Aprire un negozio di casalinghi con Partita IVA nel 2026 richiede soprattutto di scegliere il codice ATECO in base ai prodotti realmente venduti. ATECO 2025 distingue infatti gli articoli per tavola e cucina dagli altri articoli per la casa, dagli elettrodomestici, dai mobili e dai prodotti per la pulizia.
Per un negozio specializzato in stoviglie, pentole, posate, porcellane e utensili non elettrici il riferimento principale è 47.55.40. Se invece l’assortimento riguarda soprattutto altri articoli per la casa, come oggetti in plastica, legno o vimini, accessori per il bagno e altre attrezzature domestiche, può essere più corretto 47.55.90.
Qual è il codice ATECO di un negozio di casalinghi nel 2026?
Non esiste un unico codice valido per qualsiasi negozio che si presenta come “casalinghi”. La classificazione ATECO 2025 pubblicata da ISTAT distingue le diverse famiglie di prodotti.
- 47.55.40 — commercio al dettaglio di articoli per la tavola e la cucina;
- 47.55.90 — commercio al dettaglio di attrezzature per bambini e altri articoli per la casa;
- 47.54.00 — commercio al dettaglio di elettrodomestici;
- 47.55.10 — commercio al dettaglio di mobili per la casa;
- 47.55.30 — commercio al dettaglio di articoli per l’illuminazione;
- 47.78.40 — commercio al dettaglio di prodotti per la pulizia.
Il codice principale deve descrivere l’attività prevalente. Se il negozio vende stabilmente categorie differenti con autonomia economica, possono essere necessari uno o più codici secondari.
Quando si usa ATECO 47.55.40?
47.55.40 – Commercio al dettaglio di articoli per la tavola e la cucina comprende, secondo ISTAT, coltelleria e posateria, stoviglie, cristalleria, servizi da tavola, porcellane, vasellame e apparecchi o utensili non elettrici per tavola e cucina.
Questa precisazione evita un errore frequente: frullatori, tostapane, friggitrici ad aria e altri veri elettrodomestici non devono essere ricondotti automaticamente al 47.55.40.
Quando si usa ATECO 47.55.90?
47.55.90 – Commercio al dettaglio di attrezzature per bambini e altri articoli per la casa comprende, tra gli altri, articoli per la casa in legno, sughero, vimini o plastica, accessori da bagno, utensili non elettrici per uso domestico diversi da quelli specifici per tavola e cucina e altri prodotti e attrezzature per uso domestico non classificati altrove.
La stessa sottocategoria comprende anche alcune attrezzature per bambini, come carrozzine, passeggini, marsupi e seggiolini auto.
Negozio di casalinghi con elettrodomestici: serve un altro ATECO?
Può servire. ATECO 2025 distingue il commercio di elettrodomestici con 47.54.00. Se gli elettrodomestici costituiscono una linea stabile e autonoma, il codice specifico diventa rilevante. Il tema è approfondito nella guida sulla Partita IVA per un negozio di elettrodomestici.
Casalinghi e mobili hanno lo stesso codice ATECO?
No. I mobili per la casa sono classificati in 47.55.10. Quando la vendita di mobili rappresenta una vera attività commerciale stabile deve essere verificato il codice dedicato. Per quel settore è disponibile la guida sulla Partita IVA del negozio di mobili.
E se il negozio vende un po’ di tutto?
Un grande assortimento non deve essere forzato dentro un codice specializzato. ATECO 2025 prevede anche 47.12.20 – Commercio al dettaglio non specializzato con prevalenza di mobili e articoli per uso domestico. È un caso diverso dal normale negozio specializzato e va valutato quando l’assortimento appartiene a numerose classi merceologiche e gli articoli per uso domestico rappresentano la parte prevalente dell’attività.
Articoli da regalo, souvenir e bomboniere sono casalinghi?
