia o con lo stesso soggetto. In queste situazioni bisogna verificare sia la reale autonomia del rapporto sia le cause ostative del forfettario.
Per il quadro generale consulta la guida APIVA sui requisiti del regime forfettario.
ATECO 2025 e coefficiente di redditività 78%
Per il farmacista freelance non esiste un codice ATECO denominato espressamente “farmacista libero professionista”. La prassi ENPAF aggiornata considera soprattutto:
- 74.99.99 – Tutte le altre attività varie professionali, scientifiche e tecniche n.c.a.;
- 86.99.09 – Altre attività varie per la salute umana n.c.a.
La scelta deve descrivere l’attività realmente svolta. Consulenza tecnico-scientifica, formazione, supporto a imprese e prestazioni con componente sanitaria non sono automaticamente la stessa attività.
Per questi codici professionali il coefficiente del forfettario è normalmente del 78%. La pagina dell’Ordine dei Farmacisti di Bologna sull’attività professionale con Partita IVA riepiloga i codici ATECO 2025 riconosciuti in via presuntiva dall’ENPAF.
Per ATECO, Albo e differenza tra attività professionale e apertura di farmacia o parafarmacia consulta anche la guida APIVA sulla Partita IVA del farmacista.
Come si calcolano tasse e reddito forfettario?
Con coefficiente del 78%, il reddito forfettario lordo si ottiene applicando il 78% ai compensi incassati. Il restante 22% rappresenta la quota di costi riconosciuta forfettariamente.
Dal reddito così determinato vengono dedotti i contributi previdenziali obbligatori fiscalmente deducibili secondo le regole applicabili. Sulla base residua si calcola poi l’imposta sostitutiva del 15% o del 5%.
Per questo non è corretto sommare semplicemente “15% di tasse + 5.430 euro ENPAF”: l’effetto fiscale dei contributi deve essere coordinato con la base imponibile del forfettario.
Esempio con 30.000 euro di compensi
Con 30.000 euro di compensi e coefficiente del 78%, il reddito forfettario lordo è pari a 23.400 euro. Da questa base vanno poi considerati i contributi previdenziali deducibili prima di applicare l’imposta sostitutiva.
Esempio con 50.000 euro di compensi
Con 50.000 euro di compensi il reddito forfettario lordo è pari a 39.000 euro. Il peso della quota ENPAF resta molto diverso da quello di una contribuzione percentuale sul reddito, perché l’ENPAF utilizza un sistema di quote annuali.
ENPAF 2026: quota intera di 5.430 euro
La quota intera ENPAF 2026 è pari a 5.430 euro complessivi:
- 5.388 euro di previdenza;
- 31 euro di assistenza;
- 11 euro di maternità.
L’attività professionale autonoma con Partita IVA comporta normalmente la quota intera quando non esiste un’altra contribuzione previdenziale obbligatoria sostitutiva relativa alla stessa attività.
Questo rende l’ENPAF particolarmente rilevante nei primi anni: la quota non si riduce automaticamente quando il fatturato è basso. Un professionista che incassa 15.000 o 20.000 euro deve quindi considerare il peso della contribuzione fissa prima di stimare il netto disponibile.
La tabella 2026 pubblicata dall’Ordine dei Farmacisti di Treviso riporta anche contribuzione doppia e tripla volontaria, rispettivamente pari a 10.818 e 16.206 euro complessivi. La pagina aggiornata è disponibile nella sezione ENPAF dell’Ordine di Treviso.
Quote ENPAF ridotte: quando spettano davvero?
Nel 2026 esistono anche quote ridotte: 3.634 euro con riduzione del 33,33%, 2.736 euro con riduzione del 50% e 850 euro con riduzione dell’85%, oltre ai contributi di solidarietà previsti in specifiche situazioni.
Questi importi non significano che il farmacista freelance possa scegliere liberamente la quota più conveniente. Le riduzioni dipendono dai requisiti previsti dal Regolamento ENPAF.
In particolare, la prassi richiamata dagli Ordini professionali precisa che l’attività professionale autonoma con Partita IVA comporta normalmente la quota intera. Una riduzione può essere valutata, per esempio, quando il professionista svolge contemporaneamente lavoro dipendente con altra copertura obbligatoria e ricorrono le condizioni temporali previste.
L’Ordine dei Farmacisti di Bologna ricorda inoltre che, se l’attività professionale con Partita IVA è svolta per meno di sei mesi e un giorno nello stesso anno in presenza delle condizioni regolamentari, può essere valutata la riduzione massima prevista. La situazione concreta va verificata prima di fare affidamento sulla riduzione.
Farmacista dipendente e Partita IVA
Lavoro dipendente e attività autonoma possono coesistere, ma vanno analizzati separatamente i profili fiscali, contrattuali e previdenziali.
Il lavoro dipendente può incidere sui requisiti del forfettario e, in presenza delle condizioni ENPAF, può incidere anche sulla misura della contribuzione. Non significa però che ogni farmacista dipendente con Partita IVA abbia automaticamente diritto a una quota ridotta.
Va inoltre verificato se l’attività autonoma venga svolta prevalentemente verso l’attuale o precedente datore di lavoro, perché può entrare in gioco una specifica causa ostativa del regime forfettario.
Per gli aspetti generali consulta la guida APIVA su Partita IVA e lavoro dipendente.
