La Partita IVA del dietista serve quando la professione sanitaria viene esercitata autonomamente in modo abituale. Nel 2026 il codice ATECO 2025 indicato dalla FNO TSRM e PSTRP è 86.99.09 — Altre attività varie per la salute umana n.c.a.; per esercitare occorrono inoltre titolo abilitante e iscrizione all’Albo dei Dietisti presso l’Ordine TSRM e PSTRP.
Il dietista non va confuso con il biologo nutrizionista o con il medico dietologo: sono professioni diverse, con competenze e previdenza differenti. Per il dietista libero professionista, in assenza di una Cassa autonoma, il riferimento previdenziale è normalmente la Gestione Separata INPS.
Qual è il codice ATECO del dietista nel 2026?
La tabella FNO TSRM e PSTRP predisposta per ATECO 2025 indica per il dietista il codice 86.99.09. Le note ISTAT includono espressamente le attività dei dietisti nella sottocategoria “Altre attività varie per la salute umana n.c.a.”.
Per una nuova apertura o variazione nel 2026 non è quindi corretto copiare automaticamente il vecchio 86.90.29 presente in molte guide precedenti. Per il criterio generale puoi consultare come scegliere il codice ATECO.
Perché il vecchio ATECO 86.90.29 non è più il riferimento?
Il codice 86.90.29 — Altre attività paramediche indipendenti n.c.a. appartiene alla classificazione precedente. Con ATECO 2025 il riferimento utilizzato per il dietista è 86.99.09.
Il passaggio è importante perché ancora nel 2026 alcune guide fiscali online continuano a mostrare il vecchio codice. Una posizione nuova deve invece essere costruita sulla classificazione vigente.
Chi è il dietista?
Il profilo professionale è disciplinato dal D.M. 14 settembre 1994, n. 744. Il dietista è il professionista sanitario competente per le attività finalizzate alla corretta applicazione dell’alimentazione e della nutrizione, inclusi gli aspetti educativi e la collaborazione alle politiche alimentari.
Il decreto attribuisce al dietista anche attività organizzative e di coordinamento in materia di alimentazione e dietetica, collaborazione alla tutela igienico-sanitaria dei servizi di alimentazione e attività educativa rivolta a singoli, collettività e gruppi di popolazione.
Dietista, biologo nutrizionista e dietologo: quali differenze?
Sono figure diverse. Il dietista è una professione sanitaria tecnico-assistenziale iscritta all’Albo TSRM e PSTRP; il biologo nutrizionista è un biologo abilitato e iscritto all’Ordine dei Biologi; il dietologo è un medico.
Le differenze incidono anche sulla previdenza: il biologo libero professionista rientra nella Cassa ENPAB, mentre il dietista privo di altra previdenza obbligatoria si inquadra normalmente nella Gestione Separata INPS. Per il confronto generale puoi leggere la guida sulla Partita IVA del nutrizionista.
Il dietista può elaborare diete?
Il D.M. 744/1994 stabilisce che il dietista elabora, formula e attua le diete prescritte dal medico e ne controlla l’accettabilità da parte del paziente. Il profilo comprende inoltre la pianificazione dell’alimentazione per gruppi di popolazione e servizi di alimentazione di comunità.
La descrizione delle prestazioni e la comunicazione professionale devono quindi rispettare esattamente il perimetro della professione senza sovrapporsi alla diagnosi e alle competenze mediche.
Serve la laurea e l’iscrizione all’Albo?
Sì. Per esercitare occorre il titolo abilitante previsto dall’ordinamento o un titolo equipollente riconosciuto e l’iscrizione all’Albo dei Dietisti dell’Ordine TSRM e PSTRP territorialmente competente.
Chi possiede un titolo sanitario conseguito all’estero deve verificare il riconoscimento in Italia prima di iniziare l’attività professionale.
Il dietista può lavorare come libero professionista?
Sì. Lo stesso D.M. 744/1994 stabilisce che il dietista svolge la propria attività in strutture pubbliche o private, in regime di dipendenza o libero-professionale.
La possibilità è concreta anche nel 2026: aziende sanitarie e amministrazioni pubbliche hanno pubblicato incarichi di lavoro autonomo e incarichi professionali in materia dietistica che richiedono Partita IVA.
Quando il dietista deve aprire la Partita IVA?
La Partita IVA è necessaria quando l’attività autonoma viene svolta con abitualità. Ricevere pazienti con continuità, collaborare stabilmente con centri o strutture, seguire servizi di ristorazione collettiva o svolgere incarichi professionali ricorrenti sono esempi di attività non meramente occasionale.
Il percorso fiscale generale è spiegato nella guida su come aprire Partita IVA da libero professionista.
Sotto 5.000 euro si può lavorare senza Partita IVA?
No, non automaticamente. I 5.000 euro non costituiscono una soglia fiscale generale che rende occasionale un’attività professionale abituale.
Un dietista che svolge attività ogni settimana presso un centro o segue stabilmente assistiti può dover aprire la Partita IVA anche se nel primo anno incassa meno di 5.000 euro.
