La Partita IVA dell’ortottista serve quando l’attività professionale viene svolta autonomamente in modo abituale. Nel 2026 ATECO 2025 include espressamente l’attività degli ortottisti nel codice 86.99.09 — Altre attività varie per la salute umana n.c.a.; per esercitare la professione sanitaria occorrono inoltre titolo abilitante e iscrizione al relativo Albo.
L’inquadramento va costruito tenendo separati quattro aspetti: competenze dell’ortottista, rapporto con il medico oculista, regime fiscale e previdenza. La presenza di un codice ATECO sanitario non sostituisce i requisiti professionali e non rende automaticamente sanitarie eventuali attività commerciali aggiuntive.
Qual è il codice ATECO dell’ortottista nel 2026?
Le note ufficiali ISTAT di ATECO 2025 inseriscono l’attività degli ortottisti nel codice 86.99.09. La stessa sottocategoria comprende diverse attività per la salute umana, tra cui logopedia, podologia e igiene dentale.
Il fatto che più professioni condividano lo stesso codice non significa che abbiano le stesse competenze. Per descrivere correttamente l’attività è necessario indicare la professione effettivamente esercitata. Per dubbi sull’inquadramento puoi consultare la guida su come scegliere il codice ATECO.
Ortottista e assistente di oftalmologia sono la stessa professione?
La denominazione professionale completa è Ortottista — Assistente di Oftalmologia. Il Ministero della Salute la include tra le professioni sanitarie riabilitative e richiama il D.M. 14 settembre 1994, n. 743.
Nella pratica si usa spesso la forma breve “ortottista”, ma l’Albo e il titolo professionale fanno riferimento alla professione completa.
Ortottista, oculista, ottico e optometrista: quali differenze?
Sono figure diverse. L’oculista è un medico specialista in oftalmologia; l’ortottista è un professionista sanitario della riabilitazione visiva e dell’assistenza oftalmologica; l’ottico svolge un’attività professionale e commerciale distinta, legata anche alla fornitura di ausili ottici; l’optometria ha un diverso perimetro professionale.
Questa distinzione conta quando si apre la Partita IVA: non bisogna scegliere un codice o descrivere prestazioni sulla base della sola vicinanza del settore visivo.
Cosa può fare l’ortottista?
Il profilo professionale prevede che l’ortottista tratti, su prescrizione del medico, i disturbi motori e sensoriali della visione ed effettui tecniche di semeiologia strumentale-oftalmologica. La normativa universitaria conferma inoltre la possibilità di esercitare in strutture sanitarie pubbliche o private, come dipendente o libero professionista.
Tra le attività concrete possono rientrare valutazioni ortottiche, riabilitazione visiva ed esami strumentali nell’ambito delle competenze professionali. La descrizione in fattura deve essere coerente con la prestazione realmente resa.
Serve la laurea e l’iscrizione all’Albo?
Sì. Per esercitare come ortottista occorre il titolo abilitante previsto dall’ordinamento e l’iscrizione all’Albo degli Ortottisti e Assistenti di Oftalmologia presso l’Ordine TSRM e PSTRP territorialmente competente.
Chi possiede un titolo sanitario conseguito all’estero deve verificare il riconoscimento presso il Ministero della Salute prima di esercitare in Italia.
Quando l’ortottista deve aprire la Partita IVA?
La Partita IVA è necessaria quando l’attività autonoma è svolta con abitualità. Un ortottista che collabora stabilmente con studi oculistici, poliambulatori o strutture sanitarie e fattura periodicamente le proprie prestazioni non può considerare l’attività occasionale solo perché lavora poche ore alla settimana.
Il percorso generale è quello del libero professionista. La guida su come aprire Partita IVA da libero professionista riepiloga i passaggi fiscali.
Sotto 5.000 euro l’ortottista può lavorare senza Partita IVA?
No, non automaticamente. La soglia di 5.000 euro non è un limite fiscale generale che rende occasionale un’attività professionale abituale. Conta il modo concreto in cui il lavoro viene organizzato e ripetuto nel tempo.
Collaborazioni ricorrenti con una struttura, agenda stabile e prestazioni professionali continuative possono rendere necessaria la Partita IVA anche con compensi iniziali inferiori a 5.000 euro.
L’ortottista è libero professionista o impresa?
L’ortottista che esercita personalmente la professione sanitaria opera normalmente come libero professionista. L’uso di strumenti diagnostici o di uno studio non trasforma da solo l’attività in impresa commerciale.
Se però alla professione si affianca una distinta attività di vendita o viene organizzata una struttura imprenditoriale autonoma, occorre valutare separatamente ATECO, Registro Imprese, previdenza e autorizzazioni.
L’ortottista deve iscriversi alla Camera di Commercio?
Il libero professionista sanitario non è normalmente tenuto al Registro Imprese per il solo esercizio personale della professione. L’apertura fiscale della Partita IVA non comporta quindi automaticamente iscrizione camerale e diritto annuale.
