Il regime forfettario per un libero professionista consente di calcolare il reddito fiscale applicando ai compensi un coefficiente di redditività, invece di dedurre analiticamente i costi. L’imposta sostitutiva è normalmente del 15% e può scendere al 5% quando sono rispettate tutte le condizioni previste per una nuova attività.
Per un professionista il passaggio decisivo è però la previdenza: chi non ha una Cassa professionale obbligatoria rientra normalmente nella Gestione Separata INPS; chi esercita una professione per la quale è prevista una Cassa autonoma deve invece seguire le regole dell’ente di categoria. Nel 2026 la Gestione Separata applica ai professionisti senza altra previdenza obbligatoria l’aliquota complessiva del 26,07%; nei casi previsti per pensionati o soggetti già assicurati presso altra forma obbligatoria si applica il 24%.
Regime forfettario libero professionista: risposta rapida
- accesso: persona fisica che esercita individualmente arte o professione e rispetta i requisiti del regime;
- limite generale: 85.000 euro di ricavi o compensi dell’anno precedente, salvo gli altri requisiti e cause di esclusione;
- imposta sostitutiva: 15%, oppure 5% per le nuove attività che rispettano le condizioni previste;
- coefficiente di redditività: spesso 78% per molte attività professionali, ma va verificato sul codice ATECO;
- professionista senza Cassa: normalmente Gestione Separata INPS;
- Gestione Separata 2026: 26,07% senza altra previdenza obbligatoria, 24% nei casi previsti;
- contributo minimo fisso: non previsto per il professionista in Gestione Separata;
- minimale 2026: 18.808 euro rilevante per l’accredito dell’intero anno, non come contributo fisso;
- professionista con Cassa: contributi secondo il regolamento dell’ente professionale;
- costi reali: non si deducono analiticamente nel forfettario.
Chi può usare il regime forfettario come libero professionista?
Il regime forfettario può essere applicato dalla persona fisica che esercita individualmente un’attività professionale e rispetta le condizioni previste dalla Legge 190/2014.
La professione svolta non attribuisce automaticamente il diritto al regime. Devono essere verificati ricavi o compensi, eventuali redditi da lavoro dipendente, partecipazioni societarie, rapporti con datore o ex datore e le altre cause di esclusione.
Per la verifica completa consulta la guida APIVA sui requisiti del regime forfettario.
Libero professionista e coefficiente di redditività
Nel forfettario il reddito imponibile non coincide con i compensi incassati. Si applica ai compensi il coefficiente di redditività collegato all’attività.
Per molte attività professionali il coefficiente è del 78%, ma non bisogna considerarlo universale. Esistono professioni e attività autonome ricondotte a gruppi con coefficienti differenti, per esempio alcune attività creative o editoriali.
Nel 2026, fino all’approvazione dei nuovi coefficienti costruiti direttamente sulla classificazione ATECO 2025, continuano ad applicarsi quelli della disciplina precedente tramite il raccordo previsto dal D.Lgs. 81/2025.
Come si calcola il reddito nel forfettario?
Il procedimento base è:
- si sommano i compensi fiscalmente rilevanti;
- si applica il coefficiente di redditività corretto;
- si ottiene il reddito forfettario lordo;
- si deducono i contributi previdenziali obbligatori ammessi;
- si applica l’imposta sostitutiva del 15% o del 5% se spettante.
Il coefficiente sostituisce la deduzione analitica delle spese professionali.
Esempio con 20.000 euro e coefficiente 78%
Con 20.000 euro di compensi:
- reddito forfettario lordo: 15.600 euro;
- contributi Gestione Separata al 26,07%: circa 4.067 euro;
- base fiscale dopo i contributi: circa 11.533 euro;
- imposta sostitutiva al 15%: circa 1.730 euro;
- imposta al 5%, se spettante: circa 577 euro.
L’esempio ipotizza un professionista senza Cassa con coefficiente del 78% e non considera acconti, altri redditi o situazioni personali.
Esempio con 30.000 euro e coefficiente 78%
Con 30.000 euro di compensi:
- reddito forfettario lordo: 23.400 euro;
- contributi Gestione Separata al 26,07%: circa 6.100 euro;
- base fiscale dopo i contributi: circa 17.300 euro;
- imposta sostitutiva al 15%: circa 2.595 euro;
- imposta al 5%, se spettante: circa 865 euro.
Esempio con 50.000 euro e coefficiente 78%
Con 50.000 euro di compensi:
- reddito forfettario lordo: 39.000 euro;
- contributi Gestione Separata al 26,07%: circa 10.167 euro;
- base fiscale dopo i contributi: circa 28.833 euro;
- imposta sostitutiva al 15%: circa 4.325 euro;
- imposta al 5%, se spettante: circa 1.442 euro.
Se il coefficiente ATECO è diverso dal 78%, anche questi calcoli cambiano.
Imposta sostitutiva del 15%
L’aliquota ordinaria del regime forfettario è pari al 15%. Viene applicata dopo aver determinato il reddito tramite coefficiente e dopo aver dedotto i contributi previdenziali obbligatori nei limiti previsti.
