Aprire un negozio di souvenir con Partita IVA nel 2026 richiede un inquadramento preciso dell’assortimento. ATECO 2025 prevede il codice specifico 47.78.21 – Commercio al dettaglio di souvenir, riferito agli oggetti ricordo turistici.
Il codice non deve però diventare un contenitore per qualsiasi articolo venduto in una località turistica. Bigiotteria, bomboniere, articoli di artigianato, prodotti alimentari, abbigliamento e casalinghi hanno classificazioni proprie quando costituiscono vere linee commerciali. Prima dell’apertura conviene quindi definire quali prodotti genereranno concretamente i ricavi.
Qual è il codice ATECO di un negozio di souvenir nel 2026?
La classificazione ATECO 2025 pubblicata da ISTAT assegna il codice 47.78.21 – Commercio al dettaglio di souvenir alla vendita di oggetti ricordo turistici.
È quindi il riferimento naturale per un punto vendita che commercializza prevalentemente calamite, piccoli oggetti ricordo, gadget turistici e altri prodotti acquistati come ricordo di un luogo, purché l’attività reale corrisponda alla descrizione ufficiale.
Il vecchio ATECO degli oggetti ricordo è ancora corretto?
Nella classificazione precedente gli oggetti ricordo potevano essere ricondotti a voci più ampie, tra cui il vecchio 47.78.36 dedicato a chincaglieria e bigiotteria e comprendente anche oggetti ricordo. ATECO 2025 ha invece creato una sottocategoria autonoma per i souvenir: 47.78.21.
Per una nuova apertura nel 2026 bisogna quindi utilizzare la classificazione vigente e non copiare automaticamente un codice presente in una vecchia visura o in contenuti anteriori ad ATECO 2025.
Souvenir e articoli di artigianato hanno lo stesso codice?
No. ATECO 2025 distingue 47.78.21 per i souvenir da 47.78.22 per il commercio al dettaglio di articoli di artigianato. La differenza dipende dalla natura del prodotto venduto, non dal fatto che entrambi possano essere acquistati da un turista.
Un negozio può naturalmente vendere entrambe le categorie. Se però le due attività hanno una reale autonomia economica, bisogna individuare il codice prevalente e valutare quello secondario.
Souvenir e bigiotteria possono stare nella stessa Partita IVA?
Sì, ma non hanno lo stesso codice. La vendita al dettaglio di bigiotteria è classificata in 47.78.24. Se bracciali, collane, anelli e altri articoli di imitazione costituiscono una linea stabile, va verificata l’aggiunta del codice specifico. Il confine è approfondito nella guida sulla Partita IVA per una bigiotteria.
Souvenir e bomboniere sono la stessa attività?
No. Le bomboniere hanno il codice specifico 47.78.25. Un oggetto ricordo turistico e un articolo destinato a una cerimonia possono essere simili per forma o materiale, ma rispondono a due attività commerciali distinte nella classificazione vigente.
Se il negozio tratta anche articoli per matrimoni, battesimi o altre cerimonie, puoi confrontare la guida sulla Partita IVA per un negozio di bomboniere.
Articoli religiosi venduti ai turisti sono souvenir?
Non automaticamente. ATECO 2025 prevede 47.78.23 – Commercio al dettaglio di articoli religiosi. Se immagini sacre, rosari, medaglie e altri articoli religiosi rappresentano una vera linea commerciale, il codice dedicato deve essere valutato anche quando il punto vendita si trova in una destinazione turistica o di pellegrinaggio.
Magliette, cappelli e borse con il nome della città sono souvenir?
Il fatto che un prodotto riporti il nome o l’immagine di una località non basta sempre a ricondurre tutta la vendita al codice dei souvenir. Abbigliamento, accessori e pelletteria hanno proprie classificazioni commerciali quando costituiscono categorie autonome e rilevanti nell’assortimento.
Un piccolo gadget tessile accessorio alla normale attività può essere valutato nel contesto dell’assortimento; una vera linea di abbigliamento deve invece essere classificata correttamente. Per il commercio di capi è disponibile la guida sulla Partita IVA per un negozio di abbigliamento.
Prodotti tipici alimentari: rientrano nel 47.78.21?
No, non bisogna utilizzare il codice dei souvenir come contenitore per la vendita di alimenti. Prodotti tipici, dolciumi, bevande e altre merci alimentari seguono le specifiche classificazioni del commercio alimentare e possono comportare requisiti e adempimenti ulteriori.
