Il regime forfettario per un artigiano può ridurre molto la complessità fiscale, ma non elimina i contributi INPS Artigiani. L’imposta sostitutiva è normalmente del 15% e può scendere al 5% quando ricorrono i requisiti per una nuova attività; il reddito imponibile viene determinato applicando ai ricavi il coefficiente di redditività collegato al codice ATECO effettivamente utilizzato.
La differenza rispetto a molti liberi professionisti è soprattutto previdenziale: nel 2026 l’artigiano iscritto alla Gestione Artigiani INPS ha un contributo minimo ordinario di 4.521,36 euro su un minimale di reddito pari a 18.808 euro. Chi applica il forfettario può inoltre chiedere, quando ne ricorrono le condizioni, il regime previdenziale agevolato con riduzione del 35%.
Regime forfettario artigiano: risposta rapida
- limite generale del forfettario: 85.000 euro di ricavi dell’anno precedente, salvo le altre condizioni previste;
- imposta sostitutiva: 15%, oppure 5% per le nuove attività che rispettano i requisiti;
- coefficiente di redditività: non è unico per tutti gli artigiani e dipende dall’ATECO;
- INPS Artigiani 2026: aliquota ordinaria 24%;
- minimale di reddito 2026: 18.808 euro;
- contributo minimo ordinario 2026: 4.521,36 euro;
- riduzione contributiva: 35% su domanda per chi applica il regime previdenziale agevolato;
- contributi eccedenti il minimale: dovuti quando il reddito d’impresa supera il minimale;
- IVA: nel forfettario non viene normalmente addebitata in fattura secondo le regole del regime;
- costi reali: non si deducono analiticamente, perché il reddito è calcolato tramite coefficiente.
Un artigiano può aderire al regime forfettario?
Sì. L’artigiano persona fisica può utilizzare il regime forfettario se rispetta i requisiti previsti dalla Legge 190/2014 e non ricade nelle cause di esclusione.
Essere iscritti come impresa artigiana non impedisce quindi l’accesso al regime. Bisogna però controllare tutti i requisiti generali, compresi ricavi, partecipazioni, eventuale lavoro dipendente e rapporti con datori o ex datori di lavoro.
Per la verifica completa consulta la guida APIVA sui requisiti del regime forfettario.
Artigiano e coefficiente di redditività: non esiste un valore unico
Uno degli errori più frequenti è pensare che tutti gli artigiani abbiano lo stesso coefficiente di redditività. Non è così: il coefficiente dipende dal codice ATECO dell’attività esercitata.
La Legge 190/2014 prevede coefficienti diversi per gruppi di attività. Per esempio:
- molte attività manifatturiere e numerosi servizi rientrano nel coefficiente del 67%;
- le attività delle costruzioni riconducibili ai gruppi previsti dalla disciplina utilizzano il coefficiente dell’86%;
- alcune attività alimentari e commerciali possono avere coefficienti differenti.
Il coefficiente deve quindi essere verificato sul codice ATECO effettivo e non sulla parola “artigiano”. APIVA approfondisce il criterio nella guida al coefficiente di redditività nel forfettario.
Come si calcola il reddito imponibile dell’artigiano forfettario?
Il calcolo parte dai ricavi incassati e applica il coefficiente di redditività previsto per l’attività. Il risultato è il reddito forfettario lordo.
Da questo reddito si deducono i contributi previdenziali obbligatori versati secondo le regole fiscali applicabili. Sul reddito residuo viene poi applicata l’imposta sostitutiva del 15% o del 5% se spettante.
Esempio con coefficiente del 67%
Supponiamo un artigiano con 30.000 euro di ricavi e coefficiente del 67%:
- ricavi: 30.000 euro;
- coefficiente: 67%;
- reddito forfettario lordo: 20.100 euro;
- su questa base si coordinano i contributi INPS Artigiani dovuti;
- i contributi obbligatori versati riducono il reddito su cui viene calcolata l’imposta sostitutiva.
Il calcolo dell’imposta non deve quindi essere fatto direttamente sui 30.000 euro di fatturato.
Esempio con coefficiente dell’86%
Se la stessa cifra di 30.000 euro riguarda invece un’attività artigiana con coefficiente dell’86%, il reddito forfettario lordo sale a 25.800 euro.
Questo esempio mostra perché due artigiani con identico fatturato possono pagare imposte differenti: il risultato dipende dal codice ATECO e dal relativo coefficiente.
Imposta sostitutiva del 15%
L’aliquota ordinaria del regime forfettario è pari al 15%. L’imposta sostituisce IRPEF, addizionali regionali e comunali e le altre imposte previste dalla disciplina del regime.
L’aliquota viene applicata al reddito imponibile determinato dopo l’applicazione del coefficiente e la deduzione dei contributi previdenziali obbligatori ammessi.
Quando l’artigiano può pagare il 5%?
Il 5% è riservato alle nuove attività che rispettano tutte le condizioni richieste dalla legge. Non basta aprire una nuova Partita IVA o iscriversi per la prima volta alla Camera di Commercio.