Un eventuale esercizio commerciale, per esempio vendita organizzata di prodotti o dispositivi, richiede invece un’analisi distinta.
Quale INPS paga l’ortottista libero professionista?
L’ortottista non dispone di una Cassa previdenziale autonoma di categoria. Per il libero professionista senza altra previdenza obbligatoria il riferimento è quindi la Gestione Separata INPS.
Per il 2026 l’INPS fissa l’aliquota complessiva al 26,07% per i professionisti non assicurati presso altre forme pensionistiche obbligatorie. Per pensionati o soggetti già assicurati presso altra forma obbligatoria, nei casi in cui resti dovuta la Gestione Separata, l’aliquota è del 24%. Trovi il quadro nella guida alla Gestione Separata INPS 2026.
La Gestione Separata prevede contributi fissi?
No. Per il professionista i contributi sono calcolati sul reddito e non esiste un contributo minimo fisso analogo a quello di Artigiani e Commercianti.
Il minimale di reddito indicato dall’INPS, pari a 18.808 euro nel 2026, rileva però per l’accredito dell’intero anno contributivo.
La rivalsa INPS del 4% è obbligatoria?
No. Il professionista iscritto alla Gestione Separata può addebitare una rivalsa del 4% al cliente, ma è una facoltà. I contributi rimangono dovuti dal professionista e la rivalsa non sostituisce il versamento previdenziale.
Quando viene addebitata, la rivalsa concorre normalmente ai compensi e va gestita correttamente anche nel regime forfettario.
L’ortottista può aderire al regime forfettario?
Sì, se rispetta i requisiti previsti e non ricade in una causa di esclusione. La soglia ordinaria prevista dalla legge è di 85.000 euro di ricavi o compensi, oltre alle altre condizioni soggettive e oggettive.
Per verificare tutti i limiti puoi usare la guida sui requisiti del regime forfettario.
Qual è il coefficiente di redditività dell’ortottista?
Nel periodo transitorio collegato ad ATECO 2025, per le attività professionali sanitarie del gruppo di riferimento si applica un coefficiente di redditività del 78%. Il D.Lgs. 81/2025 ha stabilito che, fino all’approvazione dei nuovi coefficienti basati direttamente su ATECO 2025, continuano a valere quelli dell’Allegato 4 individuati tramite la corrispondenza con la precedente classificazione.
Con 40.000 euro di compensi, il reddito forfettario iniziale è quindi 31.200 euro. Il meccanismo è illustrato nella guida al coefficiente di redditività.
Esempio di tasse e contributi per un ortottista forfettario
Supponiamo 45.000 euro di compensi e coefficiente del 78%. Il reddito forfettario iniziale è 35.100 euro. Applicando in modo semplificato il 26,07% si ottengono circa 9.151 euro di contributi previdenziali.
Se tali contributi fossero integralmente deducibili nell’anno, la base dell’imposta sostitutiva sarebbe circa 25.949 euro: al 15% l’imposta sarebbe circa 3.892 euro; al 5%, se spettante, circa 1.297 euro. L’esempio è orientativo e non sostituisce il calcolo sul caso concreto.
Le prestazioni dell’ortottista sono esenti IVA?
Le prestazioni sanitarie di diagnosi, cura e riabilitazione della persona rese nell’esercizio delle professioni sanitarie possono essere esenti IVA ai sensi dell’articolo 10, n. 18, del D.P.R. 633/1972 quando ricorrono i presupposti previsti.
Per l’ortottista va considerato anche il proprio profilo professionale, che prevede il trattamento su prescrizione medica dei disturbi motori e sensoriali della visione. Non ogni attività accessoria o commerciale può essere qualificata automaticamente come prestazione sanitaria esente.
Il forfettario cambia l’esenzione IVA sanitaria?
Regime forfettario ed esenzione sanitaria sono piani diversi. Nel forfettario l’IVA non viene addebitata secondo le regole del regime; fuori dal forfettario, invece, la natura sanitaria della prestazione determina se ricorre l’esenzione dell’articolo 10.
Per questo è importante distinguere correttamente prestazioni sanitarie, eventuali consulenze e possibili operazioni commerciali.
L’ortottista deve inviare le spese al Sistema Tessera Sanitaria?
Sì, per le prestazioni sanitarie soggette all’obbligo di comunicazione. L’Agenzia delle Entrate include espressamente gli ortottisti e assistenti di oftalmologia tra i professionisti che trasmettono le spese sanitarie rese alle persone fisiche per la dichiarazione precompilata.
Occorre quindi organizzare correttamente dati dell’assistito, documento di spesa, modalità di pagamento e gestione dell’eventuale opposizione del paziente.
L’ortottista emette fattura elettronica al paziente?
