Aprire la Partita IVA come ceramista o vasaio nel 2026 richiede di distinguere la produzione artigianale di vasellame, stoviglie e oggetti ornamentali dalle ceramiche per edilizia, dai sanitari e dalla semplice vendita di prodotti acquistati da terzi. Per il laboratorio che realizza prodotti in ceramica destinati alla casa o alla decorazione, ATECO 2025 prevede il codice 23.41.00 — Fabbricazione di prodotti in ceramica per usi domestici e ornamentali.
Chi produce piatti, tazze o altri oggetti destinati al contatto con gli alimenti deve inoltre considerare la disciplina dei MOCA: in questo caso gli obblighi non si fermano alla Partita IVA, all’INPS e al regime fiscale.
Qual è il codice ATECO del ceramista nel 2026?
La classificazione ATECO 2025 dell’ISTAT prevede il codice 23.41.00 per la fabbricazione di prodotti in ceramica per usi domestici e ornamentali.
Le note comprendono stoviglie da tavola e da cucina, articoli per la casa, articoli da toilette, statuette e altri oggetti ornamentali in porcellana, vasellame, ceramica comune, gres, terracotta o ceramica fine.
Vasaio e ceramista usano lo stesso codice?
Sì, quando il vasaio realizza vasellame e altri articoli in terracotta o ceramica destinati all’uso domestico o ornamentale. Non serve creare una classificazione diversa solo perché la lavorazione è manuale, al tornio o realizzata in piccole serie.
Piatti, tazze e stoviglie rientrano nel 23.41.00?
Sì. Stoviglie da tavola e da cucina sono tra le attività espressamente comprese. La classificazione non distingue il prodotto industriale da quello artigianale sulla sola base del numero di pezzi: conta l’attività economica svolta.
Statuette e oggetti decorativi usano lo stesso ATECO?
Sì. Il 23.41.00 include anche statuette e altri articoli ornamentali in ceramica. Un laboratorio che produce vasi decorativi, sculture ceramiche non qualificabili come opere d’arte autonome, soprammobili e oggetti per la casa può quindi rientrare nello stesso perimetro.
Porcellana, gres e terracotta cambiano il codice?
Non necessariamente. Le note ISTAT citano porcellana, vasellame, ceramica comune, gres, terracotta e ceramica fine all’interno dello stesso codice 23.41.00 quando il prodotto finale è destinato a usi domestici o ornamentali.
Le piastrelle e la ceramica per edilizia usano il 23.41.00?
No. I prodotti ceramici per edilizia appartengono ad altre voci della divisione 23. Per esempio, mattoni, tegole e prodotti strutturali in terracotta rientrano nel gruppo 23.32. Chi produce materiale destinato stabilmente alle costruzioni non deve scegliere il codice del ceramista domestico solo perché utilizza argilla o ceramica.
Sanitari in ceramica usano lo stesso codice?
No. Lavabi, bidet, vasche, cassette e altri articoli sanitari in ceramica sono classificati nel 23.42.00. È quindi importante partire dal prodotto realizzato e non semplicemente dal materiale utilizzato.
La bigiotteria in ceramica rientra nel 23.41.00?
No. Le note ISTAT escludono espressamente la fabbricazione di bigiotteria, che va verificata nel 32.13.00. Per bijoux e articoli ornamentali personali consulta la guida alla Partita IVA per bigiotteria artigianale.
I giocattoli in ceramica usano il 23.41.00?
No. Anche i giocattoli in ceramica sono esclusi dal 23.41 e rinviati alla fabbricazione di giochi e giocattoli. La destinazione del prodotto può quindi essere decisiva anche quando il materiale e la tecnica produttiva sono simili.
Vendere ceramiche acquistate da altri è la stessa attività?
No. La semplice rivendita di ceramiche finite è attività commerciale. Il ceramista che produce i propri oggetti e li vende direttamente mantiene una componente produttiva; chi acquista prodotti da terzi e li rivende svolge invece commercio.