Tra gli aspetti da verificare ci sono la mancata prosecuzione di una precedente attività e le altre condizioni specifiche previste per il regime start-up. Se i requisiti non sono rispettati, si applica il 15%.
INPS Artigiani 2026: aliquota e minimale
Nel 2026 l’INPS ha fissato per gli artigiani un’aliquota pensionistica ordinaria del 24%. Il minimale di reddito è pari a 18.808 euro.
La circolare INPS sui contributi Artigiani e Commercianti 2026 indica per il titolare artigiano un contributo minimo annuo ordinario di 4.521,36 euro, comprensivo del contributo maternità.
I contributi INPS si pagano anche con reddito basso?
Sì. La Gestione Artigiani prevede una contribuzione minima sul minimale. Questo significa che un reddito effettivo o forfettario inferiore a 18.808 euro non azzera automaticamente i contributi.
È una differenza fondamentale rispetto alla Gestione Separata dei professionisti, dove non esiste lo stesso meccanismo di contribuzione minima fissa.
Cosa succede sopra il minimale?
Quando il reddito d’impresa supera il minimale, oltre alla quota fissa diventano dovuti i contributi percentuali sulla parte eccedente.
L’aliquota ordinaria degli artigiani nel 2026 è del 24% entro la fascia prevista dalla normativa, con le maggiorazioni applicabili oltre la prima fascia di retribuzione pensionabile.
Per i dettagli consulta la guida APIVA sui contributi INPS Artigiani e Commercianti 2026.
Quando si pagano i contributi fissi?
I contributi sul minimale vengono normalmente distribuiti in quattro rate nel corso dell’anno, con le scadenze previste dall’INPS. Le quote sul reddito eccedente il minimale vengono invece coordinate con saldo e acconti della dichiarazione dei redditi.
Gli F24 sono disponibili nel Cassetto previdenziale Artigiani e Commercianti.
Riduzione INPS del 35%: come funziona?
La Legge 190/2014 consente agli imprenditori individuali in regime forfettario iscritti alle Gestioni Artigiani o Commercianti di optare per un regime previdenziale agevolato.
La contribuzione dovuta viene ridotta del 35%. L’agevolazione riguarda sia la contribuzione entro il minimale sia quella eventualmente dovuta sul reddito eccedente.
La norma è contenuta nei commi 76 e 77 della Legge 190/2014.
La riduzione del 35% è automatica?
No. Il regime previdenziale agevolato è facoltativo e richiede una specifica adesione secondo le procedure INPS.
Per chi è già in attività, la disciplina prevede normalmente una domanda entro il termine previsto per l’anno in cui si vuole utilizzare l’agevolazione. Per le nuove imprese l’adesione va presentata tempestivamente dopo l’iscrizione alla gestione previdenziale.
APIVA dedica un approfondimento specifico alla riduzione INPS del 35% nel regime forfettario.
Ridurre i contributi del 35% conviene sempre?
Non necessariamente. Pagare contributi inferiori riduce il costo immediato, ma può incidere sull’accredito contributivo e sulla futura posizione pensionistica.
Per un’attività appena avviata con ricavi bassi la riduzione può migliorare molto il cash flow; per chi vuole massimizzare la contribuzione pensionistica la valutazione può essere diversa.
Riduzione 35% e sconto 50% per nuovi iscritti 2025 sono la stessa cosa?
No. La riduzione del 35% è il regime previdenziale agevolato collegato al forfettario. Lo sconto del 50% introdotto per chi si è iscritto per la prima volta alle Gestioni Artigiani o Commercianti nel 2025 è una misura differente.
Nel 2026 non nasce automaticamente un nuovo diritto allo sconto del 50% per chi apre per la prima volta. Chi ha ottenuto l’agevolazione 2025 continua a seguirne le regole per la durata prevista.
Forfettario e INAIL
Il regime forfettario non elimina eventuali obblighi INAIL. Per molte attività artigiane la posizione assicurativa va verificata in base alle lavorazioni svolte, alle attrezzature utilizzate e al rischio dell’attività.
INAIL è distinto dall’INPS: l’eventuale riduzione previdenziale del 35% non va confusa con il premio assicurativo contro gli infortuni.
Forfettario e IVA
L’artigiano forfettario normalmente non addebita IVA nelle operazioni interne secondo le regole del regime e non detrae l’IVA sugli acquisti.
Questo significa che l’IVA pagata su materiali, attrezzature, macchinari e servizi rimane normalmente un costo economico. Per un artigiano che sostiene investimenti elevati questo aspetto può incidere sulla convenienza del forfettario.
Le spese reali si possono dedurre?
No, non analiticamente. Nel regime forfettario costi come materiali, affitto del laboratorio, carburante, utensili, macchinari, software, assicurazioni e consulenze non vengono sottratti uno per uno dai ricavi.