Per le prestazioni sanitarie verso consumatori finali si applicano regole specifiche. Il D.Lgs. 81/2025 ha reso strutturale il divieto di emissione tramite Sistema di Interscambio per le fatture sanitarie interessate dalla disciplina.
Per fatture verso studi, società, strutture sanitarie o per operazioni non sanitarie il trattamento può essere diverso. La guida sulla fatturazione elettronica aiuta a distinguere i casi.
Un ortottista può lavorare con più studi oculistici?
Sì. La libera professione può essere svolta collaborando con più studi, poliambulatori o strutture. Il contratto deve però essere coerente con un rapporto realmente autonomo e con le responsabilità professionali dell’ortottista.
Orari concordati, utilizzo delle apparecchiature, gestione dei dati sanitari e fatturazione vanno definiti in modo chiaro, soprattutto quando il professionista opera all’interno di strutture di terzi.
Un ortottista può aprire un proprio studio?
È necessario distinguere lo studio professionale personale da una struttura sanitaria organizzata come ambulatorio o poliambulatorio. Requisiti dei locali, autorizzazioni e comunicazioni possono dipendere dalla normativa regionale e dall’organizzazione concreta dell’attività.
Prima di prendere in locazione locali o installare apparecchiature è quindi opportuno verificare le regole con Regione, ASL e SUAP competenti.
L’ortottista può vendere occhiali o prodotti ottici?
La professione sanitaria di ortottista e l’attività commerciale dell’ottico non sono la stessa cosa. Se il professionista vuole affiancare una vera attività di vendita di occhiali, lenti o altri prodotti, occorre valutare un’attività separata con relativo ATECO e gli adempimenti commerciali applicabili.
Per più attività si deve verificare anche quale sia quella prevalente e come cambino forfettario e previdenza. Puoi approfondire il codice ATECO prevalente e secondario.
Quanto costa aprire Partita IVA come ortottista?
L’apertura fiscale della Partita IVA del libero professionista non comporta di per sé un diritto camerale. I costi reali possono includere quota dell’Ordine, assicurazione professionale, commercialista, software, formazione ECM, strumenti e apparecchiature, affitto dello studio, privacy, POS e gestione del Sistema TS.
Chi collabora presso strutture di terzi può avere costi di avvio molto inferiori rispetto a chi organizza un proprio studio.
Quali professioni hanno un inquadramento vicino?
Lo stesso ATECO 86.99.09 include diverse professioni sanitarie ma non le rende equivalenti. Per confrontare temi fiscali e previdenziali puoi leggere la guida sulla Partita IVA del podologo e quella sulla Partita IVA del logopedista.
Checklist prima di aprire Partita IVA come ortottista
- verificare titolo abilitante e iscrizione all’Albo;
- definire le prestazioni professionali effettivamente svolte;
- usare ATECO 2025 86.99.09 per l’attività dell’ortottista;
- aprire la Partita IVA quando l’attività autonoma è abituale;
- iscriversi alla Gestione Separata INPS quando dovuta;
- valutare regime forfettario o ordinario;
- gestire correttamente esenzione IVA e prescrizioni quando rilevanti;
- attivare gli adempimenti del Sistema Tessera Sanitaria;
- distinguere fatture sanitarie verso pazienti da altre operazioni;
- verificare assicurazione, ECM, privacy e requisiti dei locali.
Domande frequenti sulla Partita IVA dell’ortottista
Qual è il codice ATECO dell’ortottista?
ATECO 2025 include espressamente gli ortottisti nel codice 86.99.09.
Serve l’Albo?
Sì. L’ortottista è una professione sanitaria regolamentata.
Quale INPS paga il libero professionista?
In assenza di altra previdenza obbligatoria, normalmente Gestione Separata INPS con aliquota 2026 del 26,07%.
Qual è il coefficiente forfettario?
Nel periodo transitorio il coefficiente è del 78%.
Deve usare il Sistema Tessera Sanitaria?
Sì, per le prestazioni sanitarie soggette all’obbligo di comunicazione.
Partita IVA ortottista nel 2026: cosa verificare
La sequenza corretta è titolo e Albo → ATECO 86.99.09 → Partita IVA → Gestione Separata → regime fiscale → IVA sanitaria → Sistema TS e fatturazione. Se si aggiunge vendita di prodotti o si apre una struttura sanitaria più complessa, gli adempimenti vanno rivalutati separatamente.
Le altre guide dedicate alle singole attività sono raccolte nella sezione Professioni e attività.
Fonti ufficiali: ISTAT — ATECO 2025, struttura e note; Ministero della Salute — elenco professioni sanitarie; FNO TSRM e PSTRP — Codice deontologico Ortottista; INPS — Circolare n. 8/2026; Agenzia delle Entrate — spese sanitarie e precompilata; Normattiva — DPR 633/1972, articolo 10; D.Lgs. 12 giugno 2025, n. 81.