Se l’attività vende stabilmente sia souvenir sia alimenti, bisogna verificare i codici aggiuntivi, la prevalenza e le procedure amministrative applicabili al commercio alimentare.
Souvenir e casalinghi: quando servono codici diversi?
Piatti decorativi, tazze, utensili e oggetti per la casa possono essere acquistati anche come ricordo turistico, ma ATECO 2025 distingue il commercio specializzato di articoli per tavola, cucina e casa. Se questi prodotti rappresentano una parte autonoma e stabile dell’attività, va verificata l’area 47.55.
Il confronto tra 47.55.40, 47.55.90 e le altre categorie domestiche è disponibile nella guida sulla Partita IVA per un negozio di casalinghi.
Se produco personalmente i souvenir quale ATECO uso?
La produzione propria non può essere classificata automaticamente con il codice della rivendita. Il codice manifatturiero dipende dal prodotto e dal materiale: ceramica, legno, tessile, metallo, candele e altri oggetti possono appartenere a categorie produttive differenti.
Quando la produzione è effettiva, abituale e svolta personalmente dal titolare può inoltre diventare rilevante l’inquadramento come impresa artigiana. La distinzione generale è spiegata nella guida sulla Partita IVA dell’artigiano.
Come si apre un negozio di souvenir?
Il normale negozio di souvenir è un’attività commerciale. Per una ditta individuale l’avvio passa generalmente attraverso la Comunicazione Unica.
Il Registro Imprese chiarisce che ComUnica consente di coordinare attribuzione della Partita IVA, iscrizione al Registro delle Imprese, adempimenti INPS e, quando prevista, la SCIA per il SUAP. Servono inoltre gli strumenti richiesti per la pratica telematica, come domicilio digitale e firma digitale.
La procedura generale è approfondita nella guida su come aprire una ditta individuale con ComUnica.
Serve la SCIA per aprire un negozio di souvenir?
Per l’esercizio commerciale al dettaglio devono essere verificati gli adempimenti previsti dal Comune e dal SUAP competente, compresa la SCIA nei casi previsti dalla disciplina applicabile. La normale vendita non alimentare di souvenir non richiede una specifica qualifica professionale nazionale.
Vendita di alimenti, attività artigianali, occupazione di suolo pubblico, vendita ambulante o altre modalità operative possono però richiedere verifiche ulteriori.
Negozio fisso e bancarella di souvenir sono la stessa attività?
No. La modalità di commercio su area pubblica deve essere distinta dal normale esercizio in sede fissa. Autorizzazioni, procedure comunali e classificazione dell’attività devono essere verificate sulla modalità concreta con cui vengono venduti i prodotti.
Quale INPS paga il titolare di un negozio di souvenir?
Il titolare che esercita personalmente e abitualmente il commercio viene normalmente inquadrato nella Gestione Commercianti INPS, quando ricorrono i requisiti di iscrizione.
La circolare INPS n. 14 del 9 febbraio 2026 fissa per i commercianti l’aliquota ordinaria al 24,48%, il minimale di reddito a 18.808 euro e il contributo ordinario annuo sul minimale a 4.611,64 euro.
Sul reddito d’impresa superiore al minimale continua ad applicarsi il 24,48% fino alla prima fascia di 56.224 euro; sulla parte eccedente l’aliquota diventa 25,48%, entro il massimale applicabile. Il quadro completo è nella guida sui contributi INPS di Artigiani e Commercianti.
Il negozio di souvenir può usare il regime forfettario?
Sì, quando il titolare è una persona fisica, rispetta tutti i requisiti del regime e non ricade in una causa di esclusione. Per il normale commercio al dettaglio di souvenir il coefficiente di redditività è 40%.
Con 10.000 euro di ricavi commerciali, il reddito forfettario iniziale è quindi pari a 4.000 euro prima della deduzione dei contributi previdenziali obbligatori deducibili. I requisiti generali sono spiegati nella guida sul regime forfettario 2026.
Perché il coefficiente forfettario è 40%?
Il decreto legislativo 81/2025 stabilisce che, fino all’approvazione dei nuovi coefficienti elaborati direttamente sulla base di ATECO 2025, continuano a essere utilizzati quelli dell’Allegato 4 individuati tramite la corrispondente attività della classificazione precedente. Per il commercio al dettaglio qui considerato il coefficiente resta del 40%.
