Lo psicologo può applicare il regime forfettario se rispetta i requisiti previsti dalla legge e non ricade in una causa di esclusione. Per l’attività professionale dello psicologo il coefficiente di redditività è normalmente del 78%; sul reddito così determinato, dopo la deduzione dei contributi previdenziali obbligatori ammessi, si applica l’imposta sostitutiva del 15% oppure del 5% quando ricorrono le condizioni per la nuova attività.
Come funziona il forfettario per lo psicologo
Il regime forfettario non determina il reddito sottraendo tutte le spese reali dello studio. Si parte dai compensi fiscalmente rilevanti e si applica il coefficiente di redditività collegato all’attività.
Per lo psicologo questo significa che il sistema riconosce forfettariamente una quota di costi, mentre spese come affitto dello studio, formazione, assicurazione, software, pubblicità o supervisione non vengono dedotte una per una.
Coefficiente di redditività: 78%
La legge 190/2014 stabilisce che il reddito del forfettario venga determinato applicando ai ricavi o compensi il coefficiente previsto per il gruppo di attività. Per l’attività professionale dello psicologo il coefficiente utilizzato è normalmente del 78%.
Con 10.000 euro di compensi fiscalmente rilevanti, il reddito forfettario lordo è quindi 7.800 euro prima della deduzione dei contributi previdenziali.
Codice ATECO dello psicologo
Con ATECO 2025 il codice tipico dello psicologo è 86.93.00. Il codice serve a descrivere l’attività e contribuisce a individuare il corretto gruppo fiscale.
Per differenze tra vecchio codice, psicoterapeuta, attività online e secondarie consulta codice ATECO psicologo.
Esempio con 20.000 euro di compensi
Con 20.000 euro di compensi e coefficiente del 78%, il reddito forfettario lordo è 15.600 euro. Se i contributi previdenziali obbligatori deducibili versati sono, per esempio, 2.000 euro, la base imponibile residua è 13.600 euro.
L’imposta sostitutiva sarebbe 2.040 euro al 15% oppure 680 euro al 5%, se l’aliquota ridotta spetta effettivamente.
Esempio con 40.000 euro di compensi
Con 40.000 euro di compensi, il reddito forfettario lordo è 31.200 euro. I contributi ENPAP obbligatori versati e fiscalmente deducibili riducono la base su cui viene calcolata l’imposta sostitutiva.
Se, in via semplificata, i contributi deducibili fossero 4.000 euro, la base imponibile sarebbe 27.200 euro: l’imposta sarebbe 4.080 euro al 15% oppure 1.360 euro al 5%.
Quando si applica il 15%
L’aliquota ordinaria dell’imposta sostitutiva del regime forfettario è del 15%. Sostituisce l’IRPEF e le relative addizionali sul reddito dell’attività determinato secondo le regole del regime.
I contributi ENPAP restano invece un costo previdenziale distinto e devono essere considerati nel calcolo del netto reale dello psicologo.
Quando può spettare il 5%
L’imposta sostitutiva può essere ridotta al 5% per i primi cinque periodi d’imposta quando sono rispettate le condizioni previste per l’avvio di una nuova attività.
Non basta che sia la prima Partita IVA formalmente aperta. Bisogna verificare eventuali attività precedenti e la continuità sostanziale con lavoro autonomo o dipendente già svolto.
Limite di 85.000 euro e soglia di 100.000 euro
Il regime forfettario richiede il rispetto del limite generale di 85.000 euro di ricavi o compensi. Se il limite viene superato senza oltrepassare 100.000 euro, l’uscita avviene secondo le regole previste per l’anno successivo.
Se invece i compensi superano 100.000 euro, la cessazione del regime avviene nello stesso anno con le conseguenze fiscali e IVA previste dalla normativa.
ENPAP resta dovuto anche nel forfettario
Il regime fiscale non sostituisce la previdenza. Lo psicologo forfettario continua a verificare e versare i contributi ENPAP dovuti sulla propria attività professionale.
ENPAP prevede contributo soggettivo, integrativo e contributo di maternità. Per aliquote, minimi, acconto, saldo e nuova possibilità dei 10 versamenti mensili consulta ENPAP psicologo.
Contributi ENPAP e deduzione fiscale
I contributi previdenziali obbligatori versati possono essere dedotti dal reddito forfettario secondo la disciplina fiscale applicabile. Questo significa che l’imposta sostitutiva viene calcolata dopo aver considerato i contributi deducibili ammessi.
È quindi sbagliato calcolare il 15% o il 5% direttamente sul 78% dei compensi senza verificare prima i contributi previdenziali effettivamente deducibili.
Contributo integrativo ENPAP in fattura
Il contributo integrativo ENPAP è collegato ai corrispettivi professionali e viene gestito secondo le regole dell’Ente. Il trattamento fiscale dei contributi previdenziali addebitati in fattura deve essere distinto dalla rivalsa INPS dei professionisti iscritti alla Gestione Separata.
Per evitare errori è utile mantenere separate le voci di compenso, contributo previdenziale e bollo quando dovuto.
Prestazioni sanitarie ed esenzione IVA
Lo psicologo può rendere prestazioni sanitarie che, quando ricorrono i requisiti previsti dall’articolo 10 del DPR 633/1972, sono esenti IVA. Questo tema è distinto dal regime forfettario: l’esenzione dipende dalla natura sanitaria della prestazione e dai requisiti professionali.
Per il quadro completo consulta prestazioni sanitarie esenti IVA.
Prestazioni non sanitarie
Formazione, consulenza aziendale, selezione, coaching o altre attività svolte dallo psicologo possono non avere natura sanitaria. Anche quando il professionista resta forfettario, bisogna distinguere correttamente la natura della prestazione ai fini della fattura e degli eventuali adempimenti.
