Aprire un negozio di articoli di artigianato con Partita IVA nel 2026 richiede di distinguere con precisione la rivendita dalla produzione. ATECO 2025 prevede 47.78.22 – Commercio al dettaglio di articoli di artigianato per chi acquista oggetti artigianali e li rivende al pubblico.
Chi invece realizza personalmente ceramiche, oggetti in legno, tessili, candele, articoli in vetro o altri manufatti non può utilizzare automaticamente il codice della rivendita: la produzione deve essere classificata in base al prodotto e può comportare l’inquadramento come impresa artigiana. Questa distinzione cambia anche previdenza e, nel regime forfettario, può cambiare il coefficiente di redditività.
Qual è il codice ATECO per vendere articoli di artigianato nel 2026?
La classificazione ATECO 2025 pubblicata da ISTAT assegna il codice 47.78.22 – Commercio al dettaglio di articoli di artigianato alla vendita al dettaglio di oggetti di artigianato.
È quindi il riferimento da valutare per un negozio che seleziona manufatti prodotti da artigiani e li rivende ai clienti, per esempio oggettistica, ceramiche, lavorazioni in legno, vetro, tessili e altri articoli artigianali, purché il punto vendita non sia esso stesso il produttore prevalente di quei beni.
Il vecchio ATECO 47.78.32 è ancora valido?
Nella classificazione precedente era utilizzato 47.78.32 – Commercio al dettaglio di oggetti d’artigianato. ATECO 2025 ha aggiornato il riferimento a 47.78.22.
Per una nuova apertura nel 2026 bisogna quindi utilizzare la classificazione vigente e non riprendere automaticamente il vecchio codice da visure o guide precedenti.
Negozio di artigianato e artigiano produttore sono la stessa attività?
No. Il codice 47.78.22 descrive un’attività commerciale: acquistare oggetti di artigianato e rivenderli. L’artigiano produttore svolge invece un’attività manifatturiera o di lavorazione e il codice dipende da ciò che realizza.
Questa differenza è essenziale anche per l’INPS: il commerciante viene normalmente inquadrato nella Gestione Commercianti, mentre chi produce personalmente nell’ambito di una vera impresa artigiana può rientrare nella Gestione Artigiani. Il quadro generale è nella guida sulla Partita IVA dell’artigiano.
Se produco e vendo gli stessi oggetti quale codice uso?
Quando la stessa impresa produce e vende, bisogna individuare l’attività prevalente e verificare le attività secondarie realmente esercitate. Non è corretto classificare tutta l’attività come commercio soltanto perché esiste un negozio, né utilizzare un unico codice di produzione per merci acquistate da altri e rivendute stabilmente.
Il codice di produzione dipende dal bene realizzato: ceramica, vetro, legno, tessile, metallo e altri materiali seguono classificazioni manifatturiere differenti.
Articoli di artigianato e souvenir hanno lo stesso ATECO?
No. ATECO 2025 distingue 47.78.22 per gli articoli di artigianato da 47.78.21 per i souvenir. Un prodotto può essere artigianale e allo stesso tempo acquistato come ricordo turistico, ma la classificazione deve riflettere la natura prevalente dell’assortimento e dell’attività.
Per un punto vendita orientato soprattutto agli oggetti ricordo turistici è disponibile la guida sulla Partita IVA per un negozio di souvenir.
Bigiotteria artigianale: 47.78.22 o 47.78.24?
Quando il negozio rivende prevalentemente collane, bracciali, anelli, orecchini e altri articoli di imitazione, ATECO 2025 prevede il codice specifico 47.78.24 per la bigiotteria. Il fatto che gli articoli siano realizzati a mano da terzi non elimina automaticamente la classificazione specifica del prodotto.
Se invece l’attività consiste in un assortimento ampio di manufatti artigianali di diversa natura, 47.78.22 può essere più coerente. Il confine con produzione e gioielleria è approfondito nella guida sulla Partita IVA per la bigiotteria.
Ceramiche e vetro artigianale rientrano sempre in 47.78.22?
Il codice può essere pertinente quando il negozio compra e rivende oggetti artigianali finiti. Se però la merce è soprattutto costituita da specifiche categorie commerciali, per esempio articoli per la tavola e la casa, bisogna verificare se una sottocategoria merceologica più precisa descrive meglio l’attività.
Per stoviglie, utensili e altri prodotti domestici puoi confrontare la guida sulla Partita IVA per un negozio di casalinghi.
