Aprire un pastificio o un laboratorio di pasta fresca con Partita IVA nel 2026 significa prima di tutto distinguere produzione, semplice rivendita e preparazione di piatti pronti. ATECO 2025 assegna alla produzione di pasta e altri prodotti farinacei freschi il codice 10.73.01 – Produzione di prodotti farinacei freschi.
La classificazione comprende la produzione di pasta come maccheroni, spaghetti e tagliatelle, inclusa la pasta ripiena, oltre a gnocchi e cuscus. La pasta secca o conservata usa invece 10.73.02; un negozio che si limita a rivendere pasta prodotta da altri può ricadere nel commercio al dettaglio 47.27.90; i veri piatti pronti a base di pasta sono separati con 10.85.05.
Qual è il codice ATECO di un pastificio di pasta fresca nel 2026?
Il riferimento ufficiale è 10.73.01 – Produzione di prodotti farinacei freschi. Le note ufficiali ISTAT ATECO 2025 collocano nella classe 10.73 la produzione di pasta, compresa quella ripiena, di cuscus e di gnocchi e distinguono espressamente i prodotti farinacei freschi da quelli conservati o secchi.
Quali prodotti rientrano nel 10.73.01?
Il codice riguarda la produzione di prodotti farinacei freschi. In base alle note ISTAT della classe 10.73, tra i prodotti interessati rientrano pasta come maccheroni, spaghetti e tagliatelle, pasta ripiena, cuscus e gnocchi, quando realizzati come prodotti freschi.
La classificazione segue l’attività produttiva effettiva: un laboratorio che impasta, forma, farcisce e confeziona pasta fresca non deve essere trattato come un semplice negozio alimentare soltanto perché vende direttamente al pubblico.
Pasta fresca e pasta secca hanno lo stesso codice?
No. ATECO 2025 divide la produzione di prodotti farinacei in due sottocategorie: 10.73.01 per i prodotti farinacei freschi e 10.73.02 per i prodotti farinacei conservati.
Un’impresa che produce stabilmente entrambe le tipologie deve individuare l’attività prevalente e valutare l’eventuale codice secondario. La gestione di più codici è approfondita nella guida sul codice ATECO prevalente e secondario.
Ravioli, tortellini e pasta ripiena rientrano nel 10.73.01?
Sì, quando si tratta di produzione di pasta fresca. Le note ISTAT includono espressamente la pasta ripiena nella classe 10.73. Il ripieno non trasforma automaticamente il prodotto in un piatto pronto: conta la natura del prodotto finale e il processo svolto.
Gnocchi freschi: quale codice ATECO?
Anche gli gnocchi sono espressamente compresi nella classe 10.73. Quando vengono prodotti freschi, il riferimento è quindi 10.73.01; per prodotti conservati o secchi va invece verificato 10.73.02.
Un negozio che rivende pasta prodotta da altri usa 10.73.01?
No, non se si limita alla rivendita. ATECO 2025 prevede 47.27.90 – Commercio al dettaglio di altri prodotti alimentari n.c.a., che include espressamente il commercio al dettaglio di pasta insieme ad altri prodotti alimentari come tè, oli, farina e zucchero.
La distinzione è fondamentale: chi produce pasta svolge un’attività manifatturiera; chi compra pasta già prodotta e la rivende svolge commercio. Se l’impresa fa entrambe le cose in modo stabile, bisogna valutare attività prevalente e codici secondari.
Vendere nel proprio laboratorio la pasta prodotta cambia il codice?
La vendita diretta non trasforma automaticamente un produttore in commerciante. Le note ATECO chiariscono, per le attività al dettaglio con lavorazione, che quando il processo determina una vera trasformazione dei prodotti l’attività deve essere classificata nel settore manifatturiero anche se il prodotto viene venduto al dettaglio nel negozio del produttore.
Pasta pronta da mangiare e pasta fresca sono la stessa attività?