Il dietista è libero professionista o impresa?
Quando esercita personalmente la professione sanitaria, il dietista opera normalmente come libero professionista. L’utilizzo di uno studio, strumenti di valutazione o software non trasforma da solo l’attività in impresa commerciale.
Il quadro deve essere rivalutato se vengono organizzate attività commerciali distinte, vendita strutturata di prodotti o una vera organizzazione imprenditoriale separata dalla prestazione professionale.
Serve la Camera di Commercio?
Per il solo esercizio personale della professione sanitaria, il dietista libero professionista non è normalmente tenuto al Registro Imprese. L’apertura della Partita IVA non comporta quindi automaticamente iscrizione camerale e diritto annuale.
Se alla professione si affianca una distinta attività commerciale o imprenditoriale, gli adempimenti vanno verificati separatamente.
Quale INPS paga il dietista libero professionista?
Il dietista non dispone di una Cassa previdenziale autonoma di categoria. Per il libero professionista senza altra previdenza obbligatoria il riferimento è normalmente la Gestione Separata INPS.
Nel 2026 l’INPS indica un’aliquota complessiva del 26,07% per i professionisti non assicurati presso altre forme pensionistiche obbligatorie. Per pensionati o soggetti già assicurati presso altra forma obbligatoria, nei casi previsti, l’aliquota è del 24%. Il quadro completo è nella guida alla Gestione Separata INPS 2026.
Il dietista paga ENPAB?
No, non per il solo fatto di occuparsi di nutrizione. ENPAB è la previdenza dei biologi. Il dietista è una professione sanitaria diversa e, quando esercita come libero professionista senza altra Cassa obbligatoria, il riferimento è la Gestione Separata INPS.
Confondere dietista e biologo nutrizionista può quindi produrre un errore previdenziale importante.
La Gestione Separata ha contributi fissi minimi?
No. Per il professionista i contributi sono calcolati sul reddito e non esiste il contributo fisso minimale tipico delle gestioni Artigiani e Commercianti.
Il minimale di reddito INPS, pari a 18.808 euro nel 2026, rileva però per l’accredito dell’intero anno contributivo.
La rivalsa INPS del 4% è obbligatoria?
No. Il dietista iscritto alla Gestione Separata può addebitare al cliente una rivalsa del 4%, ma si tratta di una facoltà. L’obbligo contributivo resta in capo al professionista.
La rivalsa incassata concorre normalmente ai compensi e va considerata nel controllo delle soglie fiscali.
Il dietista può usare il regime forfettario?
Sì, se possiede tutti i requisiti previsti e non ricade in una causa di esclusione. La soglia ordinaria del regime è pari a 85.000 euro di ricavi o compensi, oltre alle altre condizioni stabilite dalla legge.
Vanno verificati anche eventuali redditi di lavoro dipendente, partecipazioni e rapporti con ex datori di lavoro. I criteri sono riepilogati nei requisiti del regime forfettario.
Qual è il coefficiente di redditività del dietista?
Nel periodo transitorio collegato ad ATECO 2025, per l’attività professionale sanitaria continua ad applicarsi il coefficiente di redditività del 78%.
Con 40.000 euro di compensi, il reddito forfettario iniziale è quindi 31.200 euro. Il meccanismo è spiegato nella guida al coefficiente di redditività.
Esempio di tasse e contributi per un dietista forfettario
Supponiamo 40.000 euro di compensi annui, coefficiente del 78% e nessun’altra previdenza obbligatoria. Il reddito forfettario iniziale è 31.200 euro. Applicando in modo semplificato il 26,07% si ottengono circa 8.134 euro di contributi previdenziali.
Se tali contributi fossero interamente deducibili nell’anno, la base per l’imposta sostitutiva sarebbe circa 23.066 euro: al 15% l’imposta sarebbe circa 3.460 euro; al 5%, se spettante, circa 1.153 euro. L’esempio è orientativo e non sostituisce il calcolo sul caso concreto.
Le prestazioni del dietista sono esenti IVA?
Le prestazioni sanitarie di diagnosi, cura e riabilitazione della persona rese nell’esercizio delle professioni sanitarie possono rientrare nell’esenzione prevista dall’articolo 10, n. 18, del D.P.R. 633/1972 quando ricorrono i presupposti.
Non ogni incarico del dietista è però automaticamente identico a una prestazione sanitaria verso un paziente. Attività formative, consulenze organizzative e servizi rivolti a imprese o ristorazione collettiva devono essere qualificati sulla base della prestazione concreta.
Ristorazione scolastica e consulenza dietistica hanno lo stesso trattamento?
Non necessariamente. Il dietista può lavorare anche nell’organizzazione dei servizi di alimentazione di comunità, nella pianificazione di razioni e nel controllo tecnico-specialistico della ristorazione collettiva.
Un incarico professionale verso un Comune o un’impresa di ristorazione non va trattato automaticamente come una prestazione sanitaria fatturata a un paziente. Descrizione della fattura e trattamento IVA devono riflettere il servizio effettivamente reso.
