Aprire la Partita IVA come consulente aziendale nel 2026 significa prima di tutto inquadrare correttamente l’attività svolta: per la consulenza imprenditoriale e gestionale non riservata il riferimento principale della classificazione ATECO 2025 è il codice 70.20.09. Nella maggior parte dei casi il consulente opera come libero professionista, versa i contributi alla Gestione Separata INPS e può scegliere il regime forfettario se ne possiede i requisiti.
La definizione “consulente aziendale”, però, comprende attività molto diverse. Strategia, organizzazione e controllo di gestione possono rientrare nel 70.20.09; consulenza informatica, fiscale, legale, tecnica o altre attività specialistiche possono richiedere un codice differente. Per questo la scelta deve partire dal lavoro realmente svolto e non dal titolo professionale utilizzato.
Quando il consulente aziendale deve aprire la Partita IVA?
La Partita IVA è necessaria quando l’attività di consulenza viene esercitata in modo abituale e professionale. Non è il solo importo incassato a stabilire l’obbligo: contano soprattutto continuità, organizzazione e modalità con cui l’attività viene svolta.
Chi sta iniziando può approfondire la procedura generale nella guida su come aprire la Partita IVA.
Qual è il codice ATECO del consulente aziendale nel 2026?
Per la consulenza aziendale e gestionale generalista il codice di riferimento della classificazione ATECO 2025 è 70.20.09 – Consulenza imprenditoriale e altre attività di consulenza gestionale n.c.a..
Le note ufficiali ISTAT sulla classificazione ATECO 2025 comprendono, tra le altre, attività di consulenza su pianificazione, organizzazione, efficienza e controllo, avviamento di imprese, risorse umane, compliance, gestione del rischio e altre aree della gestione aziendale.
Che differenza c’è tra ATECO 70.20.09 e il vecchio 70.22.09?
Il codice 70.22.09 apparteneva alla precedente classificazione ATECO ed è ancora indicato in molte guide online. Con ATECO 2025 il riferimento per questa attività è diventato 70.20.09.
Per una nuova apertura nel 2026 è quindi importante non scegliere automaticamente un codice trovato in contenuti precedenti all’adozione della nuova classificazione. Nella nostra guida spieghiamo anche come scegliere il codice ATECO partendo dall’attività effettiva.
Quali attività rientrano nel codice ATECO 70.20.09?
Il 70.20.09 può essere appropriato quando l’attività principale consiste, per esempio, nell’affiancare imprese e organizzazioni su strategia, organizzazione dei processi, controllo di gestione, pianificazione, efficienza operativa, gestione delle informazioni aziendali, risorse umane, compliance o risk management.
Tra le attività espressamente comprese nel 70.20.09 rientra anche la consulenza in materia di project management per la gestione di progetti aziendali: il caso specifico è approfondito nella guida alla Partita IVA per Project Manager.
La descrizione concreta dell’attività resta decisiva: due professionisti che si definiscono entrambi “consulenti aziendali” possono avere codici ATECO diversi se i servizi effettivamente prestati non coincidono.
Quali consulenze non vanno automaticamente nel 70.20.09?
Non bisogna usare il 70.20.09 come codice generico per qualsiasi consulenza. Attività fiscali e contabili, consulenza legale, consulenza informatica, attività tecniche regolamentate, intermediazione o alcune attività finanziarie e di comunicazione possono avere una classificazione propria e, in determinati casi, requisiti professionali specifici.
Prima dell’apertura conviene quindi descrivere con precisione servizi, clienti e modalità operative e verificare se esiste una voce ATECO più specifica.
Consulente aziendale: libero professionista o ditta individuale?
Il consulente che presta personalmente un’attività intellettuale e autonoma viene normalmente inquadrato come libero professionista. In questo caso, se non esistono altri elementi che trasformano l’attività in impresa, non serve iscriversi al Registro delle Imprese solo perché si possiede una Partita IVA.
L’inquadramento può cambiare quando l’attività assume una struttura imprenditoriale o comprende servizi diversi dalla semplice prestazione professionale. La distinzione va fatta sul modello organizzativo reale, non soltanto sul codice ATECO.
Come si apre la Partita IVA per consulente aziendale?
Per un consulente inquadrato come lavoratore autonomo l’apertura passa dalla dichiarazione di inizio attività all’Agenzia delle Entrate, indicando i dati del contribuente, la data di inizio, l’attività esercitata, il codice ATECO e il regime fiscale applicabile.
