La Partita IVA del chiropratico nel 2026 utilizza il codice ATECO 86.96.09 — Attività di medicine complementari e alternative n.c.a.. Le note ufficiali ATECO 2025 includono espressamente i trattamenti chiropratici (chiroterapia). La parte più delicata, però, non è il codice fiscale: è lo stato giuridico della professione in Italia, che non deve essere semplificato come se esistesse già un Albo nazionale operativo analogo a quello delle professioni sanitarie pienamente regolamentate.
La legge n. 3/2018 ha individuato il chiropratico nell’ambito delle professioni sanitarie da istituire attraverso la procedura prevista dalla normativa. L’Agenzia delle Entrate, nella Risoluzione n. 9/E del 24 febbraio 2026, richiama però il parere del Ministero della Salute secondo cui la disciplina attuativa della professione chiropratica non risulta ancora completamente definita. Questa distinzione incide anche su IVA, Sistema Tessera Sanitaria e fatturazione.
Qual è il codice ATECO del chiropratico nel 2026?
Il riferimento ATECO 2025 è 86.96.09. Le note ufficiali ISTAT ATECO 2025 includono nel codice i servizi terapeutici alternativi come omeopatia, trattamenti chiropratici, cristalloterapia, iridologia e radionica.
Lo stesso documento distingue il 86.96.09 dalla fisioterapia, classificata nel 86.95.00. Per la scelta generale puoi consultare come scegliere il codice ATECO.
Il vecchio codice 86.90.29 è ancora valido?
No. Il vecchio 86.90.29 apparteneva alla classificazione precedente. Con ATECO 2025 i trattamenti chiropratici sono stati collocati espressamente nel 86.96.09.
Chi ha aperto la Partita IVA prima della nuova classificazione deve controllare la ricodifica della propria posizione e verificare che il codice oggi attribuito sia coerente con l’attività effettivamente esercitata.
Cosa deve fare chi ha già una Partita IVA con un vecchio ATECO?
Non occorre aprire una seconda Partita IVA. Va verificata la classificazione attuale e, se necessario, presentata una variazione dati per riallineare il codice all’attività realmente svolta.
Se il professionista svolge anche attività autonome differenti, può essere necessario un codice secondario. La guida sul codice ATECO prevalente e secondario spiega il criterio generale.
Il chiropratico è una professione sanitaria riconosciuta in Italia?
La risposta richiede precisione. L’articolo 7 della legge 11 gennaio 2018, n. 3 individua nell’ambito delle professioni sanitarie le professioni dell’osteopata e del chiropratico, prevedendo per la loro istituzione una specifica procedura attuativa.
Questo non significa, però, che al 2 settembre 2026 esista già per il chiropratico un ordinamento pienamente operativo con profilo, laurea abilitante e Albo nazionale funzionante come per le professioni sanitarie completamente disciplinate.
Esiste un Albo nazionale dei chiropratici nel 2026?
Non risulta operativo un Albo professionale nazionale dei chiropratici con la stessa struttura delle professioni sanitarie ordinistiche già pienamente attuate. Il Ministero della Salute, nel proprio elenco delle professioni sanitarie attualmente esercitate attraverso i rispettivi Ordini, non include un autonomo Ordine o Albo dei chiropratici.
È quindi scorretto scrivere che per aprire la Partita IVA nel 2026 basta “iscriversi all’Albo dei chiropratici” come se la procedura fosse già disponibile.
Che fine ha fatto il registro previsto nel 2007?
La legge finanziaria 2008, legge n. 244/2007, aveva previsto presso il Ministero della Salute un registro dei dottori in chiropratica. Il relativo regolamento attuativo, necessario per rendere operativo quel sistema, non fu completato.
La legge n. 3/2018 ha successivamente inserito il chiropratico nel nuovo percorso di individuazione e istituzione delle professioni sanitarie. Anche questo percorso, però, richiede gli atti attuativi previsti.
Perché osteopata e chiropratico nel 2026 non sono nella stessa situazione?
La legge del 2018 li aveva collocati nello stesso articolo, ma l’attuazione ha seguito tempi differenti. Per l’osteopata sono intervenuti il profilo professionale, l’ordinamento universitario e nel 2026 il DPCM sui titoli pregressi e gli elenchi speciali.
Per il chiropratico non risulta completato un percorso equivalente. Per questo non bisogna trasferire automaticamente al chiropratico le regole ordinistiche oggi applicabili all’osteopata.
Quale titolo serve per lavorare come chiropratico?
La normativa italiana ha previsto nel tempo il riferimento a una formazione universitaria in chiropratica, ma la disciplina nazionale della laurea abilitante e del percorso ordinistico non risulta completata come per l’osteopatia.
Chi possiede un titolo conseguito all’estero deve quindi verificare con particolare attenzione la spendibilità del titolo in Italia, le attività concretamente esercitabili e l’eventuale necessità di riconoscimenti, senza presumere l’equivalenza automatica con una professione sanitaria ordinistica italiana.
