Aprire un negozio dell’usato con Partita IVA nel 2026 richiede prima di decidere come funziona davvero l’attività: acquistare beni usati per rivenderli in proprio è diverso dal gestire un mercatino in conto vendita, dove il negozio facilita la vendita senza diventare proprietario dei beni. Da questa scelta dipendono ATECO, gestione IVA, documenti e inquadramento dell’impresa.
ATECO 2025 ha reso questa distinzione molto più chiara. Per la rivendita in proprio esistono diversi codici 47.79 in base ai beni usati venduti; per l’intermediazione non specializzata di articoli di seconda mano il riferimento è invece 47.91.10. Non esiste quindi un unico codice universale valido per qualsiasi “mercatino dell’usato”.
Qual è il codice ATECO di un negozio dell’usato nel 2026?
Dipende dai prodotti e dal modello economico. Le note ufficiali ISTAT ATECO 2025 distinguono il commercio in proprio di beni di seconda mano dall’attività di intermediazione.
- 47.79.10 — libri di seconda mano;
- 47.79.20 — oggetti di antiquariato e mobili di seconda mano;
- 47.79.31 — abbigliamento, accessori e calzature di seconda mano;
- 47.79.32 — orologi e articoli di gioielleria di seconda mano;
- 47.79.39 — altri articoli di seconda mano non classificati altrove;
- 47.91.10 — intermediazione non specializzata per il commercio al dettaglio di articoli di seconda mano;
- 47.92.29 — intermediazione specializzata per altri articoli di seconda mano.
La prima domanda: compri i beni oppure li vendi per conto di altri?
È la distinzione più importante. Se il negozio acquista il bene, ne diventa proprietario e lo rivende, svolge commercio al dettaglio in proprio e deve scegliere il codice 47.79 coerente con la categoria merceologica.
Se invece il negozio facilita la transazione tra proprietario del bene e acquirente, senza assumere la proprietà dell’oggetto, svolge un’attività di intermediazione. ATECO 2025 descrive espressamente queste attività come servizi che facilitano le transazioni a fronte di un compenso o di una commissione senza assumere la proprietà dei beni intermediati.
Quando si usa ATECO 47.79.39?
47.79.39 – Commercio al dettaglio di altri articoli di seconda mano n.c.a. è il codice residuale per beni usati che non ricadono nelle sottocategorie più specifiche. ISTAT include, tra gli esempi, giochi e giocattoli usati e apparecchiature informatiche e di comunicazione di seconda mano.
Non va però scelto automaticamente per qualsiasi negozio dell’usato: libri, mobili, abbigliamento, calzature, orologi e gioielli hanno codici specifici e devono essere classificati correttamente quando costituiscono l’attività prevalente.
Vestiti e scarpe usate: quale ATECO?
ATECO 47.79.31 comprende il commercio al dettaglio di articoli di abbigliamento di seconda mano, accessori come guanti e cravatte e anche calzature di seconda mano.
Se l’attività tratta soprattutto capi nuovi oppure calzature nuove, il codice cambia. Per confrontare i due modelli puoi consultare le guide sul negozio di abbigliamento e sul negozio di calzature.
Mobili usati e antiquariato: quale codice?
Il codice 47.79.20 riguarda il commercio al dettaglio di oggetti di antiquariato e mobili di seconda mano e comprende anche i libri antichi. È quindi diverso sia dalla vendita di mobili nuovi sia dal semplice negozio generalista di oggetti usati.
Per la vendita di arredamento nuovo il riferimento è diverso; puoi confrontare la guida sulla Partita IVA per un negozio di mobili.
Orologi, gioielli usati e compro oro: cosa distingue ATECO 47.79.32?
47.79.32 riguarda il commercio al dettaglio di orologi e articoli di gioielleria di seconda mano. Le note ISTAT comprendono anche l’attività di compro oro al dettaglio quando oro e altri metalli preziosi vengono acquistati da famiglie o imprese e venduti a famiglie.
Il settore dei preziosi ha però adempimenti ulteriori che non derivano dal semplice fatto di trattare beni usati. Per il quadro specifico puoi consultare la guida sulla Partita IVA per una gioielleria.
Come funziona il mercatino dell’usato in conto vendita?
Nel conto vendita il punto decisivo è stabilire se il negozio agisce come intermediario senza acquistare la proprietà del bene. ATECO 2025 ha introdotto il codice 47.91.10 per le attività di intermediazione non specializzata nel commercio al dettaglio di articoli di seconda mano.
ISTAT precisa che la classe di intermediazione facilita le transazioni tra acquirenti e venditori a fronte di un compenso o di una commissione, senza assumere la proprietà dei beni. Anche l’affitto di spazi con fornitura di personale per il commercio di articoli usati è espressamente compreso nel 47.91.10.
Quando si usa invece 47.92.29?