No. ATECO 2025 esclude dalla classe 10.73 i piatti pronti a base di pasta e li rinvia alla classe 10.85. Il codice 10.85.05 – Produzione di pasti e piatti preparati a base di pasta riguarda prodotti che sono veri pasti o piatti preparati, non la semplice pasta fresca da cuocere.
La differenza pratica è tra vendere, ad esempio, ravioli freschi da cuocere e produrre un piatto già preparato destinato a essere consumato come pasto.
Cuocere e servire pasta nel locale cambia l’attività?
Sì, quando il laboratorio prepara e serve piatti per il consumo immediato sul posto come attività organizzata. In quel caso entra in gioco la divisione ATECO 56 relativa ai servizi di ristorazione, con requisiti e adempimenti diversi dalla sola produzione alimentare.
Pastificio, panificio e pasticceria usano lo stesso ATECO?
No. ATECO 2025 separa la produzione di pasta dalla produzione di pane e pasticceria fresca. La classe 10.71 riguarda pane e prodotti di pasticceria freschi, mentre la pasta è espressamente rinviata alla classe 10.73.
Per le attività vicine puoi consultare le guide sulla Partita IVA del panettiere e sulla Partita IVA del pasticciere.
Come si apre un pastificio di pasta fresca?
Un laboratorio di pasta fresca viene normalmente avviato come impresa produttiva alimentare. Per una ditta individuale la pratica passa generalmente attraverso la Comunicazione Unica, insieme agli adempimenti richiesti per l’attività produttiva e alimentare.
Il Registro Imprese indica che ComUnica coordina attribuzione della Partita IVA, iscrizione al Registro delle Imprese e adempimenti INPS. Per il procedimento generale puoi consultare la guida su come aprire una ditta individuale con ComUnica.
Serve la SCIA e la notifica sanitaria?
L’avvio di un laboratorio alimentare richiede la verifica delle pratiche amministrative e sanitarie tramite il SUAP competente. In base alla configurazione concreta possono essere necessarie la SCIA e la notifica sanitaria prevista per gli operatori del settore alimentare.
Locale, impianti, deposito, lavorazioni, ingredienti utilizzati e modalità di vendita devono rispettare le regole igienico-sanitarie applicabili. Eventuali produzioni o canali di vendita con requisiti ulteriori devono essere verificati con SUAP e autorità sanitaria territorialmente competenti.
HACCP: cosa deve fare un laboratorio di pasta fresca?
Il Regolamento (CE) n. 852/2004 attribuisce all’operatore del settore alimentare la responsabilità principale per la sicurezza degli alimenti e prevede procedure basate sui principi HACCP.
Nel pastificio il piano deve essere coerente con i rischi reali: ricevimento e conservazione delle materie prime, uova e ripieni quando presenti, impasto e lavorazione, temperature, pulizia e sanificazione, confezionamento, conservazione del prodotto finito, allergeni e tracciabilità. La formazione degli addetti va gestita secondo le regole applicabili anche a livello regionale.
Quale INPS paga il titolare del pastificio?
Una vera attività produttiva svolta personalmente dal titolare presenta normalmente caratteristiche artigiane e può comportare l’iscrizione alla Gestione Artigiani INPS, quando ricorrono i requisiti previsti.
La circolare INPS n. 14 del 9 febbraio 2026 fissa per gli artigiani l’aliquota ordinaria al 24%, il minimale di reddito a 18.808 euro e il contributo ordinario annuo sul minimale a 4.521,36 euro.
Sul reddito superiore al minimale il 24% si applica fino alla prima fascia di 56.224 euro; sulla parte superiore l’aliquota sale al 25%, entro il massimale applicabile. Il quadro completo è nella guida sui contributi INPS Artigiani e Commercianti.
Il pastificio può usare il regime forfettario?
Sì, se il titolare è una persona fisica, rispetta i requisiti del regime e non ricade in una causa di esclusione. Le attività delle industrie alimentari e delle bevande utilizzano nel forfettario un coefficiente di redditività del 40%.