Il sistema presume i costi attraverso il coefficiente di redditività. L’eccezione principale riguarda i contributi previdenziali obbligatori deducibili secondo le regole previste.
Quando il forfettario può essere poco conveniente per un artigiano?
Il forfettario può essere meno vantaggioso quando l’attività ha costi reali molto elevati rispetto alla quota di costi implicita nel coefficiente.
Un laboratorio con affitto elevato, dipendenti, energia, materiali costosi, leasing o investimenti importanti può avere una struttura di costi che rende utile confrontare il regime ordinario.
Artigiano con dipendenti e regime forfettario
Avere dipendenti non esclude automaticamente il regime forfettario, ma occorre rispettare il limite previsto dalla normativa per le spese sostenute per lavoro dipendente e assimilato.
Quando l’impresa cresce, quindi, la verifica non deve riguardare soltanto i ricavi ma anche tutti gli altri requisiti di permanenza.
Artigiano con più codici ATECO
Un’impresa artigiana può avere più attività. In questo caso bisogna individuare il codice prevalente e gli eventuali codici secondari.
Nel regime forfettario, quando le attività ricadono in gruppi con coefficienti diversi, il reddito va determinato applicando a ciascuna componente il coefficiente corretto. Non è possibile usare automaticamente un unico coefficiente per tutti i ricavi.
Fattura dell’artigiano forfettario
L’artigiano in regime forfettario deve emettere la fattura secondo le regole vigenti, senza addebito dell’IVA nelle operazioni per cui si applica il regime e con le annotazioni previste.
La fatturazione elettronica resta il riferimento ordinario. Per la gestione pratica consulta la guida APIVA sulla fatturazione elettronica con Partita IVA.
Come si dichiarano i redditi?
Il reddito dell’artigiano forfettario viene dichiarato nel quadro LM del modello Redditi Persone Fisiche. La dichiarazione serve anche a coordinare imposta sostitutiva e contribuzione previdenziale dovuta sul reddito eccedente il minimale.
L’Agenzia delle Entrate utilizza il quadro LM per la determinazione del reddito dei contribuenti forfettari.
Artigiano forfettario: esempio pratico di convenienza
Un artigiano con coefficiente del 67%, costi reali modesti e ricavi di 30.000 euro può trovare nel forfettario una gestione semplice e prevedibile. Un altro artigiano con lo stesso fatturato ma coefficiente dell’86%, costi elevati di materiali e macchinari e nessuna possibilità di detrarre l’IVA può avere una convenienza molto diversa.
Per questo il confronto deve sempre comprendere almeno quattro elementi: coefficiente ATECO, contributi INPS, costi reali e IVA sugli acquisti.
Checklist prima di scegliere il forfettario
- verifica che l’attività sia realmente artigiana;
- controlla il codice ATECO corretto;
- individua il coefficiente di redditività applicabile;
- verifica tutti i requisiti del regime forfettario;
- calcola il contributo minimo INPS ordinario;
- stima l’eventuale contribuzione sopra il minimale;
- valuta la riduzione previdenziale del 35%;
- confronta costi reali e costi presunti dal coefficiente;
- considera l’IVA non detraibile sugli acquisti;
- confronta il risultato con il regime ordinario prima di decidere.
Errori frequenti dell’artigiano forfettario
- pensare che tutti gli artigiani abbiano coefficiente 67%;
- calcolare l’imposta direttamente sul fatturato;
- ignorare i contributi minimi INPS;
- pensare che con reddito basso i contributi siano automaticamente zero;
- considerare automatica la riduzione del 35%;
- confondere riduzione 35% e sconto 50% previsto per i nuovi iscritti 2025;
- dimenticare eventuali contributi sul reddito eccedente il minimale;
- dedurre analiticamente costi che nel forfettario non sono deducibili;
- ignorare l’IVA indetraibile sugli acquisti;
- scegliere il forfettario senza confrontarlo con la reale struttura dei costi.
Domande frequenti sul regime forfettario dell’artigiano
Quanto paga di INPS un artigiano nel 2026?
Il contributo minimo ordinario è 4.521,36 euro su un minimale di reddito pari a 18.808 euro, oltre alla contribuzione eventualmente dovuta sul reddito eccedente.
La riduzione INPS del 35% è automatica?
No. È un regime previdenziale agevolato facoltativo e richiede l’adesione secondo le procedure INPS.
Qual è il coefficiente di redditività?
Dipende dal codice ATECO. Non esiste un coefficiente unico valido per tutti gli artigiani.
L’artigiano forfettario paga IVA?
Nelle operazioni interne soggette alle regole del regime non addebita normalmente IVA, ma non detrae quella pagata sugli acquisti.
Può pagare il 5%?
Sì, se l’attività rispetta tutte le condizioni previste per l’aliquota ridotta delle nuove attività.
Il forfettario conviene sempre a un artigiano?
No. La convenienza dipende soprattutto da coefficiente ATECO, contributi, costi reali, investimenti e IVA sugli acquisti.