La Partita IVA del paesaggista nel 2026 utilizza normalmente il codice ATECO 71.11.09 — Attività di architettura n.c.a., perché le note ufficiali ATECO 2025 includono espressamente la pianificazione urbanistica e l’architettura del paesaggio. La professione è regolamentata: per utilizzare il titolo di Paesaggista occorrono abilitazione e iscrizione all’Ordine degli Architetti, Pianificatori, Paesaggisti e Conservatori nella sezione A, settore paesaggistica.
La previdenza va verificata insieme alla posizione lavorativa. Quando ricorrono i requisiti previsti da Inarcassa — iscrizione all’Albo, Partita IVA e assenza di altra previdenza obbligatoria — l’iscrizione alla Cassa è obbligatoria. Nel 2026 il contributo soggettivo ordinario è del 14,5% e l’integrativo del 4%; i minimi pubblicati per l’anno sono 2.785 euro di soggettivo e 850 euro di integrativo.
Qual è il codice ATECO del paesaggista nel 2026?
Il codice di riferimento è 71.11.09 — Attività di architettura n.c.a.. Le note ISTAT comprendono, tra le attività incluse, la consulenza in campo architettonico, la pianificazione urbanistica e l’architettura del paesaggio, definita anche architettura ambientale.
Se il professionista svolge attività ulteriori e autonome può essere necessario aggiungere altri codici. Il metodo generale è spiegato nella guida su come scegliere il codice ATECO.
Perché il codice ATECO è lo stesso dell’architetto?
ATECO classifica l’attività economica e non il titolo professionale. Il codice 71.11.09 comprende diverse attività architettoniche, tra cui progettazione di edifici, pianificazione urbanistica, architettura del paesaggio, supporto alla conservazione del patrimonio e architettura di interni.
Paesaggista e architetto restano però titoli professionali distinti, con settori diversi dell’Albo e competenze definite dall’ordinamento.
Chi può usare il titolo di Paesaggista?
Il titolo di Paesaggista è riservato agli iscritti alla sezione A, settore paesaggistica, dell’Albo degli Architetti, Pianificatori, Paesaggisti e Conservatori.
Il possesso di una laurea compatibile non basta da solo per esercitare con il titolo professionale: occorre completare il percorso di abilitazione previsto e iscriversi all’Ordine.
Quali lauree consentono l’accesso?
Per l’Esame di Stato 2026 le università indicano tra i titoli ammessi, secondo la normativa vigente, lauree magistrali come LM-3 Architettura del paesaggio, LM-4 Architettura e ingegneria edile-architettura e LM-75 Scienze e tecnologie per l’ambiente e il territorio, oltre ai titoli previgenti equiparati.
Prima di presentare la domanda è corretto verificare la propria classe di laurea nel bando 2026 dell’ateneo scelto.
Nel 2026 serve l’Esame di Stato?
Sì. Il MUR ha indetto anche per il 2026 gli Esami di Stato per le professioni disciplinate dal D.P.R. 328/2001, compresa quella di Paesaggista.
Per la sezione A le sessioni nazionali 2026 iniziano a luglio e novembre. Le modalità concrete delle prove sono pubblicate dagli atenei sede d’esame.
Che cosa può fare un paesaggista?
La professione comprende progettazione e direzione di giardini e parchi, redazione di piani paesistici e attività di restauro di parchi e giardini storici, con esclusione delle componenti edilizie quando queste richiedono competenze professionali differenti.
Il Paesaggista può inoltre occuparsi di progettazione paesaggistica, analisi ambientale e trasformazione degli spazi aperti nei limiti dell’ordinamento professionale.
Paesaggista e architetto sono la stessa professione?
No. Entrambi appartengono all’Ordine degli Architetti PPC, ma sono iscritti in settori diversi dell’Albo. Il Paesaggista ha un perimetro professionale specificamente legato al paesaggio, agli spazi aperti, ai parchi e alla pianificazione paesaggistica.
Per l’altro inquadramento puoi consultare la guida sulla Partita IVA dell’architetto.
Paesaggista e pianificatore territoriale: cosa cambia?
Il Pianificatore territoriale è iscritto alla sezione A, settore pianificazione territoriale, e concentra le proprie competenze sulla pianificazione del territorio, della città, dell’ambiente e sulle valutazioni complesse dei piani.
Il Paesaggista appartiene invece al settore paesaggistica. Per confrontare i due inquadramenti puoi leggere la guida sulla Partita IVA del pianificatore territoriale.
Paesaggista e agronomo: quali differenze?
Sono professioni distinte, con Albi e previdenza diversi. Un agronomo può svolgere attività legate al verde, al territorio e al paesaggio nei limiti del proprio ordinamento, ma non per questo assume automaticamente il titolo ordinistico di Paesaggista.
