Aprire la Partita IVA per bigiotteria artigianale nel 2026 richiede di distinguere la fabbricazione di bijoux e articoli di imitazione dall’oreficeria in metalli preziosi e dalla semplice vendita di prodotti già pronti. ATECO 2025 prevede il codice 32.13.00 — Fabbricazione di bigiotteria e articoli simili.
La classificazione riguarda anelli, bracciali, collane, spille, orecchini e articoli simili realizzati con materiali non preziosi o di imitazione, anche con placcature o componenti minori che non trasformano il prodotto in gioielleria in metalli preziosi.
Qual è il codice ATECO della bigiotteria artigianale nel 2026?
La classificazione ATECO 2025 dell’ISTAT prevede il codice 32.13.00 per la fabbricazione di bigiotteria e articoli simili.
Le note comprendono articoli di imitazione, bijoux con metalli di base, pietre di imitazione e prodotti analoghi destinati all’ornamento personale.
Collane, bracciali e orecchini artigianali rientrano nel 32.13.00?
Sì, quando sono realizzati come bigiotteria e non come gioielli in metalli o pietre preziose. Il fatto che il prodotto sia fatto a mano o su misura non cambia da solo il codice: conta la natura effettiva del manufatto.
Acciaio, ottone e metalli di base rientrano nella bigiotteria?
In generale sì, quando vengono utilizzati per realizzare articoli di imitazione o bijoux. La classificazione distingue questi prodotti dall’oreficeria vera e propria, che utilizza metalli preziosi e rientra nel 32.12.20.
La placcatura in oro trasforma il prodotto in oreficeria?
Non automaticamente. ATECO 2025 include nella bigiotteria anche articoli in metalli di base placcati in metalli preziosi, purché il prodotto resti nel perimetro della bigiotteria e non diventi un articolo di gioielleria in metalli preziosi.
Quando materiali e caratteristiche cambiano in modo sostanziale, va verificato il corretto codice prima di aprire o variare l’attività.
Qual è la differenza tra bigiotteria e orafo?
L’orafo che fabbrica gioielli e articoli di oreficeria in metalli preziosi utilizza normalmente il 32.12.20. La bigiotteria artigianale utilizza invece il 32.13.00 quando i prodotti sono di imitazione e non appartengono al perimetro della gioielleria preziosa.
Per il confronto completo consulta la guida alla Partita IVA dell’orafo.
Le pietre di imitazione rientrano nel 32.13.00?
Sì. La classificazione include espressamente bigiotteria contenente pietre preziose di imitazione, diamanti di imitazione e articoli analoghi.
Se invece il laboratorio lavora pietre preziose o semipreziose autentiche, bisogna verificare il perimetro dei codici 32.12 dedicati alla gioielleria e alla lavorazione delle pietre.
Vendere bijoux usa lo stesso codice?
No. La fabbricazione e la vendita al dettaglio sono attività diverse. Chi produce e vende i propri articoli può avere una struttura prevalentemente artigiana, mentre chi acquista e rivende prodotti finiti svolge attività commerciale.
Se la vendita diventa autonoma e rilevante va valutata come attività distinta. Per il criterio generale consulta la guida ai codici ATECO prevalenti e secondari.
Vendere anche gioielli acquistati da terzi cambia l’attività?
Può cambiarla. Se accanto alla produzione artigianale viene svolta una vera attività commerciale con prodotti acquistati e rivenduti, bisogna verificare l’attività prevalente e gli eventuali codici secondari.
Per il commercio di gioielli consulta la guida alla Partita IVA per gioielleria.
Vendere online la propria bigiotteria cambia il codice di produzione?
Non necessariamente. La produzione resta 32.13.00 se quella è l’attività effettivamente svolta. La vendita online può però aggiungere un profilo commerciale che va valutato in base all’organizzazione concreta e al peso della vendita rispetto alla produzione.
Serve una qualifica professionale obbligatoria?
Per la normale fabbricazione di bigiotteria non esiste un Albo professionale nazionale né un patentino generale. Restano gli adempimenti dell’impresa, la disciplina artigiana quando applicabile e le regole relative al laboratorio e alla commercializzazione dei prodotti.
Serve il marchio dei metalli preziosi?
Non automaticamente. La disciplina specifica sui titoli e marchi dei metalli preziosi riguarda gli oggetti che rientrano nel relativo perimetro normativo. Una normale attività di bigiotteria con materiali non preziosi non va trattata come oreficeria solo perché utilizza colori, finiture o placcature che richiamano oro o argento.
Se vengono utilizzati metalli preziosi in misura e modalità tali da far rientrare il prodotto nella disciplina dell’oreficeria, occorre invece verificare gli obblighi specifici.
Serve una SCIA per aprire il laboratorio?
Non esiste una SCIA nazionale equivalente a una licenza professionale del bigiottiere. Prima dell’apertura vanno però verificati presso il SUAP gli adempimenti collegati al locale, all’eventuale vendita e alle caratteristiche concrete dell’attività.