Quando produzione e commercio sono entrambi rilevanti bisogna valutare attività prevalente ed eventuali attività secondarie. Il criterio generale è spiegato nella guida ai codici ATECO prevalenti e secondari.
Vendere online le proprie ceramiche cambia il codice?
Non automaticamente. Se l’attività principale resta la fabbricazione artigianale, la vendita tramite sito, marketplace o social è una modalità commerciale del prodotto. Se invece il commercio di prodotti acquistati da terzi diventa autonomo e rilevante, va verificato un ulteriore inquadramento.
Serve una qualifica professionale obbligatoria?
Per la normale attività di ceramista o vasaio non esiste un Albo professionale nazionale né un patentino generale. Restano però gli adempimenti dell’impresa, la disciplina artigiana quando applicabile e le regole collegate al laboratorio e ai prodotti immessi sul mercato.
Serve una SCIA per aprire un laboratorio di ceramica?
Non esiste una SCIA nazionale che equivalga a una licenza professionale del ceramista. Prima dell’apertura bisogna però verificare presso il SUAP gli adempimenti relativi al locale, alle lavorazioni effettive, all’eventuale vendita e alle disposizioni ambientali o di sicurezza applicabili al caso concreto.
Come si apre la Partita IVA da ceramista?
Chi produce stabilmente oggetti in un laboratorio organizzato esercita normalmente attività d’impresa. Partita IVA, Registro Imprese, eventuale qualifica artigiana, INPS e INAIL vengono coordinati tramite Comunicazione Unica. Il procedimento è spiegato nella guida su come aprire una ditta individuale con ComUnica.
Il ceramista è un artigiano?
Quando il titolare svolge personalmente e professionalmente la produzione e ricorrono gli altri requisiti della disciplina artigiana, l’inquadramento tipico è quello di impresa artigiana.
Il codice ATECO non determina da solo la posizione previdenziale personale, ma per un laboratorio produttivo condotto direttamente dal titolare la Gestione Artigiani è normalmente il riferimento da verificare. Per il quadro generale consulta la guida alla Partita IVA dell’artigiano.
Quanto paga INPS un ceramista nel 2026?
La circolare INPS n. 14/2026 fissa per gli artigiani un minimale di reddito di 18.808 euro, un contributo minimo annuo ordinario di 4.521,36 euro e aliquota IVS del 24%.
Per approfondire consulta i contributi INPS Artigiani e Commercianti 2026.
Si può chiedere la riduzione INPS del 35%?
Il titolare artigiano che applica il regime forfettario può richiedere il regime contributivo agevolato quando possiede i requisiti. La riduzione non è automatica e incide sulla contribuzione accreditata. Vedi la guida alla riduzione INPS del 35%.
Il ceramista può usare il regime forfettario?
Sì, se sono rispettati i requisiti generali e non ricorrono cause di esclusione. La presenza di un laboratorio, materie prime, scorte o attrezzature non impedisce da sola l’accesso al regime. La verifica generale è disponibile nella guida ai requisiti del regime forfettario.
Qual è il coefficiente di redditività?
Per il codice 23.41.00 il coefficiente utilizzato nel regime forfettario è 67%. Con 30.000 euro di ricavi, il reddito forfettario iniziale è quindi pari a 20.100 euro prima della deduzione dei contributi previdenziali obbligatori versati.
ATECO 2025 ha cambiato automaticamente il coefficiente?
No. Il D.Lgs. 81/2025 stabilisce che, fino all’approvazione dei nuovi coefficienti costruiti sulla classificazione ATECO 2025, i contribuenti forfettari continuano a utilizzare il coefficiente individuato tramite la corrispondenza con la classificazione precedente.
Il forfettario conviene sempre?
No. Argille, smalti, materiali di consumo, energia, imballaggi, scarti, spedizioni, vendita online e costi del laboratorio possono incidere molto. Il coefficiente del 67% presume costi pari al 33% dei ricavi: chi sostiene costi effettivi superiori deve confrontare il risultato con il regime ordinario.
Cosa cambia se produco tazze, piatti o stoviglie per alimenti?