Imposta sostitutiva 5% o 15%
L’aliquota ordinaria del regime forfettario è pari al 15%. Può essere ridotta al 5% per i primi cinque periodi d’imposta quando ricorrono tutte le condizioni previste per una nuova attività.
Non basta aprire per la prima volta la Partita IVA. Va verificato anche che l’attività non costituisca mera prosecuzione di una precedente attività lavorativa o professionale nei casi previsti dalla disciplina.
Per il farmacista che passa dal lavoro dipendente alla collaborazione autonoma con la stessa farmacia, questa verifica è particolarmente importante. Per approfondire consulta la guida APIVA sul regime forfettario al 5%.
Scadenze ENPAF 2026
Per il 2026 la riscossione ordinaria delle quote ENPAF è ripartita in tre rate con scadenza:
- 31 marzo 2026;
- 30 aprile 2026;
- 30 settembre 2026.
Il pagamento avviene attraverso gli strumenti indicati dall’Ente, tra cui PagoPA e App IO secondo le comunicazioni annuali.
Chi versa soltanto il contributo di solidarietà segue una disciplina differente, con versamento in unica rata secondo le indicazioni ENPAF.
Fattura del farmacista forfettario e IVA
Il farmacista in regime forfettario non addebita normalmente l’IVA sulle operazioni che rientrano nel regime e non subisce la ritenuta d’acconto sui compensi coperti dall’imposta sostitutiva.
Non bisogna però confondere il regime forfettario con l’esenzione IVA sanitaria. Se il farmacista opera in regime ordinario, il trattamento IVA dipende dalla natura concreta della prestazione: consulenza tecnico-scientifica, formazione e altre attività non diventano automaticamente esenti perché svolte da un professionista sanitario.
La fattura elettronica va gestita secondo le regole applicabili alla specifica operazione, oltre all’eventuale imposta di bollo. Per il quadro generale consulta la guida sulla fatturazione elettronica con Partita IVA.
Turni in farmacia e autonomia reale del rapporto
La Partita IVA può essere utilizzata per collaborazioni professionali e copertura di turni, ma il rapporto deve essere realmente autonomo.
La sola emissione della fattura non trasforma un rapporto subordinato in collaborazione professionale. Se il farmacista è inserito stabilmente nell’organizzazione della farmacia, soggetto a direttive, orari imposti e potere gerarchico, il rapporto va valutato per le sue caratteristiche concrete.
La pluralità di farmacie clienti può essere coerente con l’autonomia, ma non è da sola decisiva. Devono essere chiari incarico, compenso, responsabilità e libertà organizzativa.
Costi reali e convenienza del forfettario
Il regime forfettario non consente la deduzione analitica dei costi reali. Commercialista, assicurazione professionale, quota dell’Ordine, ECM, software, strumenti digitali, trasferte e altri costi vengono assorbiti dal coefficiente di redditività.
Per un farmacista freelance con struttura leggera questo può essere favorevole. Il peso della quota ENPAF intera, però, è particolarmente rilevante quando i compensi iniziali sono bassi.
Con 20.000 o 30.000 euro di compensi, una quota previdenziale annuale fissa superiore a 5.000 euro incide proporzionalmente molto più che su un fatturato vicino alla soglia del forfettario. Per questo la convenienza va valutata sul netto effettivo e non soltanto sull’aliquota fiscale nominale.
Vanno inoltre considerati eventuali periodi senza incarichi, trasferte non rimborsate e costi di aggiornamento professionale. Un regime semplice sul piano fiscale può quindi risultare meno vantaggioso se la contribuzione fissa assorbe una quota elevata dei compensi iniziali.
Checklist prima di scegliere il forfettario
- definisci con precisione la prestazione professionale;
- scegli il codice ATECO 2025 coerente;
- verifica il coefficiente di redditività del codice adottato;
- controlla tutti i requisiti del regime forfettario;
- considera la quota ENPAF intera 2026 di 5.430 euro come riferimento ordinario per il freelance;
- non applicare riduzioni ENPAF senza verificarne i requisiti;
- controlla eventuale lavoro dipendente o ex datore;
- verifica se può spettare il 5% fiscale;
- imposta correttamente fatture, bollo e IVA;
- valuta autonomia reale della collaborazione e convenienza economica complessiva.
Domande frequenti sul regime forfettario del farmacista
Qual è il coefficiente di redditività?
Per i codici professionali 74.99.99 e 86.99.09 è normalmente del 78%, da verificare sul codice effettivamente adottato.
Quanto paga ENPAF un farmacista freelance nel 2026?
La quota intera ordinaria è pari a 5.430 euro complessivi.
La quota ENPAF dipende dal fatturato?
La contribuzione ENPAF ordinaria funziona a quote annuali e non come una semplice percentuale del reddito professionale.
Il farmacista con Partita IVA può chiedere sempre una riduzione?
No. Le riduzioni spettano soltanto quando ricorrono i requisiti regolamentari; l’attività professionale autonoma pura comporta normalmente la quota intera.
Il farmacista può applicare il 5% fiscale?
Sì, se rispetta tutte le condizioni previste per una nuova attività.
Il forfettario conviene sempre?
No. La convenienza dipende soprattutto dal fatturato, dalla quota ENPAF, dai costi reali, dall’eventuale lavoro dipendente e dalla struttura concreta della collaborazione.