Per approfondire il modello utilizzato dai lavoratori autonomi puoi consultare la guida al modello AA9/12.
Quanto costa aprire la Partita IVA da consulente aziendale?
L’attribuzione della Partita IVA presso l’Agenzia delle Entrate non comporta, di per sé, un’imposta di apertura. Se il consulente opera come libero professionista non iscritto al Registro delle Imprese, non sostiene i normali diritti camerali connessi all’iscrizione di una ditta individuale.
Possono invece esserci costi per assistenza fiscale, software di fatturazione, eventuali strumenti professionali e gestione contabile. Per distinguere costi iniziali e ricorrenti puoi vedere anche quanto costa mantenere una Partita IVA.
Il consulente aziendale può aderire al regime forfettario?
Sì. Il consulente aziendale può applicare il regime forfettario se rispetta i requisiti previsti e non ricade in una causa di esclusione. La soglia ordinaria di ricavi o compensi resta pari a 85.000 euro; oltre 100.000 euro il regime cessa nello stesso anno secondo le regole previste.
I requisiti non dipendono dalla sola professione. Vanno controllati anche eventuali redditi da lavoro dipendente, partecipazioni societarie, rapporti con l’attuale o precedente datore di lavoro e le altre cause ostative. Sono riepilogati nella guida ai requisiti del regime forfettario.
Qual è il coefficiente di redditività del consulente aziendale?
Per questa attività il coefficiente di redditività utilizzato nel regime forfettario è 78%. Significa che il reddito viene determinato fiscalmente applicando il coefficiente ai compensi incassati, prima della deduzione dei contributi previdenziali deducibili.
Il decreto legislativo 81/2025 stabilisce che, fino all’approvazione dei nuovi coefficienti costruiti sulla classificazione ATECO 2025, continuano ad applicarsi quelli individuati tramite la corrispondenza con ATECO 2007. Per le attività professionali della divisione 70 il coefficiente è 78%.
Quante tasse paga un consulente aziendale in forfettario?
Nel forfettario l’imposta sostitutiva è normalmente del 15%. Può scendere al 5% nei primi cinque periodi d’imposta quando sono rispettate tutte le condizioni previste per una nuova attività.
L’imposta non si calcola direttamente sull’intero fatturato: prima si applica il coefficiente di redditività e si sottraggono i contributi previdenziali deducibili. Il funzionamento dell’aliquota ridotta è approfondito nella guida al forfettario al 5%.
A quale gestione INPS si iscrive il consulente aziendale?
Il consulente aziendale che opera come libero professionista e non possiede una Cassa previdenziale obbligatoria collegata a un’altra professione si iscrive normalmente alla Gestione Separata INPS.
L’INPS disciplina l’iscrizione dei liberi professionisti alla Gestione Separata. L’inquadramento previdenziale va comunque verificato quando il contribuente esercita contemporaneamente altre attività o appartiene a una professione con Cassa.
Quali contributi INPS paga il consulente aziendale nel 2026?
Per il 2026 l’aliquota complessiva della Gestione Separata per i professionisti non assicurati presso un’altra forma di previdenza obbligatoria è pari al 26,07%. Per i titolari di reddito autonomo già pensionati o assicurati presso un’altra forma previdenziale obbligatoria l’aliquota è pari al 24%.
I valori sono indicati nella circolare INPS n. 8 del 3 febbraio 2026. Per il quadro completo puoi vedere anche la guida alla Gestione Separata INPS 2026.
Il consulente aziendale paga contributi INPS fissi?
Per il libero professionista iscritto alla Gestione Separata il meccanismo è diverso da quello degli artigiani e commercianti: i contributi sono calcolati sul reddito professionale secondo l’aliquota applicabile e non esiste il contributo minimo fisso tipico delle gestioni artigiani e commercianti.
Si può essere dipendente e consulente aziendale con Partita IVA?
In linea generale sì, ma vanno verificati il contratto di lavoro, eventuali obblighi di esclusiva o non concorrenza e, per i dipendenti pubblici, le specifiche regole sulle incompatibilità e sulle autorizzazioni.
Per il regime forfettario, nel 2026 il limite relativo ai redditi di lavoro dipendente e assimilati dell’anno precedente è stato elevato a 35.000 euro, salvo i casi in cui il rapporto di lavoro sia cessato secondo quanto previsto dalla normativa. La situazione è approfondita nella guida su Partita IVA e lavoro dipendente.
