La Partita IVA del perito industriale nel 2026 utilizza il nuovo codice ATECO specifico 74.99.91 — Attività tecniche svolte da periti industriali. Per esercitare la libera professione non basta però aprire la posizione fiscale: occorrono abilitazione professionale, iscrizione all’Albo e corretta iscrizione previdenziale all’EPPI, l’Ente di Previdenza dei Periti Industriali e dei Periti Industriali Laureati.
ATECO 2025 ha reso più chiara la classificazione rispetto ai vecchi codici residuali. Anche l’accesso alla professione è in evoluzione: nel 2026 il CNPI applica le modalità semplificate dell’Esame di Stato previste dal Decreto Interministeriale n. 10 del 13 gennaio 2026, nelle more della piena attuazione dei titoli universitari abilitanti.
Qual è il codice ATECO del perito industriale nel 2026?
ATECO 2025 prevede il codice 74.99.91 — Attività tecniche svolte da periti industriali. Le note ISTAT comprendono espressamente la consulenza tecnica fornita dai periti industriali, per esempio nei campi dell’edilizia, dell’elettrotecnica, dell’informatica e dell’elettronica.
Il codice descrive l’attività professionale generale, ma non amplia le competenze attribuite al singolo iscritto. Il perito deve sempre operare nei limiti del proprio settore, titolo e abilitazione. Per i criteri fiscali generali puoi consultare la guida su come scegliere il codice ATECO.
Perché online si trovano ancora vecchi codici ATECO?
Prima di ATECO 2025 l’attività tecnica del perito industriale veniva ricondotta a classificazioni differenti e meno specifiche. Alcune guide online continuano a riportare codici della precedente struttura o numerazioni non più coerenti con la classificazione vigente.
Dal 1° aprile 2025 ATECO 2025 è utilizzato operativamente anche per finalità amministrative. Per una nuova apertura nel 2026 il riferimento da verificare è quindi 74.99.91.
Chi può esercitare come perito industriale?
Il perito industriale è una professione regolamentata. L’esercizio professionale richiede il possesso di un titolo idoneo, l’abilitazione prevista dall’ordinamento e l’iscrizione all’Albo presso l’Ordine territoriale competente.
Non basta possedere genericamente un diploma tecnico o lavorare in un settore industriale per firmare prestazioni riservate come perito industriale. Titolo professionale e competenze derivano dall’ordinamento della professione.
Nel 2026 serve ancora l’Esame di Stato?
Per i percorsi che non sono già direttamente abilitanti, sì. Il CNPI segnala che il Decreto Interministeriale n. 10 del 13 gennaio 2026 ha introdotto modalità semplificate dell’Esame di Stato per il perito industriale laureato.
La prova consiste in un’unica prova orale diretta a verificare preparazione professionale, attività di tirocinio, soluzione di casi pratici e conoscenza delle norme deontologiche. Il quadro cambia in base alla classe di laurea e al percorso seguito, quindi va verificato con l’Ordine e il CNPI.
Quali lauree consentono l’accesso alla professione?
Il CNPI indica, oltre alle nuove classi di laurea professionalizzante, diverse classi di laurea triennale e magistrale previste dall’articolo 55 del D.P.R. 328/2001 che consentono l’accesso alla professione previo completamento degli adempimenti richiesti.
Nel 2026 è inoltre operativo il Registro Elettronico Nazionale dei Tirocinanti per i percorsi in cui il tirocinio professionale è ancora necessario prima dell’Esame di Stato.
Serve l’iscrizione all’Albo?
Sì. Per esercitare la professione e utilizzare il titolo professionale occorre l’iscrizione all’Albo dei Periti Industriali presso l’Ordine competente. Il CNPI gestisce l’Albo Unico nazionale consultabile online.
L’apertura della Partita IVA non sostituisce l’abilitazione né l’iscrizione ordinistica: sono passaggi distinti.
Quando il perito industriale deve aprire la Partita IVA?
La Partita IVA è necessaria quando l’attività autonoma viene svolta con abitualità. Redigere progetti, perizie, relazioni, certificazioni o consulenze tecniche con continuità per clienti privati, imprese, studi o Pubbliche Amministrazioni costituisce normalmente esercizio abituale della libera professione.
Il percorso fiscale generale è spiegato nella guida su come aprire Partita IVA da libero professionista.
Sotto 5.000 euro può lavorare senza Partita IVA?
No, non automaticamente. I 5.000 euro non sono una soglia fiscale generale che consente di esercitare abitualmente una professione regolamentata senza Partita IVA.
Un perito industriale che riceve incarichi ricorrenti può quindi dover aprire la Partita IVA anche se nel primo anno produce compensi inferiori a 5.000 euro.
Perito industriale dipendente e libera professione possono coesistere?
In molti casi sì, ma bisogna distinguere le attività svolte all’interno del rapporto di lavoro dalle prestazioni autonome. EPPI chiarisce che il dipendente che svolge soltanto attività professionali comprese nel proprio contratto di lavoro non è per questo iscritto come libero professionista all’Ente.
