Aprire la Partita IVA da psicologo nel 2026 significa scegliere il codice ATECO corretto, impostare il regime fiscale, gestire l’iscrizione all’ENPAP e conoscere le regole particolari previste per fatture sanitarie e Sistema Tessera Sanitaria. Per l’attività professionale di psicologo il codice ATECO 2025 di riferimento è 86.93.00.
In questa guida vediamo il percorso completo per iniziare come psicologo libero professionista: quando serve la Partita IVA, come aprirla, quanto si versa all’ENPAP, come funziona il regime forfettario e quali adempimenti affrontare dopo l’apertura.
Quando uno psicologo deve aprire la Partita IVA?
La Partita IVA serve quando l’attività autonoma viene esercitata in modo abituale. L’iscrizione all’Albo, da sola, non equivale all’apertura della Partita IVA: il punto decisivo è l’effettivo esercizio dell’attività professionale autonoma.
È importante distinguere questo profilo fiscale da quello previdenziale. ENPAP chiarisce infatti che l’obbligo previdenziale può sorgere quando uno psicologo iscritto all’Albo incassa un compenso per attività libero-professionale anche occasionale, anche se non possiede ancora una Partita IVA. Per questo la situazione concreta va verificata prima di iniziare a lavorare.
Per approfondire il percorso generale puoi leggere anche la guida su come aprire la Partita IVA da libero professionista.
Quali requisiti servono per lavorare come psicologo nel 2026?
Lo psicologo è una professione regolamentata. Per esercitarla è necessario possedere il titolo abilitante previsto dalla normativa e risultare iscritti all’Albo professionale.
Il percorso universitario è cambiato rispetto alle vecchie guide ancora presenti online: il Decreto Interministeriale MUR n. 654/2022 disciplina la laurea magistrale LM-51 abilitante alla professione di psicologo e il relativo tirocinio pratico-valutativo. Restano specifiche regole transitorie per chi ha conseguito il titolo con ordinamenti precedenti.
Quindi non è corretto applicare indistintamente a tutti i nuovi laureati il vecchio schema “laurea, tirocinio annuale ed Esame di Stato” senza considerare il regime universitario seguito.
Qual è il codice ATECO dello psicologo nel 2026?
Secondo la classificazione ATECO 2025 pubblicata da ISTAT, il codice corretto è 86.93.00 – Attività di psicologi e psicoterapeuti, esclusi i medici.
La classificazione ATECO 2025 include in questo codice le attività di consulenza e trattamento svolte da psicologi, tra cui psicologi clinici e della salute, oltre alle attività degli psicoterapeuti non medici e degli psicanalisti non medici.
Il codice va indicato nella dichiarazione di inizio attività e identifica fiscalmente l’attività professionale esercitata.
Il vecchio codice ATECO 86.90.30 è ancora corretto?
No. Il codice 86.90.30 appartiene alla precedente classificazione ATECO ed è rimasto utilizzabile fino al 31 marzo 2025. Dal 1° aprile 2025, con l’operatività della classificazione ATECO 2025, il riferimento per psicologi e psicoterapeuti non medici è 86.93.00.
Anche la procedura di iscrizione ENPAP indica espressamente 86.93.00 come codice in vigore dal 1° aprile 2025. Questo controllo è importante perché online sono ancora presenti guide 2026 che riportano il vecchio codice.
Psicologo online e psicologo in studio usano lo stesso ATECO?
Se cambia soltanto il modo con cui viene erogata la stessa prestazione psicologica, ad esempio seduta in studio oppure colloquio online, la natura dell’attività resta quella professionale di psicologo.
Il problema si pone invece quando, oltre all’attività professionale, vengono svolte attività economicamente diverse, per esempio formazione, corsi, produzione di contenuti o altre consulenze non riconducibili alle prestazioni dello psicologo. In questi casi può essere necessario valutare uno o più codici ATECO aggiuntivi.
Come si apre la Partita IVA da psicologo?
Lo psicologo che opera individualmente è normalmente inquadrato come libero professionista. L’apertura fiscale avviene presso l’Agenzia delle Entrate attraverso il modello AA9/12, indicando i dati del professionista, la sede dell’attività, il codice ATECO e le informazioni richieste sul regime fiscale.