Il chiropratico può fare diagnosi mediche?
La Partita IVA e il codice ATECO non attribuiscono competenze mediche. Diagnosi, prescrizioni, trattamenti e atti riservati devono rispettare le competenze definite dalla legislazione sanitaria.
In assenza di un profilo professionale chiropratico completamente attuato, è particolarmente importante non presentare fiscalmente o commercialmente l’attività come equivalente a quella di un medico o fisioterapista quando non se ne possiedono i relativi titoli.
Chiropratico e fisioterapista sono la stessa figura?
No. Il fisioterapista è una professione sanitaria pienamente regolamentata, con proprio Albo e codice ATECO 86.95.00. Il chiropratico utilizza invece ATECO 86.96.09 e si trova in una diversa situazione normativa.
Puoi confrontare l’inquadramento con la guida sulla Partita IVA del fisioterapista.
Quando il chiropratico deve aprire la Partita IVA?
La Partita IVA è necessaria quando l’attività autonoma viene svolta con abitualità. Ricevere clienti con continuità, organizzare uno studio, promuovere stabilmente il servizio o collaborare regolarmente con strutture sono elementi tipici di attività abituale.
La procedura fiscale generale è descritta nella guida su come aprire Partita IVA da libero professionista.
Sotto 5.000 euro si può lavorare senza Partita IVA?
Non automaticamente. I 5.000 euro non rappresentano una franchigia generale per le attività autonome abituali. Conta il modo in cui l’attività viene esercitata, non soltanto il fatturato annuo.
Serve la Camera di Commercio?
Per una prestazione personale di lavoro autonomo non va aggiunta automaticamente l’iscrizione al Registro Imprese. L’inquadramento cambia se viene organizzata una vera attività imprenditoriale, una società o un centro con servizi ulteriori.
Quale previdenza paga il chiropratico?
In assenza di una Cassa previdenziale professionale autonoma, il libero professionista che produce reddito di lavoro autonomo rientra normalmente nella Gestione Separata INPS.
Per il 2026 la circolare INPS n. 8/2026 stabilisce aliquote, minimale e massimale della Gestione Separata.
Quanto paga di INPS nel 2026?
Per il professionista privo di altra previdenza obbligatoria l’aliquota complessiva è del 26,07%. Per pensionati o soggetti già assicurati presso altra forma obbligatoria, nei casi in cui la Gestione Separata resti dovuta, l’aliquota è del 24%.
Esistono contributi minimi fissi?
No. La Gestione Separata dei professionisti non prevede il contributo minimo fisso tipico di Artigiani e Commercianti. Il minimale di reddito 2026 di 18.808 euro serve per determinare l’accredito dell’intero anno contributivo.
Qual è il massimale INPS 2026?
Il massimale di reddito della Gestione Separata nel 2026 è pari a 122.295 euro. I contributi vengono calcolati fino a tale limite secondo la posizione previdenziale complessiva.
Si può applicare la rivalsa INPS del 4%?
Il professionista iscritto alla Gestione Separata può addebitare al cliente una rivalsa fino al 4%. È una facoltà e non sostituisce l’obbligo contributivo personale.
La rivalsa concorre al compenso e va considerata anche nella gestione fiscale della Partita IVA.
Il chiropratico può aderire al regime forfettario?
Sì, se rispetta tutti i requisiti e non ricade in una causa di esclusione. La soglia ordinaria è pari a 85.000 euro di ricavi o compensi.
Il quadro completo è nella guida sui requisiti del regime forfettario.
Qual è il coefficiente di redditività?
Per l’attività professionale classificata nel 86.96.09 il coefficiente applicato nel regime forfettario è del 78%. Con 40.000 euro di compensi, il reddito forfettario iniziale è quindi 31.200 euro.
Il meccanismo è spiegato nella guida sul coefficiente di redditività.
Esempio di tasse e contributi
Con 40.000 euro di compensi e coefficiente del 78%, il reddito iniziale è 31.200 euro. Applicando in modo semplificato il 26,07%, i contributi teorici di Gestione Separata sono circa 8.134 euro.
Dopo la deduzione dei contributi previdenziali ammessi, sulla base residua si applica l’imposta sostitutiva del 15%, oppure del 5% se ricorrono tutti i requisiti per la nuova attività.
Le prestazioni del chiropratico sono esenti IVA nel 2026?
No, non automaticamente. La Agenzia delle Entrate, richiamando nella Risoluzione n. 9/E del 24 febbraio 2026 il parere del Ministero della Salute, ha evidenziato che la disciplina professionale del chiropratico non è ancora completamente attuata.
Nel quadro fiscale esaminato nel 2026 non sussistono quindi i presupposti per applicare automaticamente l’esenzione IVA prevista per le prestazioni sanitarie delle professioni abilitate individuate dalla disciplina fiscale.
