La Partita IVA dell’assistente sociale nel 2026 è necessaria quando la professione viene esercitata in modo abituale e autonomo. Il Consiglio Nazionale dell’Ordine degli Assistenti Sociali conferma espressamente che chi lavora stabilmente come libero professionista deve aprire la Partita IVA, iscriversi alla Gestione Separata INPS e stipulare una polizza RC professionale.
Con ATECO 2025 non è corretto indicare un codice unico senza guardare al servizio svolto. Per il servizio sociale professionale generale può essere valutato 88.99.09 — Altre attività varie di assistenza sociale non residenziale n.c.a.; se l’attività consiste prevalentemente in counselling o consulenza familiare, la classificazione dispone invece delle voci specifiche 88.99.01 e 88.99.02. Il coefficiente del regime forfettario è normalmente del 78%.
Qual è il codice ATECO dell’assistente sociale nel 2026?
ATECO 2025 ha articolato le attività di assistenza sociale non residenziale in più sottocategorie. Per un assistente sociale che svolge attività professionale generale di presa in carico, valutazione, progettazione sociale, accompagnamento, supervisione e consulenza non riconducibile a una voce più specifica può essere valutato 88.99.09.
Le note ufficiali ISTAT ATECO 2025 distinguono inoltre 88.99.01 per i servizi di counselling, 88.99.02 per la consulenza familiare e 88.99.03 per la mediazione culturale e interculturale.
Quando si usa ATECO 88.99.09?
Il codice 88.99.09 — Altre attività varie di assistenza sociale non residenziale n.c.a. è una voce residuale da valutare quando l’attività professionale non coincide prevalentemente con counselling, consulenza familiare, mediazione culturale o altre sottocategorie specifiche.
È coerente, per esempio, con attività di servizio sociale professionale, progettazione e valutazione di interventi, supporto a enti e organizzazioni, supervisione professionale o presa in carico sociale quando non prevale una diversa attività classificata in modo più puntuale.
Quando può essere corretto ATECO 88.99.01?
Il codice 88.99.01 — Servizi di counselling può essere appropriato quando il servizio venduto consiste soprattutto in attività di counselling sociale, sostegno e orientamento alla persona o alla famiglia nei limiti delle competenze professionali.
Non va però scelto solo perché durante il lavoro si svolgono colloqui: il codice deve rappresentare l’attività economica prevalente.
Quando può essere corretto ATECO 88.99.02?
Il codice 88.99.02 — Consulenza familiare può essere valutato quando l’attività autonoma è centrata prevalentemente sulla consulenza alle famiglie e sulle problematiche sociali e relazionali rientranti nel perimetro professionale.
Se la consulenza familiare è solo una parte del lavoro e l’attività principale resta il servizio sociale professionale generale, può essere più coerente una diversa voce prevalente.
Esiste un codice ATECO unico per tutti gli assistenti sociali?
No. L’Atlante del Lavoro INAPP dedicato al servizio sociale professionale associa alla professione più codici ATECO: 88.99.01, 88.99.02, 88.99.03 e 88.99.09, oltre ad altre voci collegate a specifiche attività.
Questo conferma che il codice va scelto sulla base della prestazione realmente esercitata e fatturata. Per il metodo generale puoi consultare la guida su come scegliere il codice ATECO.
Un assistente sociale può avere più codici ATECO?
Sì, se svolge in modo effettivo più attività autonome. Un professionista può, per esempio, affiancare al servizio sociale professionale un’attività strutturata di formazione o mediazione con caratteristiche economiche proprie.
In questi casi si individua il codice prevalente e si valutano eventuali codici secondari. Il criterio è spiegato nella guida sul codice ATECO prevalente e secondario.
L’assistente sociale è una professione regolamentata?
Sì. Per esercitare la professione occorrono abilitazione e iscrizione all’Albo professionale. Il sistema distingue la sezione A per l’Assistente sociale specialista e la sezione B per l’Assistente sociale, con competenze collegate al percorso formativo e alla normativa professionale.