ATECO 47.92.29 riguarda i servizi di intermediazione per il commercio al dettaglio specializzato di altri articoli di seconda mano. La differenza rispetto al 47.91.10 è quindi soprattutto tra un’attività non specializzata, che tratta categorie diverse, e un servizio di intermediazione specializzato.
Per autoveicoli, motocicli e relative parti usate esistono inoltre sottocategorie specifiche e non bisogna utilizzare 47.92.29 come codice universale.
Che cos’è il regime IVA del margine?
Per determinati rivenditori di beni mobili usati esiste il regime IVA del margine disciplinato dall’articolo 36 del decreto-legge 41/1995. La prassi ufficiale dell’Amministrazione finanziaria ricorda che il regime può riguardare beni mobili usati suscettibili di reimpiego nello stato originario o previa riparazione, oltre a oggetti d’arte, antiquariato e collezione, quando ricorrono le condizioni previste.
Nel metodo analitico l’imposta viene commisurata alla differenza positiva tra prezzo di vendita e prezzo di acquisto, aumentato delle spese accessorie e di riparazione ammesse. Non basta però che un bene sia semplicemente “usato”: devono essere verificati provenienza del bene, soggetto da cui viene acquistato e metodo del margine applicabile.
Il regime del margine si applica a qualsiasi acquisto da privato?
No. L’acquisto da un privato è una delle situazioni tipiche considerate dalla disciplina, ma la corretta applicazione richiede di verificare tutti i presupposti del regime speciale, la natura del bene e la modalità con cui viene svolta la rivendita.
Un negozio che vende prodotti nuovi e usati, oppure usa contemporaneamente modalità diverse di approvvigionamento, deve quindi tenere separate le operazioni che seguono regole IVA differenti.
Negozio dell’usato e regime forfettario sono incompatibili?
Non si può rispondere con un sì o un no valido per tutti. In generale il regime forfettario prevede una causa ostativa per chi si avvale di regimi speciali IVA. Il rapporto con il regime del margine deve però essere valutato anche considerando la storia fiscale del contribuente e il regime concretamente applicato.
La Risposta n. 181 del 7 luglio 2025 dell’Agenzia delle Entrate ha chiarito un caso importante: un contribuente che iniziava una nuova attività di vendita di beni usati, per la quale in teoria avrebbe trovato applicazione il regime del margine, poteva adottare direttamente il regime forfettario perché non aveva applicato il regime speciale IVA in periodi d’imposta precedenti. Il chiarimento non significa però che ogni commerciante dell’usato possa ignorare automaticamente il regime del margine.
Quando bisogna verificare l’opzione IVA ordinaria prima del forfettario?
La prassi dell’Agenzia distingue il caso in cui il regime speciale sia già stato applicato da quello di una nuova attività che non lo abbia mai utilizzato. Quando esiste una precedente applicazione del regime del margine, l’accesso successivo al forfettario richiede una verifica specifica dell’opzione per l’IVA ordinaria e dei relativi tempi.
Per questo, prima di scegliere il regime fiscale di un negozio dell’usato, è necessario ricostruire come sono stati trattati gli acquisti e le vendite negli anni precedenti, non soltanto guardare al codice ATECO.
Qual è il coefficiente forfettario se il forfettario è applicabile?
Quando il contribuente può effettivamente applicare il regime forfettario e l’attività è commercio al dettaglio, il coefficiente di redditività è normalmente del 40%. Il coefficiente va applicato soltanto dopo avere verificato che il regime forfettario sia concretamente disponibile e che non ricorra una causa ostativa.
Il decreto legislativo 81/2025 mantiene nel periodo transitorio i coefficienti individuati tramite la corrispondente attività della classificazione precedente, fino all’approvazione dei coefficienti costruiti direttamente su ATECO 2025.
Come si apre un negozio dell’usato?
Se l’attività consiste nella rivendita in proprio, il normale punto vendita viene avviato come impresa commerciale. Per una ditta individuale l’apertura passa generalmente attraverso la Comunicazione Unica.
Il Registro Imprese indica che ComUnica coordina attribuzione della Partita IVA, iscrizione al Registro delle Imprese, adempimenti INPS ed eventuale SCIA per il SUAP. Per la procedura generale puoi consultare la guida su come aprire una ditta individuale con ComUnica.
Serve la SCIA per un mercatino dell’usato?
Gli adempimenti dipendono dal modello concreto. Per il normale commercio al dettaglio in sede fissa devono essere verificati gli obblighi del Comune e del SUAP. Nel modello di intermediazione in conto vendita possono assumere rilievo anche le regole previste per le agenzie d’affari e gli adempimenti collegati all’attività di mediazione per conto di terzi.
Prima di presentare la pratica è quindi importante definire il contratto utilizzato con chi consegna i beni: il negozio deve sapere se acquista in proprio oppure opera come intermediario.