Artigianato religioso: quale codice?
Quando il prodotto viene venduto principalmente come articolo di culto, ATECO 2025 prevede 47.78.23 per gli articoli religiosi. Anche in questo caso il fatto che l’oggetto sia stato realizzato a mano non significa che il negozio debba sempre utilizzare il codice generico degli articoli di artigianato.
Per rosari, statue devozionali, immagini sacre e altri articoli di culto è disponibile la guida sulla Partita IVA per un negozio di articoli religiosi.
Vendere prodotti artigianali ai mercatini: cambia l’ATECO?
Il commercio su area pubblica o in mercati e fiere deve essere verificato separatamente rispetto al normale negozio in sede fissa. Modalità di esercizio, autorizzazioni comunali e natura dell’attività possono cambiare gli adempimenti.
È inoltre essenziale distinguere chi rivende prodotti acquistati da altri da chi partecipa al mercatino per vendere beni che produce personalmente.
Come si apre un negozio di articoli di artigianato?
Il normale punto vendita che acquista e rivende manufatti viene avviato come impresa commerciale. Per una ditta individuale l’apertura passa generalmente attraverso la Comunicazione Unica.
Il Registro Imprese conferma che ComUnica permette di coordinare attribuzione della Partita IVA, iscrizione al Registro delle Imprese, adempimenti INPS e, quando prevista, SCIA per il SUAP.
La procedura generale è spiegata nella guida su come aprire una ditta individuale con ComUnica.
Serve la SCIA per aprire il negozio?
Per il commercio al dettaglio devono essere verificati gli adempimenti previsti dal Comune e dal SUAP competente, compresa la SCIA nei casi previsti dalla disciplina applicabile. Il normale commercio non alimentare di manufatti non richiede una specifica abilitazione professionale nazionale.
Produzione propria, alimenti, vendita su area pubblica o altre attività aggiuntive possono però comportare adempimenti differenti.
Quale INPS paga chi rivende articoli di artigianato?
Il titolare che esercita personalmente e abitualmente la normale attività di rivendita viene generalmente inquadrato nella Gestione Commercianti INPS, quando ricorrono i requisiti di iscrizione.
La circolare INPS n. 14 del 9 febbraio 2026 fissa per i commercianti l’aliquota ordinaria al 24,48%, il minimale di reddito a 18.808 euro e il contributo ordinario annuo sul minimale a 4.611,64 euro.
Sul reddito superiore al minimale il 24,48% si applica fino alla prima fascia di 56.224 euro; sulla parte superiore l’aliquota diventa 25,48%, entro il massimale applicabile. Il quadro completo è nella guida sui contributi INPS di Artigiani e Commercianti.
Chi produce gli oggetti paga INPS Artigiani?
Quando il titolare svolge una vera attività produttiva e possiede i requisiti dell’impresa artigiana, la posizione può essere nella Gestione Artigiani INPS. Nel 2026 l’aliquota ordinaria è del 24% e il contributo ordinario annuo sul minimale è 4.521,36 euro.
La gestione previdenziale deve quindi seguire l’attività concretamente esercitata e non la semplice etichetta commerciale “artigianato”.
Il negozio può usare il regime forfettario?
Sì, quando il titolare è una persona fisica, rispetta i requisiti previsti e non ricade in una causa di esclusione. Per la normale rivendita al dettaglio di articoli di artigianato il coefficiente di redditività è 40%.
Con 10.000 euro di ricavi commerciali il reddito forfettario iniziale è quindi pari a 4.000 euro prima della deduzione dei contributi previdenziali obbligatori deducibili. I requisiti sono riepilogati nella guida sul regime forfettario 2026.
La produzione propria ha sempre coefficiente 40%?
No. Le attività manifatturiere rientrano normalmente nel gruppo con coefficiente del 67%, mentre il commercio al dettaglio qui considerato utilizza il 40%. Quando produzione e rivendita sono entrambe attività reali, i ricavi devono essere ricondotti correttamente alle rispettive attività.
Il decreto legislativo 81/2025 mantiene, fino all’approvazione dei coefficienti costruiti direttamente su ATECO 2025, quelli individuati sulla base della corrispondente attività della classificazione precedente.
Quante tasse paga un negozio di artigianato forfettario?
