Aprire un negozio di tè e tisane con Partita IVA nel 2026 richiede di distinguere la semplice rivendita dalla miscelazione o produzione di infusi e dalla vendita di veri rimedi erboristici. Per il commercio al dettaglio alimentare di tè ATECO 2025 include il prodotto nel codice 47.27.90 – Commercio al dettaglio di altri prodotti alimentari n.c.a..
Se invece l’impresa miscela tè o matè, produce infusi di erbe o confeziona tè in bustine, cialde o capsule, ATECO 2025 prevede 10.83.01 – Lavorazione di tè e di altri preparati per infusi. Piante officinali sfuse e rimedi erboristici appartengono invece a 47.73.20. Sono attività vicine per il cliente, ma non equivalenti dal punto di vista dell’inquadramento.
Qual è il codice ATECO di un negozio di tè nel 2026?
Per un negozio che acquista tè e tisane già prodotti e li rivende come alimenti, il riferimento da valutare è 47.27.90 – Commercio al dettaglio di altri prodotti alimentari n.c.a.. Le note ufficiali ISTAT ATECO 2025 citano espressamente il commercio al dettaglio di tè insieme a oli, farina, zucchero e pasta.
Tisane e infusi già confezionati usano 47.27.90?
Quando l’attività consiste nella normale rivendita alimentare di prodotti già confezionati e pronti per la vendita, 47.27.90 è il riferimento commerciale da verificare. L’inquadramento cambia se il negozio realizza direttamente miscele, preparati o confezionamenti che costituiscono una vera lavorazione.
Quando si usa ATECO 10.83.01?
10.83.01 – Lavorazione di tè e di altri preparati per infusi riguarda la vera attività produttiva. Le note ISTAT comprendono:
- miscelatura di tè e matè;
- produzione di estratti e preparati a base di tè o matè;
- produzione di infusi di erbe, ad esempio menta, verbena e camomilla;
- produzione di tè in bustine, cialde o capsule.
Un’attività che crea le proprie miscele o confeziona stabilmente prodotti con un processo produttivo non deve quindi essere trattata come semplice negozio soltanto perché vende direttamente al consumatore.
Miscelare tè sfuso nel negozio è semplice commercio?
Non se la miscelatura costituisce una vera fase produttiva dell’offerta. ISTAT include espressamente la miscelatura di tè e matè nel 10.83.01. Se il negozio crea ricette proprie mescolando ingredienti e commercializza stabilmente le miscele ottenute, bisogna quindi valutare l’attività produttiva.
Confezionare tè in bustine o capsule cambia il codice?
Sì, quando il confezionamento è parte di una vera attività di lavorazione e produzione. ATECO 10.83.01 cita espressamente la produzione di tè in bustine, cialde o capsule.
Se il punto vendita si limita invece a rivendere confezioni realizzate da altri operatori, resta nell’ambito del commercio alimentare.
Tè, tisane e rimedi erboristici hanno lo stesso ATECO?
No. ATECO 2025 prevede 47.73.20 – Commercio al dettaglio di rimedi erboristici per la vendita di piante officinali sfuse e rimedi erboristici. ISTAT indica espressamente che questa voce comprende le attività delle erboristerie e degli erboristi indipendenti.
Un tè alimentare o una tisana venduta come alimento non deve quindi essere classificata automaticamente come rimedio erboristico soltanto perché contiene piante o erbe.
Integratori e tisane usano lo stesso codice?
No. Il commercio al dettaglio di integratori alimentari e prodotti dietetici ha il codice specifico 47.27.30. Se il negozio vende stabilmente anche integratori bisogna verificare l’attività prevalente e l’eventuale codice secondario.
Per questa attività puoi consultare la guida sulla Partita IVA per un negozio di integratori.
Medicinali vegetali e tisane sono la stessa cosa?
No. ATECO 2025 distingue i prodotti medicinali a base di erbe, classificati nell’area del commercio di prodotti farmaceutici, dalle tisane e dagli alimenti. La natura e la presentazione del prodotto sono quindi decisive: non basta che un prodotto contenga una pianta per trattarlo come un normale alimento o, al contrario, come un medicinale.
Sala da tè e negozio di tè sono la stessa attività?
No. Vendere confezioni di tè da portare via è commercio. Preparare tè, infusi e altre bevande da consumare immediatamente nel locale è invece somministrazione e appartiene all’area ATECO dei servizi di ristorazione e somministrazione di bevande.
Se il punto vendita diventa anche una vera sala da tè bisogna quindi verificare l’attività aggiuntiva, i requisiti professionali e gli adempimenti SUAP applicabili. Per il quadro generale sulla somministrazione puoi consultare la guida sulla Partita IVA per un bar.
Vendita e lavorazione possono stare nella stessa Partita IVA?
Sì. La stessa impresa può creare miscele o confezionare tè e venderlo direttamente. Se produzione e commercio sono entrambe attività reali bisogna individuare l’attività prevalente e indicare gli eventuali codici secondari.
La gestione è approfondita nella guida sul codice ATECO prevalente e secondario.
Come si apre un negozio di tè e tisane?
La normale rivendita viene avviata come impresa commerciale alimentare. Per una ditta individuale l’apertura passa generalmente attraverso la Comunicazione Unica.
Il Registro Imprese indica che ComUnica coordina attribuzione della Partita IVA, iscrizione al Registro delle Imprese e adempimenti INPS. Vanno inoltre gestite le pratiche commerciali e sanitarie applicabili tramite il SUAP competente.
Per il procedimento generale puoi consultare la guida su come aprire una ditta individuale con ComUnica.
Serve la SCIA e bisogna applicare l’HACCP?