Quale INPS paga il titolare?
Il titolare che esercita personalmente e abitualmente una vera attività commerciale viene normalmente inquadrato nella Gestione Commercianti INPS, quando ricorrono i requisiti previsti.
La circolare INPS n. 14 del 9 febbraio 2026 fissa per i commercianti l’aliquota ordinaria al 24,48%, il minimale di reddito a 18.808 euro e il contributo ordinario annuo sul minimale a 4.611,64 euro.
Sul reddito superiore al minimale il 24,48% si applica fino alla prima fascia di 56.224 euro; sulla parte superiore l’aliquota sale al 25,48%, entro il massimale applicabile. Il quadro completo è nella guida sui contributi INPS Artigiani e Commercianti.
Vendere usato online cambia l’ATECO?
Non per il solo fatto di usare Internet. ATECO 2025 classifica il commercio diretto soprattutto in base ai beni venduti. Anche il gruppo 47.79 riguarda il commercio al dettaglio di seconda mano effettuato attraverso diversi canali, mentre l’intermediazione resta separata nel gruppo 47.9.
Marketplace, sito proprietario e vendita in negozio possono quindi convivere, ma bisogna mantenere coerenti proprietà del bene, documentazione e trattamento fiscale. Per gli obblighi generali della vendita a distanza puoi consultare la guida sulla Partita IVA per un negozio online.
Quanto costa aprire un negozio dell’usato?
I costi dipendono molto dal modello. Un’attività che acquista merce in proprio deve finanziare gli acquisti e gestire magazzino e rischio di invenduto; un mercatino in conto vendita concentra maggiormente i costi su locale, spazi espositivi, software di tracciamento, personale e gestione delle commissioni.
Vanno inoltre considerati affitto e cauzione, allestimento, assicurazioni, sistemi di pagamento, diritto camerale, INPS, gestione fiscale, eventuale e-commerce e gli adempimenti specifici legati al modello di attività scelto.
Checklist prima di aprire un negozio dell’usato
- Decidere se acquistare i beni in proprio o operare in conto vendita.
- Scegliere il codice 47.79 specifico per la categoria di beni rivenduti.
- Valutare 47.91.10 per intermediazione non specializzata senza acquisire la proprietà dei beni.
- Valutare 47.92.29 per l’intermediazione specializzata di altri beni usati quando pertinente.
- Non utilizzare 47.79.39 se esiste una sottocategoria specifica per i prodotti prevalenti.
- Verificare i presupposti del regime IVA del margine per la rivendita in proprio.
- Non dare per scontata né l’esclusione né l’ammissione al forfettario: controllare il regime IVA concretamente applicato e la storia fiscale.
- Aprire l’impresa tramite ComUnica e verificare gli adempimenti SUAP corretti per il modello scelto.
- Impostare la Gestione Commercianti INPS quando ne ricorrono i requisiti.
- Separare correttamente vendite nuove, vendite usate e attività di intermediazione.
Domande frequenti sulla Partita IVA per negozio dell’usato
Qual è il codice ATECO di un mercatino dell’usato?
Non esiste un solo codice. Per la rivendita in proprio si usa il gruppo 47.79 in base ai beni; per l’intermediazione non specializzata senza acquisire la proprietà può essere pertinente 47.91.10.
Qual è il codice per un negozio generalista di oggetti usati?
47.79.39 può essere pertinente per altri articoli di seconda mano non classificati altrove, ma non sostituisce i codici specifici per libri, mobili, abbigliamento, calzature, orologi e gioielli.
Il negozio dell’usato può essere forfettario?
In alcuni casi sì, ma il rapporto con il regime IVA del margine va verificato. La Risposta 181/2025 dell’Agenzia delle Entrate ha ammesso il forfettario nel caso specifico di una nuova attività che non aveva applicato il regime speciale in periodi precedenti.
Il coefficiente forfettario è 40%?
Per l’attività commerciale, quando il forfettario è effettivamente applicabile, il coefficiente è normalmente 40%.
Se stai progettando il negozio nel suo complesso — conto vendita, raccolta merce, criteri di accettazione, pricing, ribassi, gestionale, layout ed e-commerce — consulta la guida su come aprire un negozio dell’usato.
Partita IVA negozio dell’usato nel 2026: cosa decidere prima di partire
Prima del codice ATECO viene il modello dell’attività: acquistare e rivendere in proprio oppure intermediare beni di terzi. Solo dopo questa scelta si possono impostare correttamente ATECO, IVA, documenti, SCIA, INPS e regime fiscale.
Definire questi elementi prima di aprire evita di trattare come identici un negozio che possiede la merce e un mercatino in conto vendita. Le altre guide dedicate alle singole professioni e attività sono raccolte nella sezione Professioni e attività.