Aprire la Partita IVA come consulente d’immagine nel 2026 è più semplice da classificare rispetto al passato: ATECO 2025 prevede il codice specifico 96.99.94 – Servizi di consulenza di immagine. La voce comprende la consulenza per valorizzare l’immagine del cliente attraverso, per esempio, abbigliamento, accessori, acconciatura e trucco.
Il punto decisivo è però distinguere il consiglio professionale dall’esecuzione materiale di trattamenti estetici, acconciatura o vendita di prodotti. Armocromia, analisi dello stile e personal shopping possono rientrare nella consulenza d’immagine quando il compenso remunera il servizio di consulenza; se invece si vendono beni o si eseguono attività beauty regolamentate, l’inquadramento cambia.
Qual è il codice ATECO del consulente d’immagine nel 2026?
Il codice è 96.99.94 – Servizi di consulenza di immagine. Le note ufficiali ISTAT ATECO 2025 includono espressamente i servizi di consulenza per valorizzare l’immagine dei clienti in termini, ad esempio, di abbigliamento e accessori, acconciatura e trucco.
Per una nuova apertura non è quindi corretto continuare a usare automaticamente il vecchio codice generico 96.09.09 quando l’attività effettiva è proprio la consulenza d’immagine.
Armocromista e consulente d’immagine usano lo stesso ATECO?
L’armocromia può rientrare nel 96.99.94 quando è parte di un servizio di consulenza finalizzato a individuare colori, abbigliamento, accessori e scelte estetiche che valorizzano l’immagine del cliente. Il codice va sempre scelto sulla base di ciò che viene realmente svolto e fatturato.
Personal shopper e consulente d’immagine sono la stessa attività?
Non sempre. Il personal shopper che accompagna il cliente negli acquisti e viene pagato per selezionare capi e accessori coerenti con stile, fisicità e immagine può rientrare nella consulenza d’immagine. Diverso è il caso di chi compra e rivende direttamente prodotti o percepisce ricavi da una vera attività commerciale.
Se consulenza e vendita vengono svolte entrambe in modo stabile, bisogna valutare attività prevalente ed eventuale codice secondario. Il tema è spiegato nella guida sul codice ATECO prevalente e secondario.
Consulenza d’immagine e vendita di abbigliamento hanno lo stesso codice?
No. Dare consigli su stile e abbinamenti è un servizio; vendere capi è commercio. Se il professionista apre anche un punto vendita o un e-commerce che vende direttamente abbigliamento, entra in gioco una distinta attività commerciale.
Per il commercio di capi nuovi consulta la guida sulla Partita IVA del negozio di abbigliamento.
Il consulente d’immagine può truccare o acconciare il cliente?
Il codice 96.99.94 descrive la consulenza sull’immagine, anche rispetto ad acconciatura e trucco. Questo non significa che autorizzi automaticamente a eseguire trattamenti estetici o prestazioni di acconciatura soggetti a discipline professionali specifiche.
Se il servizio passa dal consiglio alla prestazione materiale sul cliente, bisogna verificare la normativa applicabile all’attività effettivamente svolta, le eventuali qualifiche professionali e gli adempimenti amministrativi richiesti.
Serve un albo per fare il consulente d’immagine?
Per la pura attività di consulenza d’immagine non esiste un ordine professionale statale obbligatorio equivalente a quello delle professioni ordinistiche. Il Ministero delle Imprese e del Made in Italy ricorda che, nel sistema della legge 4/2013, associazioni, attestazioni e certificazioni tecniche hanno carattere volontario e non costituiscono autorizzazioni statali all’esercizio della professione.
Serve un corso obbligatorio di armocromia o consulenza d’immagine?
Non esiste un unico corso statale con un monte ore obbligatorio valido per ogni consulente d’immagine. Una formazione tecnica seria resta importante per lavorare professionalmente, ma attestati privati e certificazioni volontarie non vanno presentati come licenze pubbliche necessarie per aprire la Partita IVA.
Quando serve la Partita IVA?
La Partita IVA è necessaria quando l’attività viene svolta in modo abituale e professionale. Conta la continuità dell’offerta, l’organizzazione del lavoro e la presenza stabile sul mercato, non una soglia fissa di compensi.
Chi propone regolarmente consulenze, pacchetti di armocromia, analisi guardaroba o personal shopping durante l’anno deve quindi valutare l’apertura. Il procedimento generale è spiegato nella guida su come aprire la Partita IVA da libero professionista.
Sotto 5.000 euro si può lavorare sempre senza Partita IVA?
No. I 5.000 euro non sono una soglia fiscale generale che trasforma automaticamente un’attività abituale in occasionale. Un consulente d’immagine che lavora stabilmente può avere bisogno della Partita IVA anche con compensi inferiori.
Il consulente d’immagine è libero professionista o impresa?
Chi vende principalmente il proprio lavoro intellettuale e svolge personalmente consulenze, analisi e accompagnamento agli acquisti può essere inquadrato come lavoratore autonomo professionale. L’uso del codice 96.99.94, da solo, non trasforma l’attività in impresa commerciale.