Quale IVA applica il chiropratico in regime ordinario?
Quando non opera un’esenzione specifica, la prestazione segue il regime IVA ordinario. È quindi importante non copiare il trattamento fiscale di fisioterapisti, medici o altre professioni sanitarie pienamente regolamentate.
Chi opera in regime forfettario non addebita invece l’IVA secondo le regole proprie del regime.
Il chiropratico trasmette le spese al Sistema Tessera Sanitaria?
Nel quadro esaminato dalla Risoluzione n. 9/E/2026 le prestazioni del chiropratico non rientrano tra quelle trasmesse al Sistema Tessera Sanitaria ai fini della detrazione sanitaria.
Il punto dovrà essere ricontrollato se futuri provvedimenti completeranno la disciplina professionale e fiscale della chiropratica.
Serve la fattura elettronica?
Sì. La Risoluzione 9/E/2026 chiarisce che, per le prestazioni del chiropratico nel quadro normativo considerato, deve essere emessa fattura elettronica. Non si applica quindi il divieto previsto per determinate fatture sanitarie trasmesse al Sistema Tessera Sanitaria.
Per le regole generali puoi consultare la guida sulla fatturazione elettronica.
Chiropratico dipendente e Partita IVA possono convivere?
Sì, salvo incompatibilità contrattuali o normative. Un’altra copertura previdenziale può incidere sull’aliquota della Gestione Separata, mentre il lavoro dipendente può influire sui requisiti del regime forfettario.
Il quadro generale è nella guida su Partita IVA e lavoro dipendente.
Può aprire uno studio proprio?
È possibile organizzare una sede per l’attività, ma occorre evitare di presentarla come struttura sanitaria autorizzata se non ne possiede i requisiti. Autorizzazioni e regole dei locali dipendono dalla configurazione concreta e dalla normativa regionale.
Se nello stesso centro lavorano medici, fisioterapisti o altre professioni sanitarie, le competenze e responsabilità devono restare distinte.
Serve l’assicurazione professionale?
Una copertura di responsabilità civile è fortemente rilevante per un’attività che comporta trattamenti manuali sul cliente. Massimale, esclusioni e descrizione del rischio devono essere coerenti con le prestazioni effettivamente svolte e con il titolo posseduto.
Quanto costa iniziare?
I costi possono comprendere Gestione Separata INPS, commercialista, assicurazione, studio, lettino e strumenti, software, privacy, formazione e aggiornamento. L’assenza di un Albo operativo non significa assenza di responsabilità professionale o fiscale.
Quali errori evitare?
- usare il vecchio ATECO 86.90.29;
- scrivere che nel 2026 esiste già un Albo nazionale operativo dei chiropratici;
- confondere chiropratico e fisioterapista;
- trasferire al chiropratico la disciplina ordinistica dell’osteopata;
- considerare automaticamente esenti IVA le prestazioni;
- trasmettere al Sistema Tessera Sanitaria senza un presupposto vigente;
- usare una Cassa professionale inesistente al posto della Gestione Separata;
- considerare 5.000 euro una soglia generale per evitare la Partita IVA.
Checklist prima di aprire la Partita IVA
- verificare il titolo effettivamente posseduto e la sua spendibilità in Italia;
- definire con precisione le prestazioni offerte;
- utilizzare ATECO 86.96.09;
- aprire la Partita IVA quando l’attività è abituale;
- iscriversi alla Gestione Separata quando dovuta;
- valutare forfettario o ordinario;
- applicare il trattamento IVA vigente;
- emettere correttamente fattura elettronica;
- verificare assicurazione e requisiti della sede.
Domande frequenti sulla Partita IVA del chiropratico
Qual è il codice ATECO?
86.96.09 — Attività di medicine complementari e alternative n.c.a.
Esiste un Albo dei chiropratici operativo nel 2026?
Non risulta operativo un Albo nazionale analogo a quello delle professioni sanitarie pienamente attuate; la normativa ha individuato la professione ma la disciplina attuativa non è completata.
Quale INPS paga?
Normalmente Gestione Separata, con aliquota 26,07% nel 2026 senza altra previdenza obbligatoria.
Qual è il coefficiente forfettario?
78%.
Le prestazioni sono esenti IVA?
Non automaticamente: il chiarimento dell’Agenzia delle Entrate del 2026 esclude l’applicazione automatica dell’esenzione nel quadro normativo attuale.
Partita IVA chiropratico nel 2026: cosa verificare
La sequenza più prudente è titolo effettivo → attività consentita → ATECO 86.96.09 → Partita IVA → Gestione Separata → regime fiscale → IVA e fatturazione. Il vantaggio di una guida aggiornata al 2026 è proprio evitare due errori opposti: trattare la chiropratica come se non avesse alcun riferimento normativo oppure presentarla come professione già completamente ordinamentata e dotata di Albo operativo.
Le altre guide dedicate alle professioni e attività sono raccolte nella sezione Professioni e attività.