Il regime forfettario per e-commerce è possibile se sono rispettati i requisiti del regime. Per una normale attività di commercio al dettaglio il coefficiente di redditività è generalmente il 40%, ma merce, advertising, software, logistica, resi e commissioni dei marketplace non vengono dedotti analiticamente.
La convenienza dipende quindi dal margine reale del negozio, dai contributi INPS, dall’IVA sugli acquisti e dalla struttura dei costi: due e-commerce con gli stessi ricavi possono avere risultati economici molto diversi.
Un e-commerce può stare nel regime forfettario?
Sì. Vendere tramite sito proprio, Amazon, Etsy, Shopify o WooCommerce non esclude di per sé dal regime. Restano da verificare requisiti e cause ostative generali, descritti nella guida sui requisiti del forfettario.
Qual è il coefficiente di redditività?
Per il commercio al dettaglio il coefficiente è generalmente 40%. Su 50.000 euro di ricavi, il reddito determinato prima dei contributi è quindi 20.000 euro. Il 40% non va però applicato automaticamente a chi svolge intermediazione o servizi: conta l’attività effettiva e il corretto inquadramento ATECO.
Perché i costi reali sono decisivi?
Un e-commerce può sostenere costi importanti per acquisto merce, pubblicità, packaging, spedizioni, resi, piattaforme, software, gateway di pagamento e magazzino. Nel forfettario questi costi non riducono singolarmente il reddito fiscale. Il coefficiente presume una quota di costi; se i costi reali sono molto alti, il vantaggio fiscale può ridursi o scomparire.
Esempio con 50.000 euro di ricavi
Con 50.000 euro di ricavi e coefficiente del 40%, il reddito forfettario prima dei contributi è 20.000 euro. Se però l’attività ha sostenuto 32.000 euro tra merce, advertising, spedizioni e commissioni, il margine economico reale non coincide con il reddito fiscale. Questo è il motivo per cui il confronto con il regime ordinario va fatto sui numeri del negozio, non solo sulle aliquote.
Commissioni Amazon, Etsy, Stripe e PayPal
Le commissioni trattenute da marketplace e sistemi di pagamento non diventano automaticamente una riduzione del ricavo fiscale. Una vendita da 100 euro con accredito netto di 97 dopo 3 euro di commissione richiede di tenere distinti corrispettivo della vendita e costo della piattaforma.
Lo stesso criterio vale per chargeback, rimborsi e storni: i report delle piattaforme devono essere riconciliati con le vendite effettive, evitando di usare il solo movimento bancario come base per ricostruire i ricavi.
IVA sugli acquisti: perché può cambiare la convenienza
Nel forfettario l’IVA sugli acquisti non funziona come nel regime IVA ordinario. Per un’attività che compra molta merce, attrezzature, servizi pubblicitari o software con IVA, questo elemento può incidere in modo rilevante sul costo effettivo. Un negozio con investimenti iniziali importanti deve quindi confrontare anche l’IVA non recuperabile, non soltanto l’imposta sostitutiva.
Magazzino, invenduto e resi
Il commercio online può immobilizzare liquidità in scorte e subire resi frequenti. Nel forfettario la presenza di merce invenduta non genera una deduzione analitica aggiuntiva dal reddito determinato con il coefficiente. Per questo un e-commerce con rotazione lenta del magazzino deve valutare con attenzione il rapporto tra ricavi fiscali e cassa realmente disponibile.
Quanto paga INPS un e-commerce?
Il titolare che esercita attività commerciale abituale e prevalente viene normalmente iscritto alla Gestione Commercianti quando ricorrono i requisiti. Nel 2026 l’INPS indica un’aliquota complessiva ordinaria del 24,48% per i commercianti e un minimale di reddito di 18.808 euro.
Riduzione INPS del 35%
Il contribuente forfettario iscritto alla Gestione Artigiani o Commercianti può, se possiede i requisiti, richiedere il regime previdenziale agevolato con riduzione del 35%. La scelta va valutata anche per gli effetti sulla contribuzione utile ai fini pensionistici. Approfondimento: riduzione INPS 35%.
Codice ATECO e-commerce e coefficiente
Con ATECO 2025 il codice non si sceglie perché la vendita avviene online: il commercio al dettaglio è classificato principalmente in base ai beni venduti. La distinzione tra vendita diretta e intermediazione è fondamentale anche per il coefficiente fiscale. Vedi codice ATECO e-commerce.