Quante tasse paga un negozio di souvenir forfettario?
Dal reddito determinato con il coefficiente del 40% vengono dedotti i contributi previdenziali obbligatori deducibili. Sulla base risultante si applica l’imposta sostitutiva, normalmente al 15% oppure al 5% quando sono soddisfatte tutte le condizioni previste per una nuova attività.
La contribuzione INPS sul minimale resta un elemento distinto dal reddito fiscale forfettario: anche un’attività con reddito fiscale ridotto può essere tenuta ai contributi minimi previsti per i commercianti.
Si può chiedere la riduzione INPS del 35%?
Il commerciante in regime forfettario che possiede i requisiti può aderire al regime previdenziale agevolato con riduzione contributiva del 35%. Per una nuova attività avviata nel 2026 la richiesta deve essere gestita secondo le procedure INPS con tempestività dopo l’iscrizione. Il funzionamento è approfondito nella guida sulla riduzione INPS del 35%.
Vendere souvenir online cambia l’ATECO?
Non per il solo fatto di utilizzare Internet. Con ATECO 2025 il commercio diretto viene classificato soprattutto in base ai prodotti venduti. Se l’attività resta la vendita di souvenir, il riferimento continua quindi a essere 47.78.21 anche quando gli ordini arrivano da un sito o da un marketplace.
La vendita a distanza aggiunge però gli obblighi verso il consumatore e le regole IVA applicabili. Il tema è approfondito nella guida sulla Partita IVA per un negozio online.
Quanto costa aprire un negozio di souvenir?
I costi dipendono soprattutto dalla località, dalla dimensione del punto vendita e dall’assortimento. Possono comprendere affitto e cauzione, allestimento, espositori, primo acquisto della merce, magazzino, software gestionale, sistemi di pagamento, assicurazioni, insegna, eventuale e-commerce e costi amministrativi.
Nei luoghi a forte stagionalità turistica è importante valutare anche il rapporto tra costi fissi annuali e mesi effettivi di vendita. Nel regime forfettario il costo reale della merce e dell’affitto non viene dedotto analiticamente, quindi la convenienza va confrontata con il margine effettivo dell’attività.
Checklist prima di aprire un negozio di souvenir
- Utilizzare 47.78.21 per la vera vendita al dettaglio di souvenir.
- Non utilizzare un vecchio codice generico per chincaglieria e oggetti ricordo senza verificare ATECO 2025.
- Distinguere souvenir e articoli di artigianato 47.78.22.
- Distinguere articoli religiosi 47.78.23, bigiotteria 47.78.24 e bomboniere 47.78.25.
- Verificare separatamente abbigliamento, alimenti e articoli per la casa quando sono linee autonome.
- Separare la produzione propria dalla semplice rivendita.
- Aprire l’impresa tramite ComUnica e verificare SCIA/SUAP.
- Impostare la Gestione Commercianti INPS.
- Controllare i requisiti del regime forfettario e il coefficiente del 40%.
- Valutare la riduzione INPS del 35% se spettante.
Domande frequenti sulla Partita IVA per souvenir
Qual è il codice ATECO dei souvenir nel 2026?
Il codice specifico ATECO 2025 è 47.78.21.
Bigiotteria e souvenir usano lo stesso codice?
No. La bigiotteria ha il codice 47.78.24.
Qual è il coefficiente forfettario?
Per il normale commercio al dettaglio di souvenir il coefficiente è 40%.
Posso vendere souvenir anche online?
Sì. Il canale online non modifica da solo il codice del prodotto, ma aggiunge gli obblighi della vendita a distanza.
Se stai progettando il punto vendita nel suo complesso — location, fornitori, assortimento, stock, stagionalità, vetrina, margini ed e-commerce — consulta la guida su come aprire un negozio di souvenir.
Partita IVA negozio di souvenir nel 2026: cosa verificare prima di partire
Il punto decisivo è costruire l’assortimento in modo coerente con la classificazione. Souvenir, artigianato, bigiotteria, bomboniere, articoli religiosi, abbigliamento e prodotti tipici possono convivere nello stesso punto vendita, ma non devono essere trattati automaticamente come un’unica attività.
Definiti prodotti prevalenti, eventuali codici secondari, ComUnica, SCIA, INPS e regime fiscale, il negozio può partire con un inquadramento coerente. Le altre guide dedicate alle singole professioni e attività sono raccolte nella sezione Professioni e attività.