L’iscrizione all’Albo attribuisce lo status professionale e comporta il rispetto del Codice deontologico e degli obblighi previsti dall’ordinamento.
Nel 2026 serve l’Esame di Stato?
Sì. Il MUR ha indetto anche nel 2026 gli Esami di Stato per Assistente sociale e Assistente sociale specialista. Il calendario MUR 2026 prevede sessioni nei mesi di luglio e novembre.
Il CNOAS ricorda che il superamento dell’Esame di Stato consente l’iscrizione all’Albo professionale della Regione competente.
Qual è la differenza tra sezione A e sezione B?
La sezione B attribuisce il titolo professionale di Assistente sociale. La sezione A attribuisce quello di Assistente sociale specialista e riguarda anche funzioni di programmazione, organizzazione, direzione e valutazione più complesse nei servizi sociali.
La Partita IVA può essere utilizzata da professionisti di entrambe le sezioni, nei limiti delle rispettive competenze.
Quando deve aprire la Partita IVA?
Il Consiglio Nazionale dell’Ordine chiarisce che l’assistente sociale che svolge attività in modo abituale e autonomo deve aprire la Partita IVA. L’autonomia viene valutata considerando assenza di subordinazione, organizzazione del proprio lavoro e pluralità o natura degli incarichi.
L’obbligo non nasce da una soglia di fatturato, ma dalla modalità con cui l’attività viene esercitata.
Sotto 5.000 euro si può evitare la Partita IVA?
Non esiste una soglia generale di 5.000 euro che renda occasionale una professione abituale. Se gli incarichi sono regolari, sistematici e organizzati, la Partita IVA può essere necessaria anche con compensi iniziali inferiori.
Il CNOAS richiama espressamente una valutazione caso per caso soprattutto per chi è già dipendente e svolge collaborazioni aggiuntive.
Un assistente sociale dipendente può avere la Partita IVA?
Sì, se il rapporto di lavoro e le eventuali regole di incompatibilità lo consentono. Il caso è frequente perché molti assistenti sociali lavorano come dipendenti di enti pubblici, sanità o Terzo settore e possono assumere incarichi professionali ulteriori.
La presenza del lavoro dipendente può incidere sul regime forfettario e sulla contribuzione. Il quadro generale è nella guida su Partita IVA e lavoro dipendente.
Un dipendente pubblico può svolgere libera professione?
Per il dipendente pubblico occorre verificare le regole specifiche sul cumulo di incarichi, il tipo di rapporto, l’orario e l’eventuale necessità di autorizzazione. Non è sufficiente possedere la Partita IVA.
APIVA dedica una guida specifica a dipendente pubblico e Partita IVA.
L’assistente sociale deve iscriversi alla Camera di Commercio?
Per la sola attività libero-professionale personale non è normalmente richiesta l’iscrizione al Registro Imprese. L’assistente sociale esercita una professione intellettuale regolamentata e non diventa automaticamente impresa per il solo fatto di avere una Partita IVA.
Il quadro può cambiare se vengono organizzate attività imprenditoriali ulteriori con una struttura autonoma distinta dalla professione.
Quale previdenza paga l’assistente sociale?
Gli assistenti sociali non dispongono di una Cassa previdenziale professionale autonoma. Il CNOAS indica quindi l’iscrizione alla Gestione Separata INPS per chi esercita in forma autonoma abituale.
Anche il servizio INPS per i liberi professionisti conferma l’obbligo della Gestione Separata per i professionisti privi di una propria Cassa.
Qual è l’aliquota Gestione Separata nel 2026?
Nel 2026 l’aliquota complessiva per i professionisti senza altra previdenza obbligatoria è pari al 26,07%, secondo la circolare INPS n. 8 del 3 febbraio 2026.
Per pensionati o soggetti già assicurati presso un’altra forma pensionistica obbligatoria, quando resta dovuta la Gestione Separata, l’aliquota è del 24%.
Esiste un contributo minimo fisso?
La Gestione Separata non prevede il classico contributo minimo fisso delle gestioni Artigiani e Commercianti. I contributi del professionista sono calcolati sul reddito professionale.
