Aprire un negozio di articoli religiosi con Partita IVA nel 2026 richiede di distinguere gli articoli di culto dagli arredi sacri, dai souvenir e dagli oggetti destinati alle cerimonie. ATECO 2025 prevede il codice specifico 47.78.23 – Commercio al dettaglio di articoli religiosi.
Il codice è adatto quando il ricavo deriva principalmente dalla vendita al dettaglio di articoli religiosi e di culto. Non comprende invece automaticamente mobili e arredi sacri, che ISTAT colloca in una sottocategoria diversa, né bomboniere o souvenir soltanto perché presentano un soggetto religioso.
Qual è il codice ATECO di un negozio di articoli religiosi nel 2026?
La classificazione ATECO 2025 pubblicata da ISTAT prevede 47.78.23 – Commercio al dettaglio di articoli religiosi.
Le note ufficiali descrivono espressamente questa attività come commercio al dettaglio di articoli religiosi, cioè articoli di culto, e indicano una specifica esclusione per gli arredi sacri.
Il vecchio ATECO 47.78.33 è ancora corretto?
Nella classificazione precedente era utilizzato 47.78.33 – Commercio al dettaglio di arredi sacri ed articoli religiosi. ATECO 2025 ha separato le due attività: gli articoli religiosi sono oggi 47.78.23, mentre gli arredi sacri vengono ricondotti alla categoria dei mobili e arredi.
Per una nuova apertura nel 2026 bisogna quindi usare la classificazione vigente e non riprendere automaticamente il vecchio codice da documenti storici.
Quali prodotti possono rientrare negli articoli religiosi?
Il codice riguarda la vendita di articoli di culto. Nell’assortimento di un negozio religioso possono essere presenti, per esempio, rosari, crocifissi, immagini sacre, medaglie, icone, statue devozionali, oggetti per la preghiera e altri articoli religiosi destinati ai fedeli.
La classificazione deve comunque seguire la natura effettiva dei prodotti: lo stesso punto vendita può trattare anche libri, souvenir, bomboniere, arredi, candele generiche o altri beni che richiedono una valutazione specifica quando costituiscono linee autonome.
Arredi sacri e articoli religiosi hanno lo stesso ATECO?
No. ISTAT esclude espressamente dal 47.78.23 il commercio al dettaglio di arredi sacri, rinviandolo a 47.55.20, nell’area dei mobili e degli arredi.
Un negozio che vende prevalentemente rosari, statue e articoli devozionali presenta quindi un’attività diversa da chi commercializza altari, inginocchiatoi, armadi da sacrestia o altri veri arredi destinati agli edifici di culto.
Articoli religiosi e souvenir possono stare nella stessa Partita IVA?
Sì, ma ATECO 2025 li distingue. I souvenir hanno il codice 47.78.21. In località di pellegrinaggio è normale che lo stesso negozio venda oggetti ricordo turistici e articoli devozionali, ma se le due linee sono economicamente autonome bisogna verificare attività prevalente e codice secondario.
Per gli oggetti ricordo è disponibile la guida sulla Partita IVA per un negozio di souvenir.
Bomboniere religiose: quale codice ATECO?
Quando il prodotto viene venduto come bomboniera o ricordo di una cerimonia, la funzione commerciale può essere diversa dall’articolo di culto in sé. ATECO 2025 assegna alle bomboniere il codice specifico 47.78.25.
Per battesimi, comunioni, cresime e matrimoni occorre quindi distinguere il normale articolo religioso dalla vera linea di bomboniere. Il confronto è approfondito nella guida sulla Partita IVA per un negozio di bomboniere.
Libri religiosi rientrano nel 47.78.23?
Non automaticamente. Il commercio al dettaglio di libri appartiene all’area specifica delle librerie. Se Bibbie, testi religiosi, libri di preghiera e pubblicazioni rappresentano una vera attività commerciale autonoma, bisogna verificare il codice previsto per il commercio di libri.
Per un assortimento prevalentemente librario è disponibile la guida sulla Partita IVA per una libreria.