Per la sola rivendita, dal reddito determinato applicando il coefficiente del 40% vengono dedotti i contributi previdenziali obbligatori deducibili. Sulla base risultante si applica l’imposta sostitutiva, normalmente al 15% oppure al 5% quando sono rispettate tutte le condizioni previste per una nuova attività.
Se una parte dei ricavi deriva da vera produzione, il calcolo deve tenere conto del coefficiente applicabile a quell’attività e non può essere esteso indistintamente il 40% a tutti i ricavi.
Si può chiedere la riduzione INPS del 35%?
Il titolare in regime forfettario iscritto alla Gestione Artigiani o Commercianti può, quando possiede i requisiti, aderire al regime previdenziale agevolato con riduzione contributiva del 35%. Per una nuova attività nel 2026 la richiesta deve essere effettuata secondo le procedure INPS con tempestività dopo l’iscrizione. Il funzionamento è spiegato nella guida sulla riduzione INPS del 35%.
Vendere articoli di artigianato online cambia il codice?
Non per il solo fatto di usare Internet. Con ATECO 2025 il commercio diretto viene classificato soprattutto in base al prodotto venduto. La rivendita di articoli di artigianato può quindi mantenere 47.78.22 anche quando gli ordini arrivano da un sito o da un marketplace.
Se invece il titolare produce personalmente gli articoli, il canale online non trasforma la produzione in commercio. Per gli obblighi della vendita a distanza è disponibile la guida sulla Partita IVA per un negozio online.
Quanto costa aprire un negozio di articoli di artigianato?
I costi dipendono da locale, assortimento e modello di approvvigionamento. Possono comprendere affitto, cauzione, allestimento, espositori, primo acquisto dei manufatti, magazzino, assicurazioni, software gestionale, sistemi di pagamento, insegna, eventuale e-commerce e gestione amministrativa.
Chi produce direttamente deve aggiungere i costi del laboratorio, delle attrezzature e dei materiali. Nel regime forfettario questi costi reali non vengono dedotti analiticamente, quindi la convenienza va valutata considerando il margine effettivo e la distinzione tra ricavi di commercio e produzione.
Checklist prima di aprire un negozio di articoli di artigianato
- Utilizzare 47.78.22 per la vera rivendita al dettaglio di articoli di artigianato.
- Non continuare a utilizzare automaticamente il vecchio 47.78.32.
- Distinguere chi rivende da chi produce direttamente.
- Distinguere souvenir 47.78.21, articoli religiosi 47.78.23, bigiotteria 47.78.24 e bomboniere 47.78.25.
- Verificare le categorie commerciali più specifiche quando l’assortimento è specializzato.
- Aprire correttamente l’impresa tramite ComUnica e SUAP.
- Impostare Gestione Commercianti o Artigiani sulla base dell’attività reale.
- Applicare il coefficiente 40% alla rivendita e verificare il 67% per la produzione.
- Valutare la riduzione INPS del 35% se spettante.
- Gestire correttamente la vendita online.
Domande frequenti sulla Partita IVA per articoli di artigianato
Qual è il codice ATECO nel 2026?
Per la vendita al dettaglio di articoli di artigianato il codice ATECO 2025 è 47.78.22.
Se produco io gli oggetti uso 47.78.22?
Non automaticamente. La produzione deve essere classificata sulla base del bene realizzato e può avere natura artigiana.
Qual è il coefficiente forfettario?
Per la rivendita è 40%; per molte attività manifatturiere il coefficiente è 67%.
Artigianato e souvenir sono la stessa attività?
No. I souvenir sono classificati in 47.78.21 e gli articoli di artigianato in 47.78.22.
Se stai progettando il punto vendita nel suo complesso — concept, rete di artigiani, wholesale, conto vendita, assortimento, stock, storytelling, margini ed e-commerce — consulta la guida su come aprire un negozio di prodotti artigianali.
Partita IVA negozio di articoli di artigianato nel 2026: cosa verificare
La decisione centrale è distinguere commercio e produzione. Chi compra manufatti da artigiani e li rivende svolge un’attività diversa da chi realizza direttamente gli oggetti, anche se entrambi possono utilizzare la parola “artigianato” nell’insegna o nella comunicazione.
Definiti attività prevalente, eventuali codici secondari, ComUnica, SCIA, INPS e regime fiscale, il negozio può partire con un inquadramento coerente. Le altre guide dedicate alle singole professioni e attività sono raccolte nella sezione Professioni e attività.