Non necessariamente. “Articoli da regalo” è una definizione commerciale ampia e non identifica da sola un codice ATECO. La classificazione distingue, per esempio, 47.78.21 per i souvenir, 47.78.22 per gli articoli di artigianato e 47.78.25 per le bomboniere. Conta sempre ciò che genera concretamente il ricavo.
Come si apre la Partita IVA per un negozio di casalinghi?
Il negozio viene normalmente avviato come impresa commerciale. Per una ditta individuale l’apertura passa attraverso la Comunicazione Unica.
Il Registro Imprese conferma che la Comunicazione Unica consente di coordinare attribuzione della Partita IVA, iscrizione al Registro delle Imprese, adempimenti INPS ed eventuale SCIA per il SUAP. Per l’invio sono normalmente necessari domicilio digitale/PEC e firma digitale.
La procedura generale è descritta anche nella guida su ComUnica e apertura della ditta individuale.
Serve la SCIA per aprire un negozio di casalinghi?
Per l’avvio di un esercizio commerciale al dettaglio devono essere verificati gli adempimenti previsti dal Comune e dal SUAP competente, compresa la SCIA nei casi previsti dalla disciplina commerciale applicabile. Per la normale vendita di casalinghi non alimentari non esiste invece una specifica abilitazione professionale nazionale come quella prevista per alcune attività regolamentate.
Quale INPS paga il titolare di un negozio di casalinghi?
Il titolare che esercita personalmente e abitualmente l’attività commerciale viene normalmente inquadrato nella Gestione Commercianti INPS, quando ricorrono i requisiti di iscrizione.
La circolare INPS n. 14 del 9 febbraio 2026 fissa per i commercianti un’aliquota del 24,48% fino alla prima fascia pensionabile e un minimale di reddito di 18.808 euro.
Il contributo ordinario annuo sul minimale per titolari e coadiuvanti commercianti è pari a 4.611,64 euro. Sul reddito superiore al minimale continua ad applicarsi il 24,48% fino a 56.224 euro; sulla parte superiore l’aliquota sale al 25,48%, entro il massimale applicabile.
Il funzionamento è approfondito nella guida sui contributi INPS di Artigiani e Commercianti.
Il negozio di casalinghi può usare il regime forfettario?
Sì, quando il titolare possiede tutti i requisiti previsti e non ricade in una causa di esclusione. La verifica va fatta sulla posizione complessiva del contribuente. I requisiti sono riepilogati nella guida sul regime forfettario 2026.
Qual è il coefficiente di redditività dei casalinghi?
Per le attività di commercio al dettaglio qui considerate il coefficiente del regime forfettario è 40%. Con 10.000 euro di ricavi il reddito forfettario iniziale è quindi di 4.000 euro, prima della deduzione dei contributi previdenziali obbligatori deducibili.
Il decreto legislativo 81/2025 stabilisce che, fino all’approvazione dei nuovi coefficienti costruiti direttamente su ATECO 2025, continuano a essere utilizzati quelli collegati alle corrispondenti attività della classificazione precedente.
Quante tasse paga un negozio di casalinghi forfettario?
Nel regime forfettario l’imposta sostitutiva viene calcolata sul reddito determinato applicando il coefficiente del 40%, dopo la deduzione dei contributi previdenziali obbligatori deducibili. L’aliquota ordinaria è il 15%; quando sono soddisfatte tutte le condizioni per una nuova attività può essere applicabile il 5%.
Il reddito fiscale forfettario non va confuso con la base contributiva minima INPS: il commerciante può avere contributi dovuti sul minimale anche quando il reddito fiscale risultante dal coefficiente è molto basso.
Si può chiedere la riduzione INPS del 35%?
Sì. Il commerciante in regime forfettario che possiede i requisiti può aderire al regime previdenziale agevolato con riduzione contributiva del 35%. Per chi avvia una nuova attività nel 2026, INPS richiede che la volontà di aderire venga comunicata con la massima tempestività rispetto alla ricezione del provvedimento di iscrizione. Il funzionamento è spiegato nella guida sulla riduzione INPS del 35%.
