Aprire un negozio di sanitari e arredo bagno con Partita IVA nel 2026 richiede di distinguere sanitari, mobili, accessori, piastrelle e installazione. ATECO 2025 assegna il codice 47.52.20 – Commercio al dettaglio di articoli igienico-sanitari e per riscaldamento alla vendita di sanitari e prodotti affini, ma non trasforma automaticamente tutto ciò che viene venduto in uno showroom bagno nella stessa attività.
Il 47.52.20 comprende, tra gli esempi ufficiali, vasche da bagno, lavandini e bidet e può comprendere anche saune, piscine e spa vendute in kit senza installazione. Mobili bagno, accessori, illuminazione, piastrelle e servizi di posa o impiantistica devono invece essere verificati in base alla loro natura reale.
Qual è il codice ATECO di un negozio di sanitari nel 2026?
Il riferimento principale è 47.52.20 – Commercio al dettaglio di articoli igienico-sanitari e per riscaldamento. Le note ufficiali ISTAT ATECO 2025 includono espressamente il commercio al dettaglio di articoli igienico-sanitari e per riscaldamento, vasche da bagno, lavandini e bidet.
Il codice è quindi il riferimento naturale per un punto vendita che vende prevalentemente sanitari e prodotti collegati al bagno o al riscaldamento, quando questa è la vera attività commerciale prevalente.
Quali prodotti rientrano nel 47.52.20?
- articoli igienico-sanitari;
- articoli per riscaldamento;
- vasche da bagno;
- lavandini;
- bidet;
- saune, piscine e spa anche in kit, quando vendute senza installazione.
Quando lo showroom vende stabilmente anche mobili, accessori, illuminazione o piastrelle, bisogna verificare se queste categorie costituiscano attività autonome e richiedano codici ulteriori.
Arredo bagno e sanitari hanno sempre lo stesso ATECO?
No. “Arredo bagno” è una definizione commerciale ampia. I sanitari rientrano nel 47.52.20, mentre i veri mobili per il bagno possono rientrare nel commercio di mobili per la casa, classificato in 47.55.10, quando costituiscono una vera linea commerciale.
Se lo showroom vende stabilmente mobili bagno, colonne, pensili e altri elementi d’arredo oltre ai sanitari, bisogna quindi individuare l’attività prevalente e valutare l’eventuale codice secondario. Per il commercio di mobili puoi consultare la guida sulla Partita IVA per un negozio di mobili.
Accessori bagno: porta asciugamani e altri articoli hanno lo stesso codice?
Non necessariamente. ATECO 2025 include nel 47.55.90 alcuni articoli per la casa e cita, tra gli esempi, gli accessori da bagno come i porta asciugamani. Un assortimento di accessori può quindi richiedere una valutazione distinta rispetto ai sanitari veri e propri.
Piastrelle e sanitari usano lo stesso codice?
No. Il commercio al dettaglio di altri materiali da costruzione, mattoni e piastrelle è classificato in 47.52.32. Uno showroom bagno che vende stabilmente ceramiche e piastrelle deve quindi verificare questa seconda attività.
Per distinguere piastrelle, laminati, vinile e altri rivestimenti puoi consultare la guida sulla Partita IVA per pavimenti e rivestimenti e quella sulla Partita IVA per materiali edili.
Illuminazione per il bagno: serve un altro ATECO?
Se lampade, applique, specchi illuminati e altri articoli per l’illuminazione costituiscono una vera linea commerciale, bisogna verificare 47.55.30 – Commercio al dettaglio di articoli per l’illuminazione. La semplice presenza di qualche prodotto accessorio non rende però automaticamente necessaria una seconda attività.
Per la vendita di lampade e la distinzione con l’installazione elettrica è disponibile la guida sulla Partita IVA per un negozio di illuminazione.
Vendere saune, piscine e spa rientra nel 47.52.20?
Sì, nei casi indicati da ISTAT il 47.52.20 comprende la vendita al dettaglio di saune, piscine e spa anche in kit, senza installazione. La precisazione è importante perché il montaggio e l’impiantistica possono costituire attività diverse dalla semplice vendita.
Installare sanitari è la stessa attività del negozio?
No. Vendere sanitari è commercio; installare o modificare impianti idraulici, di riscaldamento o di condizionamento appartiene alla classe ATECO 43.22, dedicata all’installazione, riparazione e manutenzione di impianti idraulici e termo-idraulici.
Se lo showroom offre stabilmente lavori di installazione tramite una propria organizzazione, l’attività deve essere verificata separatamente anche sotto il profilo dei requisiti tecnici e previdenziali. Non è corretto trattare automaticamente il servizio come semplice vendita accessoria.