Come si apre la Partita IVA?
Chi produce stabilmente bigiotteria in un’attività organizzata opera normalmente come impresa. Partita IVA, Registro Imprese, eventuale qualifica artigiana, INPS e INAIL vengono coordinati tramite Comunicazione Unica. Il procedimento è spiegato nella guida su come aprire una ditta individuale con ComUnica.
Il bigiottiere è un artigiano?
Quando il titolare svolge personalmente e professionalmente la produzione e ricorrono gli altri requisiti previsti dalla disciplina artigiana, l’inquadramento tipico è quello di impresa artigiana.
Il codice ATECO non determina da solo la posizione previdenziale personale. Per un laboratorio produttivo condotto direttamente dal titolare, la Gestione Artigiani è normalmente il riferimento da verificare. Per il quadro generale consulta la guida alla Partita IVA dell’artigiano.
Quanto paga INPS nel 2026?
La circolare INPS n. 14/2026 fissa per gli artigiani un minimale di reddito di 18.808 euro, un contributo minimo annuo ordinario di 4.521,36 euro e aliquota IVS del 24%.
Per approfondire consulta i contributi INPS Artigiani e Commercianti 2026.
Si può chiedere la riduzione INPS del 35%?
Il titolare artigiano che applica il regime forfettario può richiedere il regime contributivo agevolato quando possiede i requisiti. La riduzione non è automatica. Vedi la guida alla riduzione INPS del 35%.
La bigiotteria artigianale può usare il regime forfettario?
Sì, se sono rispettati i requisiti generali e non ricorrono cause di esclusione. La presenza di materiali, scorte e attrezzature non impedisce da sola l’accesso al regime. La verifica generale è disponibile nella guida ai requisiti del regime forfettario.
Qual è il coefficiente di redditività?
Per il codice 32.13.00 il coefficiente utilizzato nel regime forfettario è 67%. Con 30.000 euro di ricavi, il reddito forfettario iniziale è quindi pari a 20.100 euro prima della deduzione dei contributi previdenziali obbligatori versati.
ATECO 2025 ha cambiato automaticamente il coefficiente?
No. Il D.Lgs. 81/2025 stabilisce che, fino all’approvazione dei nuovi coefficienti costruiti sulla classificazione ATECO 2025, i contribuenti forfettari continuano a utilizzare il coefficiente individuato tramite la corrispondenza con la classificazione precedente.
Il forfettario conviene sempre?
No. Componenti, minuteria, materiali, confezioni, attrezzature, vendita online, commissioni delle piattaforme, resi e pubblicità possono incidere molto. Il coefficiente del 67% presume costi pari al 33% dei ricavi: chi sostiene costi effettivi superiori deve confrontare il risultato con il regime ordinario.
Serve l’INAIL?
La posizione INAIL va verificata in base alle lavorazioni, all’organizzazione dell’attività e ai soggetti assicurabili. L’inquadramento non va dato per scontato né escluso automaticamente.
Quanto costa iniziare?
I costi possono comprendere materiali, componenti, utensili, confezioni, scorte, assicurazione, eventuale locale e spese di vendita. Per il quadro generale consulta i costi di una ditta individuale.
Errori da evitare
- confondere bigiotteria e oreficeria in metalli preziosi;
- usare 32.13.00 per prodotti che rientrano nella gioielleria preziosa;
- confondere produzione e semplice rivendita;
- attribuire automaticamente la Gestione Separata solo dal codice ATECO;
- ignorare eventuali attività commerciali autonome;
- scegliere il forfettario senza stimare i costi reali di materiali e vendita.
Checklist prima di aprire
- definire materiali e prodotti realmente fabbricati;
- usare 32.13.00 quando l’attività effettiva è la fabbricazione di bigiotteria;
- verificare il 32.12.20 se si entra nell’oreficeria in metalli preziosi;
- valutare eventuale vendita come attività autonoma;
- aprire l’impresa e verificare la qualifica artigiana;
- iscrivere il titolare alla gestione previdenziale corretta;
- verificare SUAP e INAIL;
- scegliere il regime fiscale dopo una stima dei costi effettivi.
Domande frequenti
Qual è l’ATECO della bigiotteria artigianale?
32.13.00 — Fabbricazione di bigiotteria e articoli simili.
Comprende articoli placcati?
Sì, quando restano nel perimetro della bigiotteria e non diventano gioielli in metalli preziosi.
Qual è la differenza con l’orafo?
L’orafo che fabbrica gioielli in metalli preziosi utilizza normalmente il 32.12.20.
Qual è il coefficiente forfettario?
67%.
Partita IVA bigiotteria artigianale nel 2026: cosa controllare
La sequenza corretta è materiali e prodotto → ATECO 32.13.00 o codice dell’oreficeria → eventuale vendita → impresa artigiana → INPS/INAIL → regime fiscale.
Le altre attività autonome sono raccolte nella sezione Professioni e attività.