Bigiotteria religiosa e medaglie: quando cambia il codice?
Il confine dipende dalla natura del prodotto. Una medaglia o un oggetto venduto principalmente come articolo di culto può rientrare nell’attività religiosa; una vera linea di collane, bracciali e altri articoli di imitazione commercializzati come bigiotteria deve essere verificata rispetto al codice 47.78.24.
Per la distinzione tra bigiotteria, gioielleria e produzione propria puoi consultare la guida sulla Partita IVA per la bigiotteria.
Se produco statue, rosari o altri articoli religiosi quale ATECO uso?
La produzione propria non può essere classificata automaticamente con il codice della rivendita. Il codice manifatturiero dipende dal materiale e dal prodotto realizzato: legno, ceramica, metallo, cera, tessile e altri materiali possono appartenere a categorie produttive differenti.
Quando il titolare realizza stabilmente gli oggetti e ricorrono i requisiti dell’impresa artigiana, deve essere verificato anche l’inquadramento previdenziale nella Gestione Artigiani. I criteri generali sono spiegati nella guida sulla Partita IVA dell’artigiano.
Come si apre un negozio di articoli religiosi?
Il normale punto vendita viene avviato come impresa commerciale. Per una ditta individuale l’apertura passa generalmente attraverso la Comunicazione Unica.
Il Registro Imprese chiarisce che ComUnica permette di coordinare attribuzione della Partita IVA, iscrizione al Registro delle Imprese, adempimenti INPS e, quando prevista, la SCIA per il SUAP.
Per la procedura generale puoi consultare la guida su come aprire una ditta individuale con ComUnica.
Serve la SCIA per aprire un negozio di articoli religiosi?
Per l’esercizio commerciale al dettaglio devono essere verificati gli adempimenti previsti dal Comune e dal SUAP competente, compresa la SCIA nei casi previsti dalla disciplina applicabile. La normale vendita di articoli religiosi non richiede una specifica abilitazione professionale nazionale.
La situazione deve essere rivalutata se vengono aggiunti alimenti, lavorazioni artigianali, commercio su area pubblica o altre attività soggette a requisiti specifici.
Quale INPS paga il titolare del negozio?
Il titolare che esercita personalmente e abitualmente il commercio viene normalmente inquadrato nella Gestione Commercianti INPS, quando ricorrono i requisiti previsti.
La circolare INPS n. 14 del 9 febbraio 2026 stabilisce per i commercianti un’aliquota ordinaria del 24,48%, un minimale di reddito di 18.808 euro e un contributo ordinario annuo sul minimale di 4.611,64 euro.
Sul reddito superiore al minimale il 24,48% si applica fino alla prima fascia di 56.224 euro; sulla parte superiore l’aliquota sale al 25,48%, entro il massimale applicabile. Il quadro completo è nella guida sui contributi INPS di Artigiani e Commercianti.
Il negozio può usare il regime forfettario?
Sì, quando il titolare è una persona fisica, rispetta tutti i requisiti previsti e non ricade in una causa di esclusione. Per la normale attività commerciale qui considerata il coefficiente di redditività è 40%.
Con 10.000 euro di ricavi commerciali il reddito forfettario iniziale è quindi pari a 4.000 euro, prima della deduzione dei contributi previdenziali obbligatori deducibili. I requisiti sono riepilogati nella guida sul regime forfettario 2026.
Perché il coefficiente è 40%?
Il decreto legislativo 81/2025 stabilisce che, fino all’approvazione dei nuovi coefficienti elaborati direttamente sulla classificazione ATECO 2025, continuano a essere utilizzati quelli dell’Allegato 4 individuati attraverso la corrispondente attività della precedente classificazione. Per il commercio al dettaglio qui considerato il coefficiente resta del 40%.
Quante tasse paga un negozio di articoli religiosi forfettario?
Dal reddito determinato applicando il coefficiente del 40% vengono dedotti i contributi previdenziali obbligatori deducibili. Sulla base risultante si calcola l’imposta sostitutiva, normalmente al 15% oppure al 5% quando sono soddisfatte tutte le condizioni previste per una nuova attività.