Il regime forfettario non trasforma automaticamente ogni prestazione in operazione “senza IVA” per la stessa ragione: il trattamento dipende dal regime e dalla natura dell’operazione.
Sistema Tessera Sanitaria
Le prestazioni sanitarie dello psicologo possono essere soggette agli obblighi di trasmissione al Sistema Tessera Sanitaria secondo la disciplina vigente. La gestione del Sistema TS resta separata dal calcolo del reddito forfettario.
APIVA tratta l’adempimento nella guida generale sul Sistema Tessera Sanitaria, evitando una pagina duplicata dedicata soltanto allo psicologo.
Fattura elettronica dello psicologo
La fatturazione deve essere gestita secondo le regole applicabili alla prestazione, al cliente e agli eventuali divieti o obblighi collegati ai dati sanitari. Non è sufficiente impostare un’unica configurazione per tutte le fatture dello studio.
Per gli aspetti generali consulta fatturazione elettronica e Partita IVA.
Affitto studio e costi reali: nel forfettario non si deducono analiticamente
Affitto dello studio, coworking, assicurazione professionale, formazione ECM quando rilevante, supervisione, software, telefono, marketing e strumenti di lavoro possono incidere molto sul margine economico dello psicologo.
Nel forfettario questi costi non vengono sottratti uno per uno dal reddito imponibile. Sono rappresentati forfettariamente dalla quota del 22% non inclusa nel coefficiente di redditività.
Quando il forfettario può essere conveniente
- studio con costi contenuti;
- attività online o struttura leggera;
- assenza di personale e costi elevati;
- compensi entro le soglie del regime;
- aliquota del 5% spettante nei primi anni;
- costi reali inferiori o vicini al 22% implicitamente riconosciuto.
Quando confrontare il regime ordinario
- affitto elevato dello studio;
- forte spesa in formazione e supervisione;
- collaboratori o personale;
- investimenti rilevanti;
- costi reali stabilmente superiori al 22% dei compensi;
- esigenza di detrarre IVA su acquisti o investimenti quando possibile.
Il confronto va fatto sul netto reale e non soltanto sull’aliquota nominale del 15%.
Psicologo dipendente e forfettario
Lo psicologo può avere contemporaneamente lavoro dipendente e Partita IVA, ma deve verificare le cause ostative del regime forfettario, comprese quelle legate ai redditi da lavoro dipendente e agli eventuali rapporti con il datore o ex datore.
La presenza del lavoro dipendente può avere effetti anche sui minimi ENPAP. Per il quadro fiscale consulta forfettario e lavoro dipendente.
Più attività e più codici ATECO
Se lo psicologo svolge stabilmente anche formazione, consulenza aziendale o altre attività autonome, può essere necessario utilizzare più codici ATECO. In presenza di attività con coefficienti di redditività differenti, i ricavi devono essere attribuiti correttamente.
Non è corretto applicare automaticamente il coefficiente del 78% a qualsiasi attività secondaria senza verificarne la classificazione.
Acconti e liquidità
Dopo il primo anno di attività il contribuente può trovarsi a versare saldo e acconti nello stesso periodo, oltre agli adempimenti ENPAP. Questo può generare un carico finanziario rilevante anche con un’imposta sostitutiva apparentemente bassa.
È utile accantonare durante l’anno una quota degli incassi destinata a imposta e previdenza, separandola dalla liquidità disponibile per le spese correnti.
Esempio di confronto economico
Due psicologi incassano entrambi 50.000 euro. Il primo lavora soprattutto online e sostiene 5.000 euro di costi reali; il secondo paga studio, formazione, supervisione e altri costi per 16.000 euro. Nel forfettario entrambi partono dal medesimo reddito teorico del 78%, ma la loro redditività economica reale è molto diversa.
Per il primo il forfettario può risultare particolarmente efficiente; per il secondo è opportuno confrontare attentamente il regime ordinario, soprattutto se i costi elevati sono strutturali.
Errori frequenti dello psicologo forfettario
- guardare solo il 15% e ignorare ENPAP;
- applicare il 5% senza verificare i requisiti;
- dedurre analiticamente affitto, formazione e software;
- confondere contributo ENPAP e imposta sostitutiva;
- considerare tutte le prestazioni automaticamente sanitarie;
- ignorare Sistema Tessera Sanitaria;
- usare il coefficiente 78% anche per attività secondarie diverse senza verifica;
- non monitorare le soglie del regime;
- non accantonare liquidità per saldo e acconti.
Checklist prima di scegliere il forfettario
- verifica ATECO e coefficiente 78%;
- controlla soglie e cause di esclusione;
- verifica se spetta il 5%;
- calcola contributi ENPAP;
- stima i costi reali dello studio;
- distingui prestazioni sanitarie e non sanitarie;
- verifica Sistema Tessera Sanitaria e fatturazione;
- controlla eventuali attività secondarie;
- confronta netto forfettario e ordinario;
- pianifica imposte, acconti e contributi.
FAQ sul forfettario dello psicologo
Qual è il coefficiente di redditività?
Per la normale attività professionale dello psicologo il coefficiente utilizzato è il 78%.
ENPAP si paga anche nel forfettario?
Sì. Il regime fiscale non elimina gli obblighi previdenziali ENPAP.
Posso dedurre l’affitto dello studio?
Non analiticamente nel regime forfettario: i normali costi reali sono rappresentati dalla quota implicita collegata al coefficiente di redditività.
Tutte le prestazioni dello psicologo sono esenti IVA?
No. L’esenzione sanitaria dipende dalla natura della prestazione e dai requisiti previsti dalla disciplina IVA.