Per la normale attività professionale individuale non si apre una ditta individuale e non è richiesta l’iscrizione alla Camera di Commercio. Situazioni diverse, come società, studi associati o attività ulteriori rispetto alla professione, devono invece essere valutate separatamente.
La pratica fiscale di attribuzione della Partita IVA non prevede un costo amministrativo se viene presentata direttamente. Il costo nasce quando ci si affida a un professionista per analisi, predisposizione e invio della pratica.
Trovi il procedimento generale nella guida Aprire Partita IVA 2026.
Quali documenti servono per aprire la Partita IVA?
Per impostare correttamente l’apertura servono almeno i dati anagrafici e fiscali del professionista, l’indirizzo della sede dell’attività, la data di inizio, il codice ATECO e la scelta del regime fiscale. È inoltre opportuno avere già chiaro il proprio inquadramento professionale e previdenziale.
Dopo l’apertura, ENPAP richiede nella propria procedura di iscrizione anche il certificato di attribuzione della Partita IVA quando il professionista ne è in possesso, oltre ai documenti personali e alle informazioni relative all’iscrizione all’Ordine.
Uno psicologo può aderire al regime forfettario?
Sì, se possiede tutti i requisiti previsti dalla disciplina del regime forfettario e non ricade in una causa di esclusione.
Nel 2026 il limite ordinario di ricavi o compensi resta 85.000 euro. Se durante l’anno si supera questa soglia senza oltrepassare 100.000 euro, l’uscita opera dall’anno successivo; oltre 100.000 euro la fuoriuscita è immediata secondo le regole del regime.
Per il 2026 è inoltre confermata a 35.000 euro la soglia dei redditi di lavoro dipendente o assimilati dell’anno precedente rilevante per la specifica causa di esclusione, ferme le eccezioni previste dalla normativa.
I requisiti vanno comunque controllati nel loro insieme: trovi l’analisi aggiornata nella guida ai requisiti del regime forfettario 2026.
Qual è il coefficiente di redditività dello psicologo?
Per lo psicologo in regime forfettario il coefficiente di redditività applicabile resta 78%.
L’introduzione di ATECO 2025 non ha automaticamente modificato i coefficienti. Il decreto legislativo 81/2025 ha stabilito che, fino all’approvazione dei nuovi coefficienti costruiti sulla nuova classificazione, continuano ad applicarsi quelli previsti dalla disciplina precedente in base alla corrispondenza dell’attività.
Per capire come funziona il calcolo puoi consultare anche la guida al coefficiente di redditività nel regime forfettario.
Quanto paga di tasse uno psicologo forfettario?
Nel forfettario l’imposta sostitutiva ordinaria è del 15%. Può scendere al 5% per i primi cinque periodi d’imposta quando sono soddisfatte tutte le condizioni previste per una nuova attività.
Il calcolo non parte dalle spese effettivamente sostenute. Il reddito forfettario viene determinato applicando il coefficiente del 78% ai compensi rilevanti e sottraendo poi i contributi previdenziali deducibili secondo le regole fiscali.
Per esempio, su 30.000 euro di compensi, prima delle deduzioni previdenziali il reddito determinato con coefficiente 78% è pari a 23.400 euro. L’imposta sostitutiva non va quindi calcolata direttamente sull’intero fatturato.
Quando bisogna iscriversi all’ENPAP?
Questo è uno dei punti più importanti. La sola apertura della Partita IVA non fa scattare automaticamente l’iscrizione all’ENPAP.
L’ENPAP chiarisce che l’obbligo nasce quando sono presenti contemporaneamente l’iscrizione all’Albo e l’incasso di un compenso derivante dall’attività libero-professionale di psicologo.
Dalla data di incasso del primo compenso ci sono 90 giorni per presentare la domanda di iscrizione online. Se è stata aperta la Partita IVA ma non è stato ancora incassato alcun compenso professionale, ENPAP indica espressamente di non procedere ancora all’iscrizione.
Quanto si paga di ENPAP nel 2026?