Per il commercio alimentare e per le eventuali attività di lavorazione devono essere verificati gli adempimenti amministrativi e sanitari previsti dal Comune, dal SUAP e dall’autorità sanitaria competente. L’impresa deve inoltre rispettare le regole di igiene alimentare applicabili.
Il Regolamento (CE) n. 852/2004 attribuisce all’operatore del settore alimentare la responsabilità principale per la sicurezza degli alimenti e prevede procedure basate sui principi HACCP. Miscelatura e confezionamento richiedono procedure coerenti con materie prime, allergeni, contaminazioni, conservazione e tracciabilità.
Quale INPS paga chi gestisce il negozio?
Il titolare che esercita personalmente e abitualmente la normale rivendita viene generalmente inquadrato nella Gestione Commercianti INPS, quando ricorrono i requisiti previsti.
La circolare INPS n. 14 del 9 febbraio 2026 fissa per i commercianti l’aliquota ordinaria al 24,48%, il minimale di reddito a 18.808 euro e il contributo ordinario annuo sul minimale a 4.611,64 euro.
Sul reddito superiore al minimale il 24,48% si applica fino alla prima fascia di 56.224 euro; sulla parte superiore l’aliquota sale al 25,48%, entro il massimale applicabile. Il quadro completo è nella guida sui contributi INPS Artigiani e Commercianti.
La lavorazione può cambiare la gestione INPS?
Sì. Una vera attività produttiva di miscelatura, lavorazione o confezionamento svolta personalmente può presentare caratteristiche artigiane. Nel 2026 l’aliquota ordinaria della Gestione Artigiani è del 24% e il contributo ordinario annuo sul minimale è pari a 4.521,36 euro.
Il negozio di tè può usare il regime forfettario?
Sì, se il titolare è una persona fisica, rispetta i requisiti del regime e non ricade in una causa di esclusione. Per la normale attività commerciale il coefficiente di redditività è 40%.
Anche le attività delle industrie alimentari e delle bevande utilizzano normalmente il coefficiente del 40%. La corretta separazione dei ricavi resta comunque importante quando l’impresa svolge più attività. I requisiti generali sono riepilogati nella guida sul regime forfettario 2026.
Si può chiedere la riduzione INPS del 35%?
Il titolare in regime forfettario iscritto alla Gestione Artigiani o Commercianti può, quando possiede i requisiti, aderire al regime previdenziale agevolato con riduzione contributiva del 35%. Per una nuova attività nel 2026 la richiesta va gestita secondo le procedure INPS con tempestività dopo l’iscrizione.
Il funzionamento è spiegato nella guida sulla riduzione INPS del 35%.
Vendere tè e tisane online cambia il codice?
Il canale online non elimina la distinzione tra rivendita e produzione. Un negozio che vende tè già confezionato resta un’attività commerciale; un’impresa che realizza le proprie miscele o confezioni svolge invece anche una lavorazione produttiva.
Restano applicabili gli obblighi alimentari, di etichettatura e di informazione al consumatore. Per gli aspetti generali dell’e-commerce puoi consultare la guida sulla Partita IVA per un negozio online.
Quanto costa aprire un negozio di tè?
I costi possono comprendere affitto e cauzione, arredi, contenitori e scaffalature, primo assortimento, bilance, materiali per confezionamento, software gestionale, sistemi di pagamento, assicurazioni ed eventuale e-commerce.
Se l’impresa miscela e confeziona direttamente bisogna considerare anche laboratorio, attrezzature, materiali di confezionamento, controlli e procedure alimentari. Nel forfettario i costi reali non vengono dedotti analiticamente, quindi la convenienza va valutata sulla marginalità effettiva.
Checklist prima di aprire un negozio di tè e tisane
- Valutare 47.27.90 per la semplice vendita al dettaglio alimentare di tè.
- Valutare 10.83.01 quando si miscelano tè o matè o si producono infusi.
- Usare 10.83.01 anche per una vera produzione di tè in bustine, cialde o capsule.
- Distinguere 47.73.20 per piante officinali sfuse e rimedi erboristici.
- Separare gli integratori alimentari, classificati in 47.27.30.
- Distinguere la rivendita dalla somministrazione in una sala da tè.
- Aprire l’impresa tramite ComUnica e verificare SCIA e adempimenti sanitari.
- Predisporre procedure HACCP coerenti con l’attività.
- Impostare Gestione Commercianti o Artigiani in base all’attività reale.
- Valutare forfettario e riduzione INPS del 35% quando spettanti.
Domande frequenti sulla Partita IVA per tè e tisane
Qual è il codice ATECO di un negozio di tè?
La semplice vendita alimentare di tè è compresa nel 47.27.90.
Quale codice usa chi crea miscele di tè?
ATECO 2025 include la miscelatura di tè e matè nel 10.83.01.
Un’erboristeria usa lo stesso codice?
Non necessariamente. Piante officinali sfuse e rimedi erboristici sono classificati in 47.73.20.
Qual è il coefficiente forfettario?
Per la normale attività commerciale e per le industrie alimentari interessate il coefficiente è generalmente 40%, quando il contribuente possiede tutti i requisiti del regime.
Partita IVA negozio di tè e tisane nel 2026: cosa verificare
Il punto decisivo è distinguere semplice vendita alimentare, miscelazione o produzione, rimedi erboristici, integratori e somministrazione. Usare un unico codice per tutte queste attività può portare a un inquadramento non coerente.
Definiti modello dell’attività, ATECO, eventuali codici secondari, ComUnica, SCIA, HACCP, INPS e regime fiscale, il negozio può partire correttamente. Le altre guide dedicate alle singole professioni e attività sono raccolte nella sezione Professioni e attività.