L’imposta sostitutiva prende il posto dell’IRPEF e delle addizionali per il reddito prodotto nell’attività forfettaria.
Quando il professionista può applicare il 5%?
Il 5% è previsto per le nuove attività che rispettano tutte le condizioni richieste dalla disciplina. La semplice apertura di una nuova Partita IVA non basta.
Va verificato, tra gli altri aspetti, che l’attività non rappresenti una mera prosecuzione di quella svolta in precedenza e che siano rispettate le condizioni previste dalla legge per l’aliquota ridotta.
Gestione Separata o Cassa professionale?
La previdenza del professionista non è una scelta libera. Dipende dall’attività esercitata e dalle regole della categoria.
- professionista senza Cassa obbligatoria: normalmente Gestione Separata INPS;
- professionista con Cassa obbligatoria: contribuzione alla Cassa secondo il relativo regolamento;
- professionista con situazioni miste: va verificata la disciplina specifica della professione e dell’eventuale altra attività.
Esempi di professioni con Cassa sono avvocati, commercialisti, architetti, ingegneri, psicologi, veterinari e altre professioni ordinistiche, ciascuna con regole previdenziali proprie.
Gestione Separata INPS 2026: aliquota 26,07%
La circolare INPS n. 8 del 3 febbraio 2026 stabilisce per i professionisti non pensionati e non assicurati presso altra forma di previdenza obbligatoria un’aliquota complessiva del 26,07%.
L’aliquota è composta da 25% IVS, 0,72% per le tutele aggiuntive e 0,35% per ISCRO.
Quando si applica il 24%?
Per i professionisti che, pur essendo tenuti alla Gestione Separata, sono pensionati o già assicurati presso un’altra forma di previdenza obbligatoria, nel 2026 l’aliquota è pari al 24%.
Non basta quindi “avere un altro lavoro”: conta l’esistenza della copertura previdenziale obbligatoria prevista dalla disciplina.
La Gestione Separata ha contributi minimi fissi?
No. Il professionista in Gestione Separata non paga un contributo minimo fisso annuale semplicemente perché la Partita IVA è aperta.
I contributi vengono calcolati sul reddito professionale. Se il reddito è basso, anche la contribuzione è più bassa.
Che cosa significa il minimale di 18.808 euro?
Nel 2026 il minimale di reddito è pari a 18.808 euro, ma non va interpretato come reddito minimo sul quale tutti devono pagare i contributi.
Serve a determinare l’accredito dell’intero anno contributivo. Con aliquota del 26,07%, l’INPS indica che per ottenere l’accredito completo dell’anno occorre una contribuzione annua pari a 4.903,25 euro. Se il reddito è inferiore, i contributi restano calcolati sul reddito effettivo ma l’accredito può essere proporzionalmente ridotto.
Qual è il massimale Gestione Separata 2026?
Per il 2026 il massimale di reddito soggetto a contribuzione alla Gestione Separata è pari a 122.295 euro.
Per il professionista forfettario il dato è normalmente meno rilevante rispetto alla soglia di accesso e permanenza nel regime, ma può avere rilievo in presenza di redditi previdenziali complessivi o situazioni particolari.
Come si versano i contributi della Gestione Separata?
Per i professionisti l’onere contributivo è a proprio carico. Il versamento avviene tramite modello F24 alle scadenze fiscali previste per saldo e acconti.
La logica è quindi diversa da quella delle Gestioni Artigiani e Commercianti, che prevedono rate fisse sul minimale durante l’anno.
Il professionista può applicare la rivalsa INPS del 4%?
Il professionista iscritto alla Gestione Separata può prevedere, nei casi consentiti, una rivalsa del 4% in fattura.
La rivalsa è facoltativa e non trasferisce al cliente l’obbligo contributivo: i contributi restano dovuti dal professionista sulla propria posizione previdenziale. Inoltre, la rivalsa concorre normalmente ai compensi fiscalmente rilevanti.
Professionista con Cassa: cosa cambia?
Per chi è iscritto a una Cassa professionale non si applicano automaticamente le regole della Gestione Separata.
Ogni Cassa può prevedere contributo soggettivo, integrativo, maternità, minimi annuali, aliquote, agevolazioni per giovani o neo-iscritti e proprie scadenze. Il calcolo fiscale del forfettario deve quindi essere coordinato con il regolamento dell’ente.
I contributi della Cassa si deducono?
I contributi previdenziali obbligatori seguono le regole fiscali di deducibilità previste. Non tutte le somme versate a una Cassa hanno però necessariamente lo stesso trattamento.
Bisogna distinguere contributi obbligatori, eventuali contributi volontari, contributo integrativo e altre voci secondo la disciplina dell’ente e le regole fiscali applicabili.
Le spese professionali reali si deducono?
No, non analiticamente. Nel forfettario non si deducono singolarmente computer, software, coworking, telefono, formazione, trasferte, assicurazioni o compensi a consulenti.