La contribuzione sul minimale INPS resta separata dal reddito fiscale determinato con il coefficiente: un’attività con ricavi contenuti può comunque essere tenuta ai contributi minimi previsti per i commercianti.
Si può chiedere la riduzione INPS del 35%?
Il commerciante in regime forfettario che possiede i requisiti può aderire al regime previdenziale agevolato con riduzione dei contributi del 35%. Per una nuova attività nel 2026 la domanda deve essere gestita secondo le procedure INPS con tempestività dopo l’iscrizione. Il funzionamento è approfondito nella guida sulla riduzione INPS del 35%.
Vendere articoli religiosi online cambia l’ATECO?
Non per il solo fatto di usare Internet come canale. Con ATECO 2025 il commercio diretto viene classificato soprattutto in base ai prodotti venduti. Se l’attività resta la vendita di articoli religiosi, il riferimento continua quindi a essere 47.78.23 anche quando gli ordini arrivano dal sito o da un marketplace.
L’e-commerce aggiunge però gli obblighi della vendita a distanza e le regole IVA applicabili. Il tema è approfondito nella guida sulla Partita IVA per un negozio online.
Quanto costa aprire un negozio di articoli religiosi?
I costi dipendono da località, dimensione del negozio e assortimento. Possono comprendere affitto e cauzione, allestimento, espositori, primo acquisto della merce, magazzino, sistemi di pagamento, assicurazioni, insegna, eventuale e-commerce e gestione amministrativa.
Per attività in località di pellegrinaggio o fortemente turistiche va considerata anche la stagionalità. Nel regime forfettario i costi reali di merce, affitto e struttura non vengono dedotti analiticamente, quindi la convenienza deve essere valutata sulla marginalità effettiva del punto vendita.
Checklist prima di aprire un negozio di articoli religiosi
- Utilizzare 47.78.23 per la vera vendita al dettaglio di articoli religiosi.
- Non continuare a utilizzare automaticamente il vecchio 47.78.33.
- Distinguere articoli religiosi e arredi sacri 47.55.20.
- Distinguere souvenir 47.78.21, bigiotteria 47.78.24 e bomboniere 47.78.25.
- Verificare separatamente i libri quando costituiscono una vera linea libraria.
- Separare produzione propria e semplice rivendita.
- Aprire l’impresa tramite ComUnica e verificare SCIA/SUAP.
- Impostare la Gestione Commercianti INPS.
- Controllare i requisiti del regime forfettario e il coefficiente del 40%.
- Valutare la riduzione INPS del 35% se spettante.
Domande frequenti sulla Partita IVA per articoli religiosi
Qual è il codice ATECO nel 2026?
Il codice specifico ATECO 2025 per il commercio al dettaglio di articoli religiosi è 47.78.23.
Gli arredi sacri usano lo stesso codice?
No. ISTAT esclude gli arredi sacri da 47.78.23 e li rinvia a 47.55.20.
Qual è il coefficiente forfettario?
Per la normale vendita al dettaglio qui considerata è 40%.
Un negozio religioso può vendere anche souvenir?
Sì, ma la linea souvenir ha il codice specifico 47.78.21 e va valutata quando costituisce un’attività autonoma.
Se stai progettando il punto vendita nel suo complesso — location, fornitori, assortimento, stock, calendario liturgico, parrocchie, personalizzazioni ed e-commerce — consulta la guida su come aprire un negozio di articoli religiosi.
Partita IVA negozio di articoli religiosi nel 2026: cosa verificare
La scelta principale è distinguere gli articoli di culto dagli altri prodotti presenti nel punto vendita. Arredi sacri, souvenir, bomboniere, bigiotteria, libri e produzione propria possono convivere nello stesso negozio, ma non devono essere classificati automaticamente nello stesso modo.
Definiti assortimento, ATECO prevalente, eventuali codici secondari, ComUnica, SCIA, INPS e regime fiscale, l’attività può partire con un inquadramento coerente. Le altre guide dedicate alle singole professioni e attività sono raccolte nella sezione Professioni e attività.