Aprire la Partita IVA come interior designer nel 2026 significa distinguere la progettazione degli interni dalla progettazione architettonica e dalle attività commerciali di vendita degli arredi. ATECO 2025 ha introdotto il codice specifico 74.13.00 – Attività di progettazione di interni, dedicato a chi pianifica e progetta spazi interni con particolare attenzione a finiture, arredi, colori e funzionalità.
Per chi lavora personalmente come professionista, senza una Cassa previdenziale obbligatoria di categoria, il riferimento previdenziale è normalmente la Gestione Separata INPS. Il confine professionale è però decisivo: il codice 74.13.00 non sostituisce l’abilitazione richiesta per attività tecniche eventualmente riservate ad architetti, ingegneri o altri professionisti ordinistici.
Qual è il codice ATECO dell’interior designer nel 2026?
Il codice è 74.13.00 – Attività di progettazione di interni. Le note ufficiali ISTAT ATECO 2025 includono:
- attività di decoratori di interni;
- attività di arredamento di interni;
- pianificazione e progettazione degli spazi per esigenze estetiche e funzionali;
- scelta e coordinamento di finiture, arredi e palette di colori;
- realizzazione di disegni per arredamento di interni.
Interior designer e architetto usano lo stesso ATECO?
No. ISTAT esclude espressamente dal 74.13 le attività di progettazione architettonica, che appartengono alla classe 71.11. Questo è il confine più importante da chiarire prima di descrivere i servizi offerti al cliente.
L’architetto abilitato ha inoltre un proprio percorso professionale e previdenziale. Per quella figura consulta la guida sulla Partita IVA dell’architetto.
Cosa può fatturare un interior designer con ATECO 74.13.00?
Il codice è coerente con servizi come analisi degli spazi interni, studio distributivo non riservato, moodboard, concept di arredo, selezione di materiali e finiture, palette cromatiche, disposizione degli arredi e disegni per l’arredamento. La descrizione dell’incarico deve riflettere ciò che viene realmente svolto.
Quando un intervento richiede invece progettazione architettonica, strutturale, impiantistica, pratiche edilizie, asseverazioni o altre attività soggette a specifiche abilitazioni, bisogna coinvolgere il professionista abilitato previsto dalla normativa applicabile.
Arredatore d’interni e interior designer hanno lo stesso codice?
Possono utilizzare lo stesso 74.13.00 quando l’attività consiste nella progettazione e nell’arredamento degli spazi interni descritti dalle note ISTAT. Il nome commerciale utilizzato con il cliente non determina da solo il codice: conta il servizio concretamente svolto.
Home stager e interior designer usano sempre lo stesso ATECO?
Non automaticamente. L’home staging può avvicinarsi alla progettazione di interni quando comprende studio estetico e funzionale dello spazio, scelta di arredi, finiture e allestimento. Se però il servizio prevalente è diverso, per esempio promozione immobiliare, fotografia o noleggio di arredi, bisogna verificare l’attività effettiva e l’eventuale codice secondario.
Per gestire attività diverse nella stessa posizione consulta la guida sul codice ATECO prevalente e secondario.
Vendere mobili rientra nel codice dell’interior designer?
No. Progettare l’arredamento è un servizio professionale; comprare e rivendere mobili è commercio. Se l’interior designer vende direttamente arredi al cliente con un proprio margine commerciale, bisogna valutare una distinta attività e l’inquadramento fiscale e previdenziale conseguente.
Per il commercio al dettaglio consulta la guida sulla Partita IVA del negozio di mobili.
Serve un albo per fare l’interior designer?
Per la pura attività di progettazione di interni non riservata a una professione ordinistica non esiste un ordine statale obbligatorio specifico degli interior designer. Il professionista deve però evitare di presentare come proprie attività tecniche che richiedono un titolo, un’iscrizione o un’abilitazione diversa.
Nel sistema delle professioni non organizzate, associazioni e certificazioni possono avere valore volontario, ma non sostituiscono eventuali abilitazioni richieste per attività riservate.
Serve una laurea per lavorare come interior designer?
Il codice ATECO 74.13.00 non impone da solo una laurea o l’iscrizione a un ordine. La formazione resta però importante per progettazione degli spazi, materiali, illuminazione, ergonomia, rappresentazione grafica e gestione del cliente. Una laurea o un diploma specialistico non attribuiscono automaticamente competenze professionali riservate che richiedano ulteriori abilitazioni.
Quando serve la Partita IVA?
La Partita IVA è necessaria quando l’attività viene svolta in modo abituale e professionale. Chi acquisisce clienti durante l’anno, pubblicizza stabilmente i propri servizi e realizza progetti con continuità non può basarsi su una semplice soglia di compensi per considerare il lavoro occasionale.
Il procedimento generale è spiegato nella guida su come aprire la Partita IVA da libero professionista.
Sotto 5.000 euro si può lavorare sempre senza Partita IVA?