Il coefficiente di redditività rappresenta una stima fiscale dei costi. Per questo un professionista con costi molto elevati può trovare più conveniente il regime ordinario.
IVA nel regime forfettario del professionista
Nelle operazioni interne soggette alle regole del forfettario il professionista normalmente non addebita IVA e non detrae quella pagata sugli acquisti.
Restano comunque regole specifiche per operazioni estere, reverse charge, acquisti intracomunitari e altri casi particolari. Il forfettario non elimina la disciplina sulla territorialità IVA.
Ritenuta d’acconto nel forfettario
Il professionista forfettario normalmente non subisce la ritenuta d’acconto sui compensi quando comunica al cliente che il reddito è soggetto all’imposta sostitutiva prevista dal regime.
È importante utilizzare in fattura le indicazioni corrette e distinguere questo caso dalle discipline particolari previste per specifiche tipologie di compenso.
Fattura elettronica del professionista forfettario
La fatturazione elettronica è il riferimento ordinario anche per il professionista in regime forfettario nei casi previsti dalla normativa.
La fattura deve essere coerente con natura dell’operazione, eventuale bollo, rivalsa previdenziale e rapporto con il cliente. Per gli aspetti pratici consulta la guida APIVA sulla fatturazione elettronica.
Professionista forfettario con clienti esteri
Il regime forfettario non impedisce di lavorare con clienti UE o extra-UE. Occorre però distinguere B2B e B2C, verificare territorialità IVA, eventuale iscrizione VIES e corretta documentazione dell’operazione.
Per il quadro operativo consulta la guida sulle fatture estere nel regime forfettario.
Professionista dipendente e forfettario
Un lavoratore dipendente può avere anche una propria attività professionale, ma deve verificare compatibilità contrattuale e requisiti fiscali.
Il reddito da lavoro dipendente può incidere sull’accesso al forfettario e deve essere verificata anche la causa ostativa relativa ai rapporti prevalenti con datore o ex datore. APIVA approfondisce il tema nella guida su regime forfettario e lavoro dipendente.
Professionista con più codici ATECO
Un professionista può svolgere più attività abituali e utilizzare più codici ATECO.
Se le attività appartengono a gruppi con coefficienti differenti, il reddito forfettario va determinato applicando il coefficiente corretto a ciascuna componente. Non bisogna applicare automaticamente il 78% a tutti i compensi.
Quando il forfettario può essere poco conveniente?
Il forfettario può essere meno conveniente quando i costi reali sono molto elevati, quando si sostengono investimenti importanti con molta IVA, quando si hanno detrazioni personali rilevanti o quando la struttura previdenziale rende il risultato meno favorevole.
Il confronto corretto non riguarda soltanto l’aliquota del 15%: bisogna considerare coefficiente, contributi, costi reali, IVA e situazione personale.
Checklist prima di scegliere il forfettario
- verifica tutti i requisiti del regime;
- individua il codice ATECO corretto;
- controlla il coefficiente di redditività applicabile;
- verifica se la professione ha una Cassa obbligatoria;
- se non ha Cassa, verifica la Gestione Separata;
- calcola i contributi con l’aliquota corretta;
- non trattare il minimale INPS come contributo fisso;
- stima i costi reali dell’attività;
- considera IVA indetraibile e fatture estere;
- confronta il risultato con il regime ordinario.
Errori frequenti del libero professionista forfettario
- pensare che ogni professionista abbia coefficiente 78%;
- calcolare l’imposta direttamente sui compensi;
- applicare automaticamente Gestione Separata a una professione con Cassa;
- considerare 18.808 euro un contributo minimo fisso INPS;
- confondere il 26,07% con un’aliquota fiscale;
- applicare il 5% senza verificarne le condizioni;
- dedurre analiticamente costi non deducibili nel forfettario;
- ignorare IVA e territorialità nelle operazioni estere;
- trattare la rivalsa 4% come contributo pagato dal cliente;
- non rivedere l’inquadramento quando vengono aggiunte attività diverse.
Domande frequenti sul regime forfettario del libero professionista
Qual è l’aliquota INPS nel 2026?
Per il professionista senza altra previdenza obbligatoria iscritto alla Gestione Separata è 26,07%; nei casi previsti per pensionati o assicurati presso altra previdenza obbligatoria è 24%.
Esiste un contributo INPS minimo fisso?
No. Il minimale di 18.808 euro serve per l’accredito dell’intero anno contributivo e non crea un contributo fisso dovuto indipendentemente dal reddito.
Qual è il coefficiente di redditività?
Per molte attività professionali è 78%, ma va sempre verificato sul codice ATECO perché esistono coefficienti differenti.
Professionista con Cassa paga anche la Gestione Separata?
Non automaticamente. La previdenza dipende dalla professione, dall’attività concreta e dal regolamento della Cassa.
Può applicare il 5%?
Sì, se sono rispettate tutte le condizioni previste per le nuove attività agevolate.
Il forfettario conviene sempre?
No. La convenienza dipende da coefficiente, costi reali, previdenza, IVA sugli acquisti e situazione personale.