Se invece vengono organizzati un negozio, vendita stabile di prodotti, personale o altre attività commerciali autonome, bisogna rivalutare Registro Imprese, previdenza e codici ATECO sulla struttura concreta.
Quale INPS paga il consulente d’immagine?
Per il libero professionista senza una Cassa previdenziale di categoria e senza altra gestione obbligatoria per la stessa attività, il riferimento è normalmente la Gestione Separata INPS.
La circolare INPS n. 8 del 3 febbraio 2026 fissa per i professionisti senza altra copertura previdenziale obbligatoria l’aliquota complessiva al 26,07%. Per pensionati o assicurati presso altra forma previdenziale obbligatoria, nei casi in cui resti dovuta la Gestione Separata, l’aliquota è del 24%.
La Gestione Separata ha contributi fissi minimi?
No. Per il professionista i contributi sono calcolati sul reddito professionale e non con il meccanismo dei contributi fissi minimi tipico delle Gestioni Artigiani e Commercianti. Il funzionamento è approfondito nella guida sulla Gestione Separata INPS 2026.
Il consulente d’immagine può usare il regime forfettario?
Sì, se è una persona fisica, rispetta i requisiti previsti e non ricade in una causa di esclusione. Nel periodo transitorio il coefficiente di redditività applicabile è del 67%.
Il D.Lgs. 81/2025 stabilisce che, fino all’approvazione dei nuovi coefficienti costruiti direttamente sulla classificazione ATECO 2025, si continui a utilizzare il coefficiente individuato tramite il corrispondente codice ATECO 2007. Il gruppo 96 rientra nelle altre attività economiche con coefficiente del 67%.
Esempio di reddito forfettario
Con 30.000 euro di compensi e coefficiente del 67%, il reddito forfettario iniziale è pari a 20.100 euro. Da questo importo si deducono i contributi previdenziali obbligatori effettivamente versati; sul reddito imponibile risultante si applica poi l’imposta sostitutiva prevista dal regime.
Il forfettario conviene a un consulente d’immagine?
Dipende dai costi reali. Formazione, trasferte, strumenti per l’analisi colore, materiali, studio fotografico, sito, pubblicità, software e affitto di spazi possono incidere in modo diverso. Nel forfettario questi costi non vengono dedotti analiticamente.
I requisiti e le cause di esclusione sono riepilogati nella guida sul regime forfettario 2026.
Serve la fattura elettronica?
Il professionista con Partita IVA deve gestire la fatturazione secondo le regole vigenti. Per gli aspetti operativi consulta la guida sulla fatturazione elettronica.
Quanto costa iniziare?
Per chi lavora senza un locale commerciale i costi iniziali possono restare relativamente contenuti: gestione fiscale, assicurazione professionale, formazione, kit per analisi colore, sito, pubblicità, telefono e spostamenti. Un’attività che aggiunge vendita di prodotti o un vero punto vendita ha invece costi e adempimenti differenti.
Checklist prima di aprire Partita IVA come consulente d’immagine
- Definire esattamente i servizi offerti.
- Usare ATECO 96.99.94 per la consulenza d’immagine.
- Far rientrare armocromia e personal shopping nel codice solo quando sono realmente consulenza.
- Separare vendita di prodotti e trattamenti beauty eventualmente svolti.
- Non confondere attestati volontari con autorizzazioni pubbliche.
- Valutare l’abitualità senza usare 5.000 euro come soglia automatica.
- Per il libero professionista senza Cassa verificare la Gestione Separata INPS.
- Valutare il forfettario con coefficiente transitorio del 67%.
- Gestire correttamente fatturazione e assicurazione professionale.
Domande frequenti sulla Partita IVA del consulente d’immagine
Qual è il codice ATECO?
ATECO 2025 utilizza 96.99.94 – Servizi di consulenza di immagine.
L’armocromista può usare 96.99.94?
Sì, quando l’armocromia costituisce un servizio di consulenza per valorizzare l’immagine del cliente.
Un personal shopper usa sempre 96.99.94?
No. È coerente quando il compenso remunera la consulenza d’immagine e la selezione degli acquisti; vendita o intermediazione commerciale possono richiedere un inquadramento diverso.
Quale INPS paga il libero professionista?
In assenza di altra Cassa o gestione obbligatoria, normalmente Gestione Separata, con aliquota 2026 del 26,07% per chi non ha altra copertura previdenziale obbligatoria.
Qual è il coefficiente forfettario?
Nel periodo transitorio è del 67%.
Partita IVA consulente d’immagine nel 2026: cosa verificare
La sequenza corretta è servizi → ATECO 96.99.94 → distinzione tra consulenza, trattamenti e vendita → Partita IVA → INPS → regime fiscale. Il nuovo codice ATECO rende più chiaro l’inquadramento, ma la classificazione deve sempre seguire ciò che viene realmente svolto.
Le altre guide dedicate alle singole professioni e attività sono raccolte nella sezione Professioni e attività.