Le regole contributive ENPAP prevedono tre componenti principali.
| Contributo | Regola |
|---|---|
| Soggettivo | 10% del reddito netto professionale, con minimo ordinario di 856 euro |
| Integrativo | 2% del corrispettivo lordo, con minimo di 66 euro |
| Maternità | Quota fissa determinata annualmente da ENPAP |
Il contributo soggettivo può essere aumentato volontariamente, in occasione della comunicazione reddituale, fino al 30% con incrementi di due punti percentuali.
In presenza delle condizioni indicate da ENPAP il minimo soggettivo può essere ridotto. Le riduzioni attualmente previste comprendono, tra gli altri casi, il lavoro dipendente svolto contemporaneamente, i nuovi iscritti ENPAP da non oltre tre anni e i professionisti con reddito netto molto basso.
La quota di maternità viene invece fissata per annualità. È quindi preferibile verificare l’importo comunicato dall’Ente per l’anno di riferimento anziché riportare importi di annualità precedenti come se fossero validi per il 2026.
Quali sono le scadenze ENPAP?
ENPAP indica normalmente due scadenze centrali: il 1° marzo per l’acconto e il 1° ottobre per la comunicazione reddituale e il saldo, con gli eventuali slittamenti quando la scadenza cade in giorno non lavorativo.
L’acconto ordinario viene determinato in base alle regole ENPAP e può essere calcolato con metodo storico oppure, ricorrendone le condizioni, previsionale.
Novità ENPAP: i contributi 2026 possono essere pianificati in 10 rate
ENPAP ha introdotto nel 2026 una nuova possibilità di pagamento dei contributi riferiti ai redditi 2026: dopo gli adempimenti relativi al saldo 2025, il professionista può attivare entro il 1° ottobre 2026 un piano tramite addebito SDD composto da 10 versamenti mensili.
Secondo le indicazioni pubblicate dall’Ente, gli addebiti partono dal 20 ottobre 2026 e proseguono fino a luglio 2027. Con la comunicazione reddituale 2026, da presentare nel 2027, verrà poi verificato se quanto versato copre l’intero contributo dovuto oppure se occorre un saldo integrativo.
Psicologo dipendente e Partita IVA: dove si versano i contributi?
Il fatto di avere anche un rapporto di lavoro dipendente non elimina automaticamente l’obbligo ENPAP sul reddito prodotto con la libera professione di psicologo. Il regolamento ENPAP contempla espressamente l’esercizio autonomo della professione anche contemporaneamente al lavoro subordinato.
Il lavoro dipendente può però incidere sulla riduzione del contributo soggettivo minimo e, separatamente, sulla possibilità di utilizzare il regime forfettario. Sono quindi due verifiche diverse: una previdenziale e una fiscale.
Come deve fare fattura uno psicologo?
La fattura deve distinguere correttamente la natura della prestazione. Le prestazioni sanitarie di diagnosi, cura e riabilitazione della persona rese nell’esercizio di una professione sanitaria possono beneficiare dell’esenzione IVA prevista dalla normativa; attività diverse, come alcune prestazioni formative o consulenziali non sanitarie, devono essere valutate in base alla loro effettiva natura.
Nella fattura vanno inoltre gestiti correttamente il contributo integrativo ENPAP del 2%, l’eventuale imposta di bollo e le diciture fiscali coerenti con il regime adottato.
Lo psicologo deve emettere fattura elettronica?
Non tutte le fatture dello psicologo seguono la stessa strada.
Per le prestazioni sanitarie rese a persone fisiche i cui dati rientrano nel Sistema Tessera Sanitaria continua ad applicarsi il divieto di emissione tramite Sistema di Interscambio. Il decreto legislativo 81/2025 ha reso strutturale la disciplina che in precedenza veniva prorogata di anno in anno.
Le operazioni che non rientrano in questo ambito devono invece essere valutate secondo le normali regole della fatturazione elettronica. Per il quadro generale puoi consultare la guida sulla fatturazione elettronica della Partita IVA.
Come funziona il Sistema Tessera Sanitaria per lo psicologo?