No. I 5.000 euro non sono una soglia fiscale generale sotto la quale un’attività abituale diventa automaticamente occasionale. Se il lavoro di interior design è stabile e professionale, la Partita IVA può essere necessaria anche con compensi inferiori.
L’interior designer è libero professionista o impresa?
Chi vende principalmente il proprio lavoro personale di progettazione e consulenza può essere inquadrato come lavoratore autonomo professionale. Se invece l’attività comprende una vera organizzazione commerciale, vendita stabile di arredi, personale o altri servizi d’impresa, bisogna verificare Registro Imprese, previdenza e attività secondarie sulla struttura concreta.
Quale INPS paga l’interior designer?
Per il libero professionista che non è soggetto a una Cassa professionale di categoria e non ha altra gestione obbligatoria per la stessa attività, il riferimento è normalmente la Gestione Separata INPS.
La circolare INPS n. 8 del 3 febbraio 2026 fissa per i professionisti senza altra copertura previdenziale obbligatoria l’aliquota complessiva al 26,07%. Per pensionati o assicurati presso altra forma previdenziale obbligatoria, nei casi in cui resti dovuta la Gestione Separata, l’aliquota è del 24%.
La Gestione Separata ha contributi fissi minimi?
No. Per il professionista i contributi sono calcolati sul reddito professionale e non con il meccanismo dei contributi minimi fissi delle Gestioni Artigiani e Commercianti. Il funzionamento è approfondito nella guida sulla Gestione Separata INPS 2026.
L’interior designer può usare il regime forfettario?
Sì, se è una persona fisica, rispetta tutti i requisiti previsti e non ricade in una causa di esclusione. Nel periodo transitorio il coefficiente di redditività applicabile all’attività è del 78%.
Il D.Lgs. 81/2025 stabilisce che, fino all’approvazione dei nuovi coefficienti costruiti direttamente sulla classificazione ATECO 2025, si continuino a utilizzare quelli individuati tramite il corrispondente codice ATECO precedente. Le attività professionali del gruppo 74 utilizzano il coefficiente del 78%.
Esempio di reddito forfettario
Con 40.000 euro di compensi e coefficiente del 78%, il reddito forfettario iniziale è pari a 31.200 euro. Da questo importo si deducono i contributi previdenziali obbligatori effettivamente versati; sul reddito imponibile risultante si applica poi l’imposta sostitutiva prevista dal regime.
Il forfettario conviene a un interior designer?
Dipende dai costi reali. Software di progettazione e rendering, computer, formazione, campionari, sopralluoghi, automobile, studio, assicurazione e collaborazioni tecniche possono incidere in modo significativo. Nel forfettario questi costi non vengono dedotti analiticamente.
I requisiti generali e le cause di esclusione sono riepilogati nella guida sul regime forfettario 2026.
Serve la fattura elettronica?
Il professionista con Partita IVA deve gestire la fatturazione secondo le regole vigenti. Per gli aspetti operativi consulta la guida sulla fatturazione elettronica.
Quanto costa iniziare?
Per un professionista senza studio aperto al pubblico i costi iniziali possono comprendere gestione fiscale, assicurazione, computer, software CAD o rendering, sito, pubblicità, formazione, campionari e spostamenti. Un modello che aggiunge vendita di mobili o una struttura commerciale ha invece costi e adempimenti differenti.
Checklist prima di aprire Partita IVA come interior designer
- Definire esattamente i servizi offerti.
- Usare ATECO 74.13.00 per la progettazione di interni descritta da ISTAT.
- Separare la progettazione architettonica e le attività tecniche riservate.
- Distinguere consulenza/progettazione dalla vendita di mobili.
- Verificare eventuali codici secondari per attività ulteriori.
- Valutare l’abitualità senza usare 5.000 euro come soglia automatica.
- Per il libero professionista senza Cassa verificare la Gestione Separata INPS.
- Valutare il forfettario con coefficiente transitorio del 78%.
- Predisporre assicurazione, fatturazione e contratti di incarico chiari.
Domande frequenti sulla Partita IVA dell’interior designer
Qual è il codice ATECO?
ATECO 2025 utilizza 74.13.00 – Attività di progettazione di interni.
Interior designer e architetto sono la stessa attività?
No. ISTAT esclude dal 74.13 la progettazione architettonica, classificata nella classe 71.11.
Quale INPS paga il libero professionista?
In assenza di una Cassa o altra gestione obbligatoria per la stessa attività, normalmente Gestione Separata, con aliquota 2026 del 26,07% per chi non ha altra copertura previdenziale obbligatoria.
Qual è il coefficiente forfettario?
Nel periodo transitorio è del 78%.
Partita IVA interior designer nel 2026: cosa verificare
La sequenza corretta è servizi → ATECO 74.13.00 → confine con attività riservate → Partita IVA → INPS → regime fiscale → eventuali attività commerciali secondarie. Il nuovo codice rende finalmente autonoma la progettazione di interni, ma non attribuisce competenze professionali diverse da quelle effettivamente possedute.
Le altre guide dedicate alle singole professioni e attività sono raccolte nella sezione Professioni e attività.