Aprire la Partita IVA come riparatore di elettrodomestici nel 2026 significa inquadrare un’attività artigiana che ATECO 2025 distingue chiaramente dall’elettronica di consumo, dalla refrigerazione commerciale e dagli impianti centralizzati. Il codice specifico è 95.22.01 — Riparazione e manutenzione di elettrodomestici.
La voce comprende assistenza su frigoriferi, stufe, lavatrici, asciugatrici, condizionatori e altri apparecchi domestici. Il codice, però, non sostituisce eventuali abilitazioni tecniche: quando l’intervento riguarda apparecchiature fisse con gas fluorurati o parti di impianti di climatizzazione e refrigerazione possono entrare in gioco F-Gas e D.M. 37/2008.
Qual è il codice ATECO del riparatore di elettrodomestici nel 2026?
Le note ATECO 2025 dell’ISTAT indicano 95.22.01 — Riparazione e manutenzione di elettrodomestici.
La classificazione comprende riparazione e servizi di assistenza su frigoriferi, stufe, lavatrici, asciugatrici, condizionatori e altri elettrodomestici destinati all’uso domestico.
Televisori e apparecchi audio usano lo stesso codice?
No. La riparazione di televisori, radio, lettori audio-video, videocamere domestiche e prodotti analoghi appartiene alla voce 95.21.00 — Riparazione e manutenzione di prodotti di elettronica di consumo.
Un laboratorio che ripara sia elettrodomestici sia elettronica può quindi dover verificare attività prevalente e codice secondario. Il criterio generale è spiegato nella guida ai codici ATECO prevalenti e secondari.
Frigoriferi domestici e refrigerazione commerciale hanno lo stesso ATECO?
No. ISTAT esclude dal 95.22 la riparazione degli impianti di refrigerazione commerciale, che rientra nelle attività di riparazione e manutenzione di macchinari della divisione 33.
È quindi importante distinguere il frigorifero di casa dalla cella frigorifera, dal banco refrigerato di un negozio o da un impianto industriale.
Condizionatori domestici e impianti centralizzati sono la stessa attività?
No. Il 95.22.01 comprende l’assistenza su condizionatori domestici, ma ISTAT esclude gli impianti centralizzati di condizionamento dell’aria, rinviando alla divisione 43.22. Chi installa o mantiene veri impianti di climatizzazione negli edifici deve verificare l’inquadramento impiantistico.
Per questo confine consulta anche la guida alla Partita IVA del frigorista.
Serve la certificazione F-Gas?
Non per qualsiasi riparazione di elettrodomestici. Diventa però rilevante quando si eseguono attività soggette alla disciplina dei gas fluorurati su apparecchiature fisse di refrigerazione, condizionamento o pompe di calore contenenti F-Gas.
Il Registro nazionale F-Gas comprende persone e imprese certificate per installazione, manutenzione, riparazione, assistenza, controllo delle perdite e smantellamento delle apparecchiature rientranti nella disciplina.
Persona fisica e impresa devono entrambe essere certificate F-Gas?
Quando l’attività rientra negli obblighi previsti per apparecchiature fisse di refrigerazione, condizionamento e pompe di calore, la disciplina distingue certificazione della persona che svolge materialmente l’intervento e certificazione dell’impresa che offre il servizio. La semplice apertura della Partita IVA non sostituisce tali requisiti.
Quando entra in gioco il D.M. 37/2008?
Il D.M. 37/2008 disciplina, tra gli altri, gli impianti di riscaldamento, climatizzazione, condizionamento e refrigerazione negli edifici. Se il lavoro non riguarda più il singolo elettrodomestico ma l’installazione o manutenzione dell’impianto fisso, bisogna verificare abilitazione dell’impresa e responsabile tecnico.
Riparare una lavatrice richiede il D.M. 37/2008?
La normale riparazione dell’elettrodomestico come bene autonomo non va confusa con l’installazione o manutenzione di un impianto regolamentato. Il confine dipende da ciò che viene materialmente modificato: apparecchio, collegamento accessorio o parte dell’impianto dell’edificio.
Serve una qualifica professionale nazionale?
Per la normale riparazione di elettrodomestici non esiste un Albo professionale nazionale del riparatore. Questo non elimina eventuali requisiti specifici collegati a F-Gas, impiantistica, sicurezza elettrica o altre lavorazioni particolari.
Come si apre la Partita IVA?
Chi esercita stabilmente in proprio con strumenti, ricambi, laboratorio o mezzo attrezzato opera normalmente come impresa. Partita IVA, Registro Imprese, eventuale qualifica artigiana, INPS e INAIL vengono coordinati tramite Comunicazione Unica. Il procedimento generale è spiegato nella guida su come aprire una ditta individuale con ComUnica.
Il riparatore di elettrodomestici è un artigiano?
Quando il titolare svolge personalmente e professionalmente il lavoro tecnico e ricorrono gli altri requisiti previsti, l’inquadramento tipico è quello di impresa artigiana.
In questa situazione la previdenza del titolare è normalmente la Gestione Artigiani INPS, non la Gestione Separata.
Quanto paga INPS nel 2026?