APIVA ha una guida specifica sulla Partita IVA dell’agronomo.
Paesaggista e giardiniere sono la stessa attività?
No. Il Paesaggista svolge una professione intellettuale regolamentata. Il giardiniere o manutentore del verde esercita invece un’attività operativa e imprenditoriale legata alla realizzazione e manutenzione del verde, con un diverso codice ATECO e diversa previdenza.
Per l’attività operativa puoi consultare la guida sulla Partita IVA del giardiniere.
Quando il paesaggista deve aprire la Partita IVA?
La Partita IVA è necessaria quando la professione autonoma viene svolta con abitualità. Progettare giardini e parchi per più clienti, ricevere incarichi durante l’anno, collaborare stabilmente con studi o enti e promuovere i propri servizi sono elementi tipici di un’attività abituale.
Il percorso generale è spiegato nella guida su come aprire Partita IVA da libero professionista.
Sotto 5.000 euro può lavorare senza Partita IVA?
No, non automaticamente. I 5.000 euro non costituiscono una soglia fiscale generale sotto la quale una professione abituale può essere esercitata senza Partita IVA.
Se gli incarichi sono ricorrenti e l’attività è organizzata, l’apertura può essere necessaria anche con compensi iniziali inferiori.
Il paesaggista è libero professionista o impresa?
Quando vende principalmente la propria prestazione progettuale e intellettuale, il Paesaggista opera normalmente come libero professionista. Software, studio, collaboratori e sopralluoghi non trasformano automaticamente l’attività in impresa.
Se però il professionista esegue anche materialmente lavori di sistemazione del verde, fornisce piante o organizza servizi operativi distinti, tali attività devono essere valutate separatamente.
Serve la Camera di Commercio?
Per il solo esercizio individuale della libera professione non è normalmente richiesta l’iscrizione al Registro Imprese. Il quadro cambia in presenza di una distinta attività imprenditoriale.
Quando coesistono più attività è utile verificare anche il codice ATECO prevalente e secondario.
Quale previdenza paga il paesaggista?
Il Paesaggista iscritto all’Ordine Architetti PPC rientra nel sistema Inarcassa quando possiede contemporaneamente i requisiti previsti dalla Cassa: iscrizione all’Albo, Partita IVA e assenza di altra previdenza obbligatoria derivante da lavoro subordinato o altra attività.
Quando i requisiti ricorrono, l’iscrizione a Inarcassa è obbligatoria.
Cosa succede se il paesaggista è anche dipendente?
Se il professionista è già assoggettato a un’altra forma di previdenza obbligatoria per il rapporto di lavoro dipendente, viene meno uno dei requisiti per l’iscrizione ordinaria a Inarcassa.
Restano comunque gli obblighi che Inarcassa prevede per gli iscritti all’Albo titolari di Partita IVA non iscritti alla Cassa, inclusa la disciplina del contributo integrativo nei casi previsti. Per il profilo fiscale puoi consultare Partita IVA e lavoro dipendente.
Quanto è il contributo soggettivo Inarcassa nel 2026?
Il contributo soggettivo ordinario è pari al 14,5% del reddito professionale netto, secondo le regole del Regolamento Generale di Previdenza.
Per il 2026 il contributo minimo soggettivo pubblicato da Inarcassa è pari a 2.785 euro.
Quanto è il contributo integrativo?
Il contributo integrativo Inarcassa è pari al 4% del volume d’affari professionale e viene esposto in fattura nei casi previsti.
Il minimo integrativo 2026 è pari a 850 euro per gli iscritti tenuti alla contribuzione minima.
Esiste il contributo maternità e paternità?
Sì. Inarcassa prevede un contributo annuale fisso destinato al finanziamento delle prestazioni di maternità e paternità. L’importo viene determinato per ciascun anno e va considerato insieme agli altri contributi dovuti.
Ci sono agevolazioni per i giovani?
Inarcassa prevede riduzioni contributive per chi si iscrive o reiscrive prima dei 35 anni, alle condizioni stabilite dal regolamento. La riduzione può incidere su aliquota e minimi per il periodo agevolato.
La convenienza va verificata sulla posizione individuale e sul reddito effettivamente prodotto.
Si può chiedere la deroga al minimo soggettivo?
Nei casi previsti, l’iscritto che prevede un reddito professionale inferiore alla soglia collegata al minimo può chiedere la deroga al contributo minimo soggettivo. La facoltà è limitata nel tempo e produce effetti sulla contribuzione utile ai fini pensionistici.
Il paesaggista può usare il regime forfettario?
Sì, se rispetta tutti i requisiti previsti e non ricade in una causa di esclusione. La soglia ordinaria è pari a 85.000 euro di ricavi o compensi, oltre alle altre condizioni di legge.
I requisiti sono riepilogati nella guida sul regime forfettario.