Per il 2026 esiste però un minimale di reddito di 18.808 euro ai fini dell’accredito contributivo. Se il reddito è inferiore, i contributi vengono comunque calcolati sul reddito effettivo ma l’accredito pensionistico può coprire meno di dodici mesi.
Si può applicare la rivalsa INPS del 4%?
Il professionista iscritto alla Gestione Separata può indicare in fattura una rivalsa fino al 4% nei casi previsti. La rivalsa non sostituisce i contributi INPS e non è una Cassa professionale: rappresenta una maggiorazione del compenso.
La sua applicazione va concordata e gestita correttamente nel documento fiscale.
Serve l’assicurazione RC professionale?
Sì. Il CNOAS richiama l’obbligo di polizza RC previsto per i professionisti iscritti ad Albi. Il cliente deve essere informato degli estremi della copertura e del massimale al momento dell’assunzione dell’incarico.
La polizza deve essere coerente con le attività concretamente svolte: consulenza, supervisione, perizie, incarichi giudiziari, formazione o altre prestazioni professionali.
L’assistente sociale può usare il regime forfettario?
Sì, se rispetta i requisiti previsti e non ricade in una causa di esclusione. Il limite ordinario di ricavi o compensi è pari a 85.000 euro, insieme alle altre condizioni vigenti.
I requisiti aggiornati sono riepilogati nella guida sul regime forfettario 2026.
Qual è il coefficiente di redditività?
Per l’attività professionale dell’assistente sociale il coefficiente di redditività del forfettario è normalmente 78%. Lo stesso CNOAS indica il 78% nella documentazione dedicata alla libera professione.
Il coefficiente non rappresenta le spese realmente sostenute: serve solo a determinare il reddito fiscale forfettario. Il funzionamento è spiegato nella guida sul coefficiente di redditività.
Esempio di reddito forfettario
Con 30.000 euro di compensi e coefficiente del 78%, il reddito forfettario iniziale è pari a 23.400 euro. Su questa base si calcola la contribuzione Gestione Separata e, dopo la deduzione dei contributi previdenziali versati secondo le regole del regime, l’imposta sostitutiva.
Con aliquota INPS del 26,07%, la contribuzione teorica su 23.400 euro è di circa 6.100 euro, salvo differenze dovute alla posizione individuale.
L’assistente sociale in forfettario applica l’IVA?
Nel regime forfettario non si addebita normalmente l’IVA sulle operazioni che rientrano nel regime. In regime ordinario, invece, non esiste un’esenzione automatica per qualsiasi prestazione dell’assistente sociale.
Specifiche attività rese in particolari contesti assistenziali possono avere discipline diverse, ma la libera consulenza professionale non va considerata esente per il solo titolo del professionista.
Serve la fattura elettronica?
Sì, secondo le regole generali applicabili ai titolari di Partita IVA. La descrizione della fattura dovrebbe rappresentare chiaramente la prestazione resa: consulenza sociale, supervisione, valutazione, progettazione, counselling o altra attività.
Per emissione, Sistema di Interscambio, bollo e conservazione puoi consultare la guida sulla fatturazione elettronica.
Può lavorare per Comuni e Pubbliche Amministrazioni?
Sì. Nel 2026 enti pubblici e amministrazioni continuano ad affidare incarichi professionali ad assistenti sociali con Partita IVA. Un avviso del Ministero della Giustizia per incarichi temporanei, per esempio, richiede espressamente iscrizione all’Albo, abilitazione e possesso della Partita IVA o impegno ad aprirla in caso di conferimento.
La Partita IVA non sostituisce i requisiti del bando: esperienza, assenza di incompatibilità e regolarità professionale vanno verificati per ogni procedura.
Può svolgere supervisione professionale?
Sì, nei limiti delle competenze e del livello professionale. La supervisione di assistenti sociali, équipe o studenti può costituire un’attività autonoma fatturabile quando viene svolta professionalmente.
Il contratto dovrebbe definire obiettivi, durata, responsabilità e confini dell’incarico.