La circolare INPS n. 14/2026 fissa per gli artigiani un minimale di reddito di 18.808 euro, un contributo minimo annuo ordinario di 4.521,36 euro e aliquota IVS del 24%.
La prima fascia pensionabile arriva a 56.224 euro; sulla quota superiore l’aliquota aumenta di un punto percentuale entro i limiti previsti. Per il quadro completo consulta i contributi INPS Artigiani e Commercianti 2026.
Si può chiedere la riduzione INPS del 35%?
Il titolare artigiano che applica il regime forfettario può chiedere il regime contributivo agevolato quando possiede i requisiti. La riduzione non è automatica e incide anche sulla contribuzione accreditata. La procedura è spiegata nella guida alla riduzione INPS del 35%.
Il riparatore può usare il regime forfettario?
Sì, se rispetta i requisiti generali e non ricade nelle cause di esclusione. Le condizioni sono riepilogate nella guida ai requisiti del regime forfettario.
Qual è il coefficiente di redditività?
Per la normale attività di riparazione di elettrodomestici il coefficiente utilizzato nel regime forfettario è 67%. Con 30.000 euro di ricavi il reddito forfettario iniziale è quindi pari a 20.100 euro prima della deduzione dei contributi previdenziali obbligatori versati.
ATECO 2025 ha cambiato automaticamente il coefficiente?
No. Il D.Lgs. 81/2025 stabilisce che, fino all’approvazione dei nuovi coefficienti costruiti su ATECO 2025, si continua a utilizzare il coefficiente individuato tramite la corrispondenza con la classificazione precedente.
Il forfettario conviene sempre?
No. Ricambi, furgone, carburante, strumenti di diagnosi, attrezzature, magazzino, smaltimenti, assicurazione e personale possono incidere molto. Il coefficiente del 67% presume costi pari al 33% dei ricavi: la convenienza va confrontata con le spese effettive.
Vendere ricambi ed elettrodomestici cambia l’inquadramento?
La fornitura del ricambio necessario alla riparazione può far parte del servizio. Se però l’impresa svolge una vera attività autonoma di commercio di ricambi o elettrodomestici, bisogna verificare il relativo codice commerciale e distinguere correttamente i ricavi.
Si può lavorare solo a domicilio del cliente?
Sì. Il tecnico può operare principalmente presso abitazioni e clienti senza un grande laboratorio aperto al pubblico, utilizzando un mezzo attrezzato e una sede amministrativa compatibile. Un laboratorio con deposito ricambi o attività di vendita può però richiedere verifiche ulteriori sui locali.
Serve l’INAIL?
La posizione INAIL va verificata in base alle lavorazioni e ai soggetti assicurabili. Il lavoro comprende strumenti elettrici, apparecchi sotto tensione, movimentazione di elettrodomestici pesanti, interventi presso clienti e possibili attività manuali in laboratorio.
Quanto costa iniziare?
I costi tipici comprendono multimetro e strumenti di misura, utensili, attrezzature di diagnosi, furgone, ricambi, assicurazione, dispositivi di protezione, eventuale laboratorio e software gestionale. Se si lavora su apparecchiature soggette a F-Gas vanno considerati anche certificazioni, strumenti specifici e relativi adempimenti.
Per una panoramica generale consulta i costi di una ditta individuale.
Errori da evitare
- usare 95.22.01 per refrigerazione commerciale o impianti centralizzati;
- confondere elettrodomestici ed elettronica di consumo;
- ignorare F-Gas quando si interviene su apparecchiature soggette;
- ignorare il D.M. 37/2008 quando il lavoro riguarda l’impianto fisso;
- aprire come professionista in Gestione Separata senza verificare la natura artigiana;
- trattare una vera attività commerciale come semplice vendita accessoria di ricambi;
- scegliere il forfettario senza stimare i costi reali.
Checklist prima di aprire
- definire quali apparecchi si ripareranno;
- usare 95.22.01 per elettrodomestici domestici quando coerente;
- distinguere elettronica, refrigerazione commerciale e impianti centralizzati;
- verificare F-Gas e D.M. 37/2008 quando applicabili;
- aprire l’impresa e verificare la qualifica artigiana;
- iscrivere correttamente il titolare all’INPS;
- verificare INAIL e sicurezza;
- scegliere il regime fiscale dopo una stima dei costi effettivi.
Domande frequenti
Qual è l’ATECO del riparatore di elettrodomestici?
95.22.01.
Qual è il coefficiente forfettario?
67%.
Quale INPS paga?
Per il titolare inquadrato come artigiano, normalmente Gestione Artigiani INPS.
Serve F-Gas?
Solo quando le apparecchiature e le operazioni rientrano negli obblighi specifici della normativa sui gas fluorurati.
Partita IVA riparatore elettrodomestici nel 2026: cosa controllare
La sequenza corretta è tipo di apparecchio → ATECO 95.22.01 → eventuale F-Gas o D.M. 37/2008 → impresa artigiana → INPS/INAIL → regime fiscale → eventuale commercio di ricambi.
Le altre attività autonome sono raccolte nella sezione Professioni e attività.