Qual è il coefficiente di redditività?
Per le attività professionali del gruppo 71 il coefficiente di redditività del forfettario è 78% nel periodo transitorio collegato ad ATECO 2025.
Con 40.000 euro di compensi il reddito forfettario iniziale è quindi 31.200 euro prima della deduzione dei contributi previdenziali deducibili. Il meccanismo è spiegato nella guida sul coefficiente di redditività.
Esempio di tasse e Inarcassa nel forfettario
Supponiamo 40.000 euro di compensi annui. Applicando il coefficiente del 78% si ottiene un reddito forfettario iniziale di 31.200 euro. Su questo importo va poi calcolata la contribuzione soggettiva Inarcassa secondo le regole della Cassa e vanno considerati i contributi effettivamente deducibili.
Il contributo integrativo del 4% segue invece la propria base di calcolo sul volume d’affari.
Serve la fattura elettronica?
Sì, secondo le regole generali applicabili ai titolari di Partita IVA. Per gli aspetti operativi puoi consultare la guida sulla fatturazione elettronica.
Può progettare giardini e parchi privati?
Sì, nei limiti delle competenze professionali. La progettazione di giardini e parchi è espressamente collegata alla professione di Paesaggista. L’incarico può comprendere analisi del luogo, progetto degli spazi aperti, scelta compositiva, elaborati tecnici e direzione delle opere paesaggistiche compatibili con la professione.
Può lavorare su parchi e giardini storici?
Sì. La disciplina professionale ricomprende il restauro di parchi e giardini storici, con esclusione delle componenti edilizie quando queste richiedono l’intervento di professionisti con competenze specifiche.
Per incarichi su beni tutelati vanno inoltre rispettate le norme del patrimonio culturale e le eventuali autorizzazioni richieste.
Può lavorare per Comuni e Pubbliche Amministrazioni?
Sì. Gli incarichi possono riguardare piani paesistici, parchi, spazi pubblici, recupero del paesaggio, studi ambientali e progettazione di aree verdi. Le procedure pubbliche possono richiedere iscrizione all’Albo, regolarità contributiva, assicurazione, firma digitale ed esperienza specifica.
Serve l’assicurazione professionale?
L’attività progettuale comporta responsabilità professionali. La polizza RC deve essere coerente con gli incarichi effettivamente assunti e con eventuali requisiti richiesti dalla committenza pubblica o privata.
Quanto costa iniziare come paesaggista?
I costi possono comprendere quota dell’Ordine, contributi Inarcassa quando dovuti, assicurazione professionale, commercialista, PEC, firma digitale, software CAD e GIS, strumenti di rappresentazione, formazione continua, sopralluoghi e trasferte.
La previdenza è una delle voci principali da stimare perché i contributi minimi possono incidere anche nei primi anni con reddito contenuto.
Checklist prima di aprire la Partita IVA
- verificare titolo di studio e requisiti di accesso;
- superare l’Esame di Stato quando richiesto;
- iscriversi alla sezione A, settore paesaggistica, dell’Ordine;
- utilizzare ATECO 71.11.09 quando l’attività consiste nell’architettura del paesaggio;
- aprire la Partita IVA quando l’attività autonoma è abituale;
- verificare i requisiti di iscrizione a Inarcassa;
- considerare soggettivo 14,5%, integrativo 4% e minimi 2026;
- valutare forfettario o ordinario;
- distinguere progettazione paesaggistica da manutenzione operativa del verde;
- impostare correttamente assicurazione e fatturazione.
Domande frequenti sulla Partita IVA del paesaggista
Qual è il codice ATECO?
71.11.09 per l’architettura del paesaggio.
Serve l’Albo?
Sì, il titolo di Paesaggista richiede l’iscrizione alla sezione A, settore paesaggistica.
Quale previdenza?
Inarcassa quando ricorrono i requisiti previsti dalla Cassa.
Quali sono i minimi Inarcassa 2026?
2.785 euro di soggettivo e 850 euro di integrativo, oltre al contributo maternità/paternità.
Qual è il coefficiente forfettario?
78%.
Partita IVA paesaggista nel 2026: cosa verificare
La sequenza corretta è titolo ed Esame di Stato → Albo e settore paesaggistica → ATECO 71.11.09 → Partita IVA → verifica Inarcassa → regime fiscale → assicurazione e fatturazione. È importante distinguere la professione regolamentata dalle attività operative di manutenzione del verde e dagli altri titoli professionali che possono intervenire sul paesaggio.
Le altre guide dedicate alle singole attività sono raccolte nella sezione Professioni e attività.
Fonti ufficiali: ISTAT — note ATECO 2025; INAPP — Paesaggista; MUR — Esami di Stato 2026; Inarcassa — Carta dei Servizi 2026; Inarcassa — Regolamento Generale Previdenza.