Gli oggetti destinati a venire a contatto con alimenti rientrano nella disciplina dei MOCA. Il Ministero della Salute include espressamente la ceramica tra i materiali soggetti alle regole sui materiali e oggetti a contatto con gli alimenti.
La normativa quadro richiede che i materiali siano prodotti in condizioni tali da non trasferire agli alimenti componenti in quantità pericolose o tali da alterarne in modo inaccettabile composizione e caratteristiche.
Serve una dichiarazione di conformità per la ceramica alimentare?
Sì, quando l’articolo in ceramica è destinato al contatto con alimenti. Il Ministero della Salute precisa che, per gli articoli in ceramica, la dichiarazione di conformità deve accompagnare il MOCA anche nella fase di vendita al dettaglio, proprio per distinguere l’oggetto per uso alimentare da quello ornamentale.
La ceramica destinata agli alimenti è inoltre disciplinata da disposizioni specifiche nazionali, tra cui il D.M. 4 aprile 1985 e successive modifiche.
Un vaso ornamentale deve rispettare le stesse regole MOCA?
No, se è effettivamente destinato solo a uso ornamentale e non al contatto con alimenti. Per questo è importante definire e comunicare correttamente la destinazione d’uso del prodotto, soprattutto quando forma e dimensioni potrebbero far pensare a un utilizzo alimentare.
Serve l’INAIL?
La posizione INAIL va verificata in base alle lavorazioni, all’organizzazione dell’attività e ai soggetti assicurabili. Per un laboratorio produttivo l’inquadramento assicurativo non va escluso o dato per scontato senza verificare il caso concreto.
Quanto costa iniziare?
I costi possono comprendere locale, attrezzature, materie prime, materiali di finitura, energia, imballaggi, assicurazione, scorte e capitale circolante. Se si producono MOCA vanno considerati anche gli adempimenti e i controlli necessari per immettere correttamente i prodotti sul mercato.
Per il quadro generale consulta i costi di una ditta individuale.
Errori da evitare
- usare 23.41.00 per ceramiche edilizie o sanitari senza verificare il codice specifico;
- creare una seconda attività separata per “vasaio” quando il lavoro coincide con la ceramica domestica e ornamentale;
- confondere produzione e semplice rivendita di ceramiche;
- attribuire automaticamente la Gestione Separata solo dal codice ATECO;
- vendere stoviglie per alimenti senza verificare gli obblighi MOCA;
- scegliere il forfettario senza stimare i costi reali del laboratorio.
Checklist prima di aprire
- definire quali prodotti vengono realmente fabbricati;
- usare 23.41.00 per ceramica domestica e ornamentale quando coerente;
- separare prodotti edilizi, sanitari, bigiotteria e giocattoli quando rilevanti;
- valutare l’eventuale attività commerciale;
- aprire l’impresa e verificare la qualifica artigiana;
- iscrivere il titolare alla gestione previdenziale corretta;
- verificare SUAP e INAIL;
- applicare la disciplina MOCA se gli oggetti sono destinati al contatto con alimenti;
- scegliere il regime fiscale dopo una stima dei costi effettivi.
Domande frequenti
Qual è l’ATECO del ceramista nel 2026?
23.41.00 — Fabbricazione di prodotti in ceramica per usi domestici e ornamentali.
Il vasaio usa un codice diverso?
No, non quando produce vasellame e altri articoli domestici o ornamentali compresi nel 23.41.00.
Qual è il coefficiente forfettario?
67%.
Le stoviglie artigianali devono rispettare regole ulteriori?
Sì. Se sono destinate al contatto con alimenti bisogna verificare la disciplina MOCA e la dichiarazione di conformità.
Partita IVA ceramista nel 2026: cosa controllare
La sequenza corretta è prodotto realizzato → ATECO 23.41.00 o codice specifico → eventuale vendita → impresa artigiana → INPS/INAIL → MOCA se applicabili → regime fiscale.
Le altre attività autonome sono raccolte nella sezione Professioni e attività.