Con 10.000 euro di ricavi riferiti alla produzione il reddito forfettario iniziale è quindi pari a 4.000 euro prima della deduzione dei contributi previdenziali obbligatori deducibili. I requisiti generali sono riepilogati nella guida sul regime forfettario 2026.
Si può chiedere la riduzione INPS del 35%?
Il titolare in regime forfettario iscritto alla Gestione Artigiani può, quando possiede i requisiti, aderire al regime previdenziale agevolato con riduzione contributiva del 35%. Per una nuova attività nel 2026 la richiesta deve essere gestita secondo le procedure INPS con tempestività dopo l’iscrizione.
Il funzionamento è spiegato nella guida sulla riduzione INPS del 35%.
Vendere pasta fresca online cambia il codice?
Il canale online non cambia la natura della produzione. Un pastificio che produce pasta fresca resta un’attività manifatturiera anche se raccoglie ordini tramite e-commerce. Restano però da rispettare conservazione, trasporto, informazioni al consumatore, allergeni e sicurezza alimentare.
Per gli aspetti generali della vendita a distanza puoi consultare la guida sulla Partita IVA per un negozio online.
Quanto costa aprire un laboratorio di pasta fresca?
I costi possono comprendere affitto e adeguamento del laboratorio, impastatrici e macchine per pasta, tavoli e attrezzature, frigoriferi e celle, confezionamento, materie prime, impianti, software gestionale, assicurazioni e pratiche amministrative.
Incidono molto volume produttivo, grado di automazione, presenza di pasta ripiena, conservazione e canale di vendita. Nel forfettario i costi reali non vengono dedotti analiticamente, quindi la convenienza va valutata sulla marginalità effettiva del laboratorio.
Checklist prima di aprire un pastificio
- Utilizzare 10.73.01 per la vera produzione di prodotti farinacei freschi.
- Distinguere 10.73.02 per pasta e prodotti farinacei conservati o secchi.
- Valutare 47.27.90 se l’attività consiste nella sola rivendita di pasta prodotta da altri.
- Separare i piatti pronti a base di pasta con 10.85.05.
- Distinguere la ristorazione quando si cucina e serve per il consumo immediato.
- Aprire l’impresa tramite ComUnica e verificare SCIA e notifica sanitaria.
- Predisporre procedure HACCP coerenti con ingredienti e lavorazioni.
- Impostare correttamente la Gestione Artigiani INPS quando ricorrono i requisiti.
- Valutare regime forfettario e riduzione INPS del 35% se spettanti.
- Gestire correttamente l’eventuale vendita online e il trasporto refrigerato.
Domande frequenti sulla Partita IVA per pasta fresca
Qual è il codice ATECO di un pastificio di pasta fresca?
ATECO 2025 prevede 10.73.01 per la produzione di prodotti farinacei freschi.
La pasta secca usa lo stesso codice?
No. I prodotti farinacei conservati o secchi sono classificati in 10.73.02.
Un negozio che rivende pasta usa 10.73.01?
No, se non produce. Il commercio al dettaglio di pasta è incluso nel 47.27.90.
Qual è il coefficiente forfettario della produzione?
Per le attività delle industrie alimentari e delle bevande il coefficiente è 40%, quando il contribuente possiede tutti i requisiti del regime.
Partita IVA pastificio nel 2026: cosa verificare
Il punto decisivo è distinguere pasta fresca, pasta conservata, semplice rivendita e piatti pronti. Sono attività vicine per il cliente ma non coincidono nella classificazione ATECO.
Definiti produzione, eventuali codici secondari, ComUnica, SCIA, notifica sanitaria, HACCP, INPS e regime fiscale, il laboratorio può partire con un inquadramento coerente. Le altre guide dedicate alle singole professioni e attività sono raccolte nella sezione Professioni e attività.