Se invece svolge prestazioni autonome retribuite, anche parallelamente al lavoro dipendente, può sorgere l’obbligo di iscrizione a EPPI. Vanno inoltre verificati contratto, eventuali incompatibilità e requisiti fiscali. Puoi approfondire in Partita IVA e lavoro dipendente.
Il perito industriale è libero professionista o impresa?
Quando esercita personalmente le proprie competenze tecniche, il perito industriale opera normalmente come libero professionista. Studio, computer, strumenti di misura, software e collaborazioni non trasformano automaticamente l’attività in impresa commerciale.
Se il professionista svolge anche una distinta attività di installazione, produzione, commercio o altra attività imprenditoriale, questa deve essere inquadrata separatamente. La stessa documentazione professionale di categoria distingue chiaramente la libera professione tecnica dall’attività artigianale di installazione.
Serve la Camera di Commercio?
Per il solo esercizio della libera professione non è normalmente necessaria l’iscrizione al Registro Imprese. Il quadro cambia se il perito avvia anche una vera attività imprenditoriale, per esempio installazione di impianti, commercio o servizi organizzati in forma d’impresa.
In presenza di più attività bisogna verificare separatamente codice ATECO prevalente, Registro Imprese e previdenza. Puoi consultare la guida sul codice ATECO prevalente e secondario.
Quale previdenza paga il perito industriale libero professionista?
Il perito industriale iscritto all’Albo che esercita attività autonoma rientrante nelle proprie competenze professionali è soggetto all’EPPI. L’Ente prevede l’iscrizione obbligatoria per la libera professione esercitata in forma singola, associata o nelle altre forme previste dal regolamento.
L’obbligo può sussistere anche quando il professionista svolge contemporaneamente un lavoro dipendente. Non bisogna quindi applicare automaticamente la Gestione Separata INPS a questa professione.
Quanto si paga a EPPI nel 2026?
EPPI indica per il 2026 un contributo soggettivo ordinario del 18% del reddito professionale netto da lavoro autonomo. Il professionista può scegliere volontariamente un’aliquota superiore, fino al 35%, per incrementare il proprio montante previdenziale.
Per il 2026 il contributo soggettivo minimo è pari a 2.359 euro e il massimale di reddito sul quale applicare il contributo è pari a 120.607 euro.
Quanto è il contributo integrativo EPPI?
Il contributo integrativo EPPI è pari al 5% e viene applicato nelle fatture e negli altri documenti fiscali emessi dal perito industriale. Dal 2019 l’aliquota del 5% si applica anche alle prestazioni rese verso le Pubbliche Amministrazioni.
Nel 2026 il contributo integrativo minimo è pari a 655 euro. Il volume d’affari minimo di riferimento indicato dall’Ente per il 2026 è 13.104 euro.
Quanto è il contributo di maternità EPPI nel 2026?
Per il 2026 EPPI indica un contributo di maternità pari a 4 euro. L’importo viene determinato annualmente secondo la disciplina dell’Ente.
Il contributo di maternità è distinto dal soggettivo e dall’integrativo e segue le proprie regole di deducibilità.
Ci sono agevolazioni per gli under 35?
Sì. Gli iscritti con meno di 35 anni possono richiedere, per i primi cinque anni di iscrizione, la riduzione del 50% del contributo soggettivo quando il reddito professionale resta sotto il limite previsto annualmente dall’Ente.
Per il 2026 il limite di reddito indicato da EPPI è pari a 26.208 euro. In presenza delle condizioni previste può essere ridotto del 50% anche il contributo integrativo minimo quando il volume d’affari resta sotto la soglia prevista dal regolamento.
Il perito industriale pensionato paga meno EPPI?
EPPI indica per gli iscritti già pensionati un’aliquota soggettiva ordinaria ridotta al 9%, ferma la possibilità di optare per il 18% o per una percentuale superiore nei limiti previsti.
La posizione concreta deve essere verificata con l’Ente, soprattutto se il pensionato riprende o continua la libera professione.
Il perito industriale può usare il regime forfettario?
Sì, se rispetta tutti i requisiti previsti e non ricade in una causa di esclusione. La soglia ordinaria è pari a 85.000 euro di ricavi o compensi, oltre alle altre condizioni stabilite dalla legge.
La presenza di una Cassa previdenziale professionale non impedisce di per sé l’accesso al forfettario. Il quadro completo è disponibile nei requisiti del regime forfettario.
Qual è il coefficiente di redditività del perito industriale?
Per le attività professionali tecniche del gruppo 74, nel periodo transitorio collegato ad ATECO 2025, il coefficiente di redditività applicabile nel regime forfettario è normalmente del 78%.
Con 40.000 euro di compensi, il reddito forfettario iniziale è quindi pari a 31.200 euro. Il meccanismo è spiegato nella guida al coefficiente di redditività.
Esempio di EPPI e tasse nel forfettario
Supponiamo 40.000 euro di compensi e coefficiente di redditività del 78%. Il reddito forfettario iniziale è 31.200 euro. Applicando a titolo semplificativo il contributo soggettivo EPPI ordinario del 18%, il soggettivo sarebbe pari a circa 5.616 euro, oltre al contributo integrativo del 5% sul volume d’affari e al contributo di maternità.