Vendite UE e OSS
Il forfettario italiano non elimina gli obblighi IVA collegati alle vendite transfrontaliere. Le vendite B2C di beni verso altri Paesi UE possono essere soggette alle regole del Paese di destinazione e al sistema OSS quando ne ricorrono le condizioni. La soglia unionale di 10.000 euro riguarda specifiche operazioni e non va applicata indistintamente a qualsiasi vendita estera.
FBA e magazzino all’estero
Se i beni vengono stoccati in un altro Paese, la posizione IVA può diventare più complessa. Alcuni modelli Amazon FBA possono generare obblighi locali diversi dalla semplice vendita con spedizione dall’Italia. Prima di attivare stock estero bisogna verificare dove si trovano fisicamente i beni e come avvengono i trasferimenti tra magazzini.
Acquisti di servizi esteri e reverse charge
Software, advertising e commissioni possono essere fatturati da fornitori esteri. Il fatto di essere forfettari non elimina gli adempimenti IVA che possono derivare da acquisti di servizi intracomunitari o extra-UE. Google Ads, Meta Ads, Shopify, software SaaS e marketplace devono quindi essere verificati anche dal lato documentale e IVA.
Dropshipping e forfettario
Il dropshipping può essere compatibile con il forfettario, ma prima bisogna capire se l’impresa è venditrice dei beni o semplice intermediaria. La risposta incide su ATECO, coefficiente e adempimenti. Il tema è approfondito nella guida sulla Partita IVA dropshipping.
Liquidità: imposte e contributi non coincidono con le commissioni del marketplace
Un errore frequente è utilizzare tutta la liquidità disponibile per reinvestire in merce o pubblicità senza accantonare imposte e contributi. Il marketplace può versare importi già ridotti delle proprie commissioni, mentre gli obblighi fiscali e previdenziali seguono regole diverse. È utile quindi separare fin dall’inizio budget operativo e accantonamento fiscale.
Quando il forfettario può essere poco conveniente?
- margine commerciale molto basso;
- costi di acquisto e advertising elevati;
- forti investimenti con IVA sugli acquisti;
- necessità di magazzino e logistica costosi;
- crescita rapida prevista;
- operatività internazionale complessa.
Forfettario o ordinario: cosa confrontare
Il confronto deve considerare ricavi, margine lordo, costo merce, advertising, commissioni, logistica, resi, IVA sugli acquisti, contributi INPS, investimenti e crescita prevista. Un e-commerce con costi bassi può beneficiare molto del forfettario; un commercio con margini stretti può avere una dinamica opposta.
SCIA e regime fiscale sono due piani diversi
Essere forfettari non elimina gli adempimenti amministrativi del commercio. Se per il modello di vendita è richiesta una SCIA al SUAP, questa resta necessaria. Vedi SCIA e-commerce.
Errori frequenti
- considerare ricavo solo il netto accreditato dal marketplace;
- trattare commissioni e advertising come costi fiscalmente deducibili nel forfettario;
- applicare sempre il coefficiente 40% senza verificare l’attività;
- ignorare la Gestione Commercianti;
- ritenere che il forfettario elimini gli obblighi IVA esteri;
- non analizzare il margine reale prima di scegliere il regime.
Domande frequenti
Un e-commerce può essere forfettario?
Sì, se rispetta requisiti e cause di esclusione.
Qual è il coefficiente?
Per una normale attività di commercio al dettaglio è generalmente il 40%.
Le commissioni Amazon si deducono?
Nel forfettario non vengono dedotte analiticamente dal reddito fiscale.
Si paga INPS anche con ricavi bassi?
La Gestione Commercianti prevede contribuzione sul minimale quando ricorrono i requisiti di iscrizione.
Il forfettario evita OSS e IVA estera?
No: le operazioni transfrontaliere vanno analizzate separatamente.
Come scegliere il regime
Ricostruisci ricavi lordi, margine reale, costi di merce e marketing, contributi INPS, IVA sugli acquisti, modalità di vendita e mercati serviti. Il regime fiscale va scelto insieme al modello economico dell’e-commerce. Per il quadro completo consulta Partita IVA e-commerce.