Posso diventare consulente per il mio ex datore di lavoro?
È possibile lavorare con un ex datore di lavoro, ma chi vuole applicare il regime forfettario deve controllare con particolare attenzione la relativa causa ostativa. La normativa limita il regime quando l’attività viene svolta prevalentemente nei confronti dell’attuale datore di lavoro, di datori dei due precedenti periodi d’imposta o di soggetti a essi riconducibili, salvo le eccezioni previste.
È una verifica particolarmente importante per manager e dipendenti che lasciano un’azienda e continuano subito dopo a prestare gli stessi servizi come consulenti autonomi.
Avere un solo cliente significa avere una falsa Partita IVA?
No. Avere un solo committente non trasforma automaticamente un’attività autonoma in lavoro subordinato. Bisogna valutare concretamente come si svolge il rapporto: autonomia nell’organizzazione del lavoro, potere direttivo del cliente, continuità, modalità della prestazione e inserimento nell’organizzazione aziendale.
Questo tema è distinto dalla causa ostativa del forfettario relativa al datore o ex datore di lavoro: le due verifiche non vanno confuse.
Come fattura un consulente aziendale?
Il consulente deve emettere fattura elettronica attraverso il Sistema di Interscambio secondo le regole applicabili al proprio regime fiscale. Nel forfettario la fattura non espone normalmente l’IVA e, quando ne ricorrono i presupposti, si applica l’imposta di bollo.
Per gli aspetti operativi puoi consultare la guida alla fatturazione elettronica per Partita IVA.
Consulenza aziendale e formazione possono stare nella stessa Partita IVA?
Sì, una stessa Partita IVA può comprendere più attività. Se oltre alla consulenza aziendale vengono svolti stabilmente anche corsi di formazione, può essere necessario aggiungere il codice ATECO coerente con l’attività formativa.
Per i corsi di formazione e aggiornamento professionale il riferimento può essere il codice 85.59.20, già analizzato nella guida alla Partita IVA per formatore. L’attività prevalente e le eventuali attività secondarie vanno identificate sulla base dei servizi effettivamente svolti.
Si possono avere più codici ATECO come consulente?
Sì. Se il professionista svolge attività diverse in modo stabile può avere un codice principale e uno o più codici secondari. Questo non significa che convenga aggiungere codici “per sicurezza”: ogni codice dovrebbe corrispondere a un’attività realmente esercitata.
Quando l’attività cambia nel tempo è possibile procedere con una variazione. Puoi approfondire sia come aggiungere un codice ATECO sia come cambiare codice ATECO.
Regime forfettario o ordinario per il consulente aziendale?
Il forfettario può essere conveniente quando sono rispettati i requisiti e i costi reali dell’attività sono contenuti, ma non è automaticamente la scelta migliore per tutti. Nel regime ordinario il reddito viene determinato tenendo conto dei costi fiscalmente deducibili e si applicano regole IVA e IRPEF differenti.
Un consulente con spese elevate, investimenti importanti, collaboratori o una struttura più complessa dovrebbe confrontare i due sistemi sulla propria situazione reale prima di scegliere.
Quali sono gli errori più comuni nell’apertura?
- usare ancora automaticamente il vecchio ATECO 70.22.09;
- scegliere il 70.20.09 anche quando l’attività è una consulenza specialistica con un codice proprio;
- confondere libero professionista e impresa;
- ignorare la posizione previdenziale già esistente;
- scegliere il forfettario senza verificare tutte le cause ostative;
- non valutare il rapporto con il proprio datore o ex datore di lavoro;
- non aggiungere un’attività secondaria quando viene svolta stabilmente.
Cosa controllare prima di aprire la Partita IVA come consulente aziendale
Prima dell’apertura è utile definire con precisione quali servizi verranno venduti, a quali clienti, con quale organizzazione e se sono previste attività ulteriori come formazione, consulenza informatica o altri servizi specialistici. Da queste informazioni dipendono ATECO, inquadramento professionale, previdenza e regime fiscale.
Aprire la Partita IVA come consulente aziendale nel 2026
Per un consulente aziendale la scelta corretta non consiste semplicemente nell’indicare “consulenza” nel modulo di apertura. Occorre individuare l’attività effettiva, verificare se il 70.20.09 è realmente appropriato, controllare Gestione Separata e regime fiscale e valutare eventuali rapporti di lavoro già esistenti. Una corretta impostazione iniziale evita di dover correggere successivamente ATECO, previdenza o trattamento fiscale.