Il contributo integrativo segue regole proprie e non va sommato meccanicamente al soggettivo per calcolare l’imposta sostitutiva. Il calcolo definitivo deve considerare contributi effettivamente deducibili, eventuali minimi, acconti e posizione individuale.
Il 5% EPPI va aggiunto in fattura?
Sì. EPPI indica che il contributo integrativo del 5% deve essere applicato dal perito industriale nelle fatture e negli altri documenti fiscali relativi alle prestazioni professionali.
Il contributo integrativo non deve essere confuso con una rivalsa INPS: appartiene al sistema previdenziale della Cassa professionale EPPI.
Serve la fattura elettronica?
Sì, secondo le regole generali applicabili ai titolari di Partita IVA. Le fatture verso privati, imprese, condomìni, studi professionali e Pubbliche Amministrazioni seguono la disciplina della fatturazione elettronica nei casi previsti.
Per gli aspetti operativi puoi consultare la guida sulla fatturazione elettronica.
Può lavorare con la Pubblica Amministrazione?
Sì, quando possiede requisiti professionali e regolarità contributiva richiesti dall’incarico. EPPI mette a disposizione delle Pubbliche Amministrazioni un servizio per la richiesta del certificato di regolarità contributiva dei propri iscritti.
Gli incarichi pubblici possono inoltre richiedere iscrizioni, specializzazioni, requisiti tecnici, assicurazione e dichiarazioni ulteriori in base alla procedura di affidamento.
Firma di progetti e responsabilità professionale
Il perito industriale che firma una prestazione tecnica opera sotto la propria responsabilità professionale e deve rispettare competenze, norme tecniche e deontologia. Non è sufficiente che l’attività venga materialmente svolta all’interno di un’impresa per trasformarla in una prestazione dell’impresa stessa.
Quando un professionista firma autonomamente un progetto o altra prestazione riservata, devono essere coerenti incarico, fatturazione, copertura assicurativa e posizione previdenziale.
Perito industriale e installatore sono la stessa attività?
No. La progettazione e consulenza tecnica professionale e l’installazione artigianale di impianti sono attività differenti. Il perito può possedere anche i requisiti per operare in un’impresa impiantistica, ma questo non rende identici i due inquadramenti.
Se entrambe le attività vengono esercitate, vanno verificati separatamente codici ATECO, Registro Imprese, previdenza e documentazione fiscale.
Quanto costa iniziare come perito industriale?
L’apertura fiscale della Partita IVA professionale non comporta di per sé un diritto camerale. I costi reali possono comprendere quota dell’Ordine, contributi EPPI, assicurazione professionale, commercialista, software tecnici, strumenti di misura, aggiornamento professionale, firma digitale, PEC e spese di studio.
I contributi minimi EPPI rendono importante stimare i costi previdenziali anche negli anni con reddito professionale contenuto.
Checklist prima di aprire la Partita IVA
- verificare titolo, abilitazione e iscrizione all’Albo;
- utilizzare ATECO 2025 74.99.91 per l’attività tecnica del perito industriale quando coerente;
- aprire la Partita IVA quando l’attività autonoma è abituale;
- iscriversi a EPPI quando si esercita la libera professione soggetta all’Ente;
- considerare contributo soggettivo 18%, integrativo 5% e minimi 2026;
- verificare eventuali agevolazioni under 35 o per pensionati;
- valutare regime forfettario o ordinario;
- distinguere professione tecnica e attività imprenditoriali o artigiane;
- impostare correttamente fatturazione e contributo integrativo;
- verificare assicurazione, aggiornamento e regolarità contributiva.
Domande frequenti sulla Partita IVA del perito industriale
Qual è il codice ATECO nel 2026?
74.99.91 — Attività tecniche svolte da periti industriali.
Serve l’Albo?
Sì. Il perito industriale è una professione regolamentata e l’esercizio richiede abilitazione e iscrizione all’Albo.
Quale previdenza paga?
Il libero professionista iscritto all’Albo e soggetto alla previdenza di categoria versa a EPPI.
Quanto è il contributo soggettivo EPPI?
Nel 2026 l’aliquota ordinaria è del 18%, con minimo soggettivo di 2.359 euro.
Quanto è il contributo integrativo?
Il contributo integrativo EPPI è del 5%; il minimo 2026 è pari a 655 euro.
Qual è il coefficiente forfettario?
Per il gruppo professionale di riferimento è normalmente del 78%.
Partita IVA perito industriale nel 2026: cosa verificare
La sequenza corretta è titolo e abilitazione → Albo → ATECO 74.99.91 → Partita IVA → EPPI → regime fiscale → assicurazione e fatturazione. Il punto decisivo è non trattare il perito come un consulente generico in Gestione Separata: quando esercita la libera professione soggetta all’Albo, la previdenza di riferimento è EPPI.
Le altre guide dedicate alle singole attività sono raccolte nella sezione Professioni e attività.
Fonti ufficiali: ISTAT — ATECO 2025; CNPI — accesso alla professione 2026; CNPI — Albo Unico; EPPI — contribuzione 2026; EPPI — qualificazione e iscrizione.