Può fare consulenza tecnica per il tribunale?
L’assistente sociale può ricevere incarichi per valutazioni e consulenze nell’ambito delle proprie competenze, quando possiede i requisiti richiesti dall’autorità giudiziaria. L’eventuale iscrizione in elenchi o Albi dei consulenti segue regole specifiche.
La prestazione professionale va tenuta distinta dalle funzioni istituzionali eventualmente svolte come dipendente pubblico.
Può fare formazione?
Sì. Formazione, tutoraggio e supervisione possono rientrare nell’attività professionale. Se però la formazione diventa un’attività economica prevalente e autonoma, può essere necessario verificare un codice ATECO specifico dell’istruzione.
Lo stesso vale per mediazione culturale, counselling o altre prestazioni per cui ATECO 2025 dispone di voci dedicate.
Quanto costa iniziare come assistente sociale libero professionista?
I costi possono comprendere quota dell’Ordine, assicurazione RC, Gestione Separata INPS, commercialista, PEC, firma digitale, formazione continua, strumenti informatici e trasferte.
Non essendoci un contributo previdenziale minimo fisso analogo a quello degli artigiani, il peso della Gestione Separata cresce con il reddito professionale prodotto.
Quali errori evitare all’apertura?
- scegliere un codice ATECO unico senza distinguere il servizio effettivo;
- usare una vecchia voce generica senza considerare le nuove sottocategorie ATECO 2025;
- confondere counselling, consulenza familiare e servizio sociale professionale generale;
- esercitare senza abilitazione e iscrizione all’Albo;
- usare il falso limite dei 5.000 euro per un’attività abituale;
- iscriversi alla Camera di Commercio senza una reale attività d’impresa;
- trascurare l’iscrizione alla Gestione Separata;
- trattare il minimale di reddito INPS come contributo minimo fisso;
- dimenticare l’assicurazione RC professionale;
- ignorare incompatibilità e autorizzazioni in presenza di lavoro pubblico.
Checklist prima di aprire la Partita IVA
- verificare abilitazione e iscrizione all’Albo;
- descrivere con precisione i servizi che saranno fatturati;
- valutare 88.99.09 per il servizio sociale professionale generale quando appropriato;
- valutare 88.99.01 o 88.99.02 se counselling o consulenza familiare sono prevalenti;
- aprire la Partita IVA quando l’attività è abituale e autonoma;
- iscriversi alla Gestione Separata INPS;
- stipulare la polizza RC professionale;
- valutare forfettario o ordinario e il coefficiente del 78%;
- impostare fatturazione elettronica, PEC e documentazione professionale;
- verificare incompatibilità se esiste anche un rapporto di lavoro dipendente.
Domande frequenti sulla Partita IVA dell’assistente sociale
Qual è il codice ATECO?
Dipende dal servizio: 88.99.09 può essere appropriato per il servizio sociale professionale generale; 88.99.01 per counselling e 88.99.02 per consulenza familiare quando queste attività sono prevalenti.
Serve l’Albo?
Sì. L’esercizio della professione richiede abilitazione e iscrizione all’Albo.
Quale previdenza?
Gestione Separata INPS, perché gli assistenti sociali non hanno una propria Cassa previdenziale.
Qual è l’aliquota INPS nel 2026?
26,07% per il professionista senza altra previdenza obbligatoria; 24% nei casi previsti per pensionati o assicurati altrove.
Qual è il coefficiente forfettario?
78%.
Partita IVA assistente sociale nel 2026: cosa verificare
La sequenza corretta è abilitazione e Albo → attività effettiva → ATECO 2025 → Partita IVA → Gestione Separata → RC professionale → regime fiscale → fatturazione. La principale novità rispetto alle vecchie guide è che ATECO 2025 permette di distinguere meglio counselling, consulenza familiare e altre attività sociali, evitando di assegnare lo stesso codice a prestazioni professionali differenti.
Le altre guide dedicate alle professioni e attività sono raccolte nella sezione Professioni e attività.