Secondo le indicazioni dell’Agenzia delle Entrate sul Sistema Tessera Sanitaria, gli iscritti agli Albi professionali degli psicologi rientrano tra i soggetti tenuti alla trasmissione dei dati relativi alle spese sanitarie sostenute dalle persone fisiche.
Un aggiornamento importante riguarda la periodicità: per i dati relativi alle spese sanitarie dal 2025 la trasmissione è tornata a cadenza annuale. Il decreto MEF del 29 ottobre 2025 disciplina la trasmissione annuale, con invio entro il 31 gennaio dell’anno successivo a quello di riferimento, salvo gli ordinari slittamenti del termine quando previsti.
Le vecchie indicazioni che parlano in modo generalizzato di invio semestrale non descrivono quindi più la disciplina vigente per i dati 2025 e successivi.
Quanto costa mantenere la Partita IVA da psicologo?
Non esiste un costo annuale uguale per tutti. Le principali voci da considerare sono i contributi ENPAP, le imposte determinate dal regime fiscale, il costo dell’assistenza fiscale eventualmente scelta, la quota dell’Ordine professionale e gli altri costi effettivamente sostenuti per svolgere l’attività.
Per un professionista all’inizio è particolarmente importante distinguere i costi inevitabili da quelli variabili. Puoi approfondire con la guida su quanto costa aprire la Partita IVA.
Checklist prima di aprire la Partita IVA come psicologo
- verifica il titolo abilitante e l’iscrizione all’Albo;
- usa il codice ATECO 86.93.00;
- stabilisci la data effettiva di inizio dell’attività;
- valuta forfettario e ordinario sulla tua situazione reale;
- verifica eventuali altre attività che richiedono codici ATECO aggiuntivi;
- apri la Partita IVA con modello AA9/12;
- non confondere l’apertura fiscale con il momento di iscrizione ENPAP;
- annota la data di incasso del primo compenso ai fini ENPAP;
- organizza fatture, Sistema Tessera Sanitaria e bollo;
- pianifica in anticipo imposte e contributi.
Gli errori più comuni quando uno psicologo apre la Partita IVA
Tra gli errori più frequenti ci sono l’utilizzo del vecchio ATECO 86.90.30, l’iscrizione ENPAP fatta nel momento sbagliato, la confusione tra obblighi del Sistema TS e fatturazione elettronica, l’applicazione automatica del forfettario senza controllarne le cause di esclusione e l’utilizzo di informazioni previdenziali riferite ad annualità precedenti.
Un altro errore è considerare identiche tutte le prestazioni dello psicologo: attività sanitaria, formazione, consulenza aziendale e altre attività possono avere trattamenti fiscali e di fatturazione differenti.
Domande frequenti sulla Partita IVA dello psicologo
Qual è l’ATECO dello psicologo nel 2026?
È 86.93.00, in vigore con ATECO 2025 dal 1° aprile 2025. Il precedente 86.90.30 appartiene alla classificazione precedente.
Devo iscrivermi all’ENPAP appena apro la Partita IVA?
No. ENPAP collega l’obbligo all’incasso del primo compenso professionale da parte dello psicologo iscritto all’Albo. Da quell’incasso decorrono 90 giorni per iscriversi.
Quanto versa minimo uno psicologo all’ENPAP?
Il minimo ordinario attualmente indicato da ENPAP è 856 euro per il contributo soggettivo e 66 euro per l’integrativo. Esistono specifiche condizioni che possono ridurre il minimo soggettivo.
Lo psicologo forfettario ha coefficiente del 78%?
Sì. In attesa dei nuovi coefficienti elaborati sulla classificazione ATECO 2025 continua ad applicarsi il coefficiente del 78% riferibile all’attività professionale.
Le spese sanitarie vanno ancora inviate ogni sei mesi?
No. Per i dati relativi al 2025 e agli anni successivi la disciplina è annuale, con termine fissato entro il 31 gennaio dell’anno successivo secondo il decreto MEF vigente.
Vuoi aprire la Partita IVA da psicologo?
Prima dell’apertura possiamo verificare insieme codice ATECO, regime fiscale, posizione ENPAP e adempimenti da impostare, evitando di partire con un inquadramento che poi deve essere corretto.