Il dietista deve inviare le spese al Sistema Tessera Sanitaria?
Sì, per le prestazioni sanitarie rese alle persone fisiche soggette all’obbligo. L’Agenzia delle Entrate include espressamente i dietisti tra i professionisti che trasmettono i dati delle spese sanitarie utilizzate nella dichiarazione precompilata.
Se il dietista fattura invece un incarico professionale a una struttura, a un Comune o a un’impresa, bisogna distinguere quel documento dalla spesa sanitaria sostenuta direttamente da una persona fisica.
Fattura elettronica al paziente o alla struttura
Per le fatture sanitarie verso consumatori finali interessate dalla disciplina del Sistema Tessera Sanitaria si applicano le regole specifiche previste per tali documenti. Per le fatture verso società, enti, strutture sanitarie o amministrazioni pubbliche si applicano invece le regole proprie dei rapporti B2B o B2G.
Per distinguere i casi puoi consultare la guida sulla fatturazione elettronica.
Il dietista può lavorare contemporaneamente come dipendente e con Partita IVA?
In molti casi è possibile, ma bisogna verificare il contratto di lavoro, le eventuali incompatibilità e, per il pubblico impiego, le autorizzazioni richieste. Va inoltre controllato l’impatto del reddito da lavoro dipendente sui requisiti del regime forfettario.
Il tema generale è approfondito nelle guide su Partita IVA e lavoro dipendente e dipendente pubblico e Partita IVA.
Può lavorare per più centri o committenti?
Sì. Il dietista libero professionista può collaborare con più studi, poliambulatori, strutture sanitarie, società di ristorazione, enti o amministrazioni quando i rapporti sono realmente autonomi.
Contratti, organizzazione del lavoro, responsabilità professionale e fatturazione devono essere coerenti con la forma di collaborazione adottata.
Il dietista può aprire un proprio studio?
Sì, fermo il rispetto dei requisiti professionali e delle regole applicabili ai locali. Va distinto lo studio professionale personale da una struttura sanitaria organizzata più complessa, per la quale possono essere necessari ulteriori adempimenti regionali o locali.
Prima di prendere locali in locazione è opportuno verificare le regole applicabili presso Regione, ASL e Comune competenti.
Quanto costa iniziare come dietista?
L’apertura fiscale della Partita IVA professionale non comporta di per sé un diritto camerale. I costi possono comprendere quota dell’Ordine, assicurazione professionale, commercialista, ECM, software, strumenti di valutazione, studio o coworking, privacy, POS e gestione del Sistema TS.
Chi lavora principalmente presso strutture di terzi può avere costi iniziali più contenuti rispetto a chi organizza uno studio proprio.
Checklist prima di aprire la Partita IVA
- verificare titolo abilitante e iscrizione all’Albo dei Dietisti;
- utilizzare ATECO 2025 86.99.09;
- non confondere il dietista con biologo nutrizionista e medico dietologo;
- aprire la Partita IVA quando l’attività autonoma è abituale;
- iscriversi alla Gestione Separata INPS quando dovuta;
- valutare regime forfettario o ordinario;
- distinguere prestazioni sanitarie da formazione e consulenza organizzativa;
- attivare gli adempimenti del Sistema Tessera Sanitaria quando dovuti;
- impostare correttamente fatturazione verso pazienti, aziende ed enti;
- verificare assicurazione, ECM, privacy e requisiti dello studio.
Domande frequenti sulla Partita IVA del dietista
Qual è il codice ATECO del dietista nel 2026?
ATECO 2025 indica 86.99.09.
Il dietista paga ENPAB?
No. ENPAB riguarda i biologi; per il dietista libero professionista senza altra previdenza obbligatoria il riferimento è normalmente la Gestione Separata INPS.
Qual è l’aliquota INPS 2026?
Per i professionisti senza altra previdenza obbligatoria l’aliquota complessiva è del 26,07%.
Il coefficiente forfettario è 78%?
Sì nel periodo transitorio applicabile alla professione.
Il dietista deve usare il Sistema TS?
Sì per le prestazioni sanitarie rese alle persone fisiche soggette all’obbligo di trasmissione.
Partita IVA dietista nel 2026: cosa verificare
La sequenza corretta è titolo e Albo → ATECO 86.99.09 → Partita IVA → Gestione Separata → regime fiscale → natura della prestazione → Sistema TS e fatturazione. La distinzione dal biologo nutrizionista è essenziale soprattutto per previdenza, competenze e corretta costruzione della posizione fiscale.
Le altre guide dedicate alle singole attività sono raccolte nella sezione Professioni e attività.
Fonti ufficiali: FNO TSRM e PSTRP — tabella codici ATECO 2025; FNO TSRM e PSTRP — Dietista; D.M. 14 settembre 1994, n. 744; INPS — Circolare n. 8/2026; Agenzia delle Entrate — spese sanitarie e precompilata; Regione Friuli Venezia Giulia — incarico autonomo Dietista 2026.