Chi apre nel 2026 ha la riduzione INPS del 50%?
No, non per il semplice fatto di iniziare nel 2026. La specifica riduzione del 50% introdotta dalla legge di Bilancio 2025 riguarda le nuove iscrizioni effettuate nel corso del 2025 nei casi previsti. Un nuovo commerciante che si iscrive soltanto nel 2026 non entra automaticamente in quella misura.
Vendere casalinghi online cambia il codice ATECO?
Con ATECO 2025 il canale Internet non deve essere trattato come un vecchio codice e-commerce universale. Per chi vende direttamente i propri prodotti conta soprattutto la tipologia dei beni commercializzati. Un negozio che affianca un e-commerce deve quindi verificare la classificazione sulla merce venduta e gli adempimenti della vendita a distanza. Il tema è approfondito nella guida sulla Partita IVA del negozio online.
Quanto costa aprire un negozio di casalinghi?
Non esiste un costo iniziale unico valido per tutti. La spesa dipende da dimensione e posizione del locale, deposito, lavori di adeguamento, arredi ed espositori, prima fornitura, software gestionale, insegna, assicurazioni, personale e modalità di approvvigionamento.
Sul piano amministrativo vanno considerati diritti camerali, eventuali diritti SUAP, PEC, firma digitale e costi di assistenza professionale. Sul piano annuale pesano soprattutto INPS, imposte, diritto camerale, affitto, utenze, merci e gestione fiscale.
Checklist prima di aprire un negozio di casalinghi
- Definire quali prodotti genereranno la maggior parte dei ricavi.
- Valutare 47.55.40 per tavola e cucina.
- Valutare 47.55.90 per altri articoli per la casa.
- Separare elettrodomestici, mobili, illuminazione e prodotti per la pulizia quando costituiscono attività autonome.
- Non scegliere un codice generico soltanto perché il negozio vende articoli da regalo.
- Aprire correttamente la ditta tramite Comunicazione Unica.
- Verificare SCIA e requisiti del locale con il SUAP competente.
- Impostare la Gestione Commercianti INPS.
- Controllare i requisiti del regime forfettario.
- Valutare la riduzione INPS del 35% quando spettante.
Domande frequenti sulla Partita IVA del negozio di casalinghi
Qual è il codice ATECO?
Dipende dall’assortimento: 47.55.40 per tavola e cucina; 47.55.90 per altri articoli per la casa.
I piccoli elettrodomestici rientrano sempre in 47.55.40?
No. ISTAT specifica che 47.55.40 comprende apparecchi e utensili non elettrici per tavola e cucina; gli elettrodomestici hanno 47.54.00.
Qual è il coefficiente forfettario?
Per il commercio al dettaglio qui considerato è 40%.
Quanto paga di INPS un commerciante nel 2026?
L’aliquota ordinaria è 24,48% fino alla prima fascia e il contributo ordinario annuo sul minimale è 4.611,64 euro.
Se stai progettando il negozio nel suo complesso — format, fornitori, assortimento, stock, rotazione, layout, margini ed e-commerce — consulta la guida su come aprire un negozio di casalinghi.
Partita IVA negozio di casalinghi nel 2026: cosa decidere prima dell’apertura
La scelta decisiva è definire il vero assortimento del negozio. Stoviglie e utensili da cucina, altri articoli per la casa, elettrodomestici, mobili e prodotti per la pulizia sono categorie vicine per il cliente, ma ATECO 2025 le distingue.
Una volta individuati attività prevalente e codici necessari, si possono impostare correttamente ditta individuale, SCIA, Gestione Commercianti, regime fiscale e vendita online. Le altre guide dedicate alle singole professioni e attività sono raccolte nella sezione Professioni e attività.