Vendita e installazione possono stare nella stessa Partita IVA?
Sì. Una stessa impresa può vendere sanitari e svolgere anche servizi reali di installazione, ma se entrambe le attività sono autonome bisogna indicare correttamente l’attività prevalente e gli eventuali codici secondari.
La gestione di più attività è approfondita nella guida sul codice ATECO prevalente e secondario.
Come si apre un negozio di sanitari e arredo bagno?
Il normale punto vendita viene avviato come impresa commerciale. Per una ditta individuale l’apertura passa generalmente attraverso la Comunicazione Unica.
Il Registro Imprese indica che ComUnica coordina attribuzione della Partita IVA, iscrizione al Registro delle Imprese, adempimenti INPS ed eventuale SCIA per il SUAP. Per la procedura generale puoi consultare la guida su come aprire una ditta individuale con ComUnica.
Serve la SCIA per aprire lo showroom?
Per il commercio al dettaglio in sede fissa devono essere verificati gli adempimenti previsti dal Comune e dal SUAP competente, compresa la SCIA nei casi previsti. La normale vendita di sanitari non richiede una specifica abilitazione professionale nazionale.
Installazione, impiantistica e altre lavorazioni sono invece attività differenti e possono richiedere requisiti tecnici e amministrativi ulteriori.
Quale INPS paga il titolare del negozio?
Il titolare che esercita personalmente e abitualmente la normale attività commerciale viene generalmente inquadrato nella Gestione Commercianti INPS, quando ricorrono i requisiti di iscrizione.
La circolare INPS n. 14 del 9 febbraio 2026 fissa per i commercianti l’aliquota ordinaria al 24,48%, il minimale di reddito a 18.808 euro e il contributo ordinario annuo sul minimale a 4.611,64 euro.
Sul reddito superiore al minimale il 24,48% si applica fino alla prima fascia di 56.224 euro; sulla parte superiore l’aliquota sale al 25,48%, entro il massimale applicabile. Il quadro completo è nella guida sui contributi INPS Artigiani e Commercianti.
L’installazione può cambiare l’inquadramento INPS?
Sì. Una vera attività personale e organizzata di installazione o lavorazione può presentare caratteristiche artigiane. Nel 2026 l’aliquota ordinaria della Gestione Artigiani è del 24% e il contributo ordinario annuo sul minimale è pari a 4.521,36 euro.
L’inquadramento deve essere determinato sulla base dell’attività concreta e dei requisiti applicabili, non soltanto dal fatto che l’impresa possieda anche uno showroom.
Il negozio di sanitari può usare il regime forfettario?
Sì, quando il titolare è una persona fisica, rispetta tutti i requisiti previsti e non ricade in una causa di esclusione. Per la normale attività commerciale il coefficiente di redditività è 40%.
Con 10.000 euro di ricavi commerciali il reddito forfettario iniziale è quindi pari a 4.000 euro, prima della deduzione dei contributi previdenziali obbligatori deducibili. I requisiti generali sono riepilogati nella guida sul regime forfettario 2026.
Installazione e vendita hanno sempre coefficiente 40%?
No. Il 40% riguarda la normale attività commerciale. I servizi di installazione e le attività impiantistiche appartengono a gruppi economici differenti e il coefficiente deve essere determinato sulla relativa classificazione. Non va quindi applicato automaticamente il coefficiente del negozio a tutti i ricavi.
Il decreto legislativo 81/2025 mantiene nel periodo transitorio i coefficienti individuati tramite la corrispondente attività della classificazione precedente, fino all’approvazione dei coefficienti costruiti direttamente su ATECO 2025.
Si può chiedere la riduzione INPS del 35%?
Il titolare in regime forfettario iscritto alla Gestione Artigiani o Commercianti può, quando possiede i requisiti, aderire al regime previdenziale agevolato con riduzione contributiva del 35%. Per una nuova attività nel 2026 la richiesta deve essere gestita secondo le procedure INPS con tempestività dopo l’iscrizione. Il funzionamento è spiegato nella guida sulla riduzione INPS del 35%.
Vendere sanitari online cambia il codice ATECO?
Non per il solo fatto di utilizzare Internet. Con ATECO 2025 il commercio diretto viene classificato soprattutto in base ai prodotti venduti. Il canale online non elimina quindi le differenze tra sanitari, mobili bagno, accessori e piastrelle.
Per gli obblighi generali della vendita a distanza puoi consultare la guida sulla Partita IVA per un negozio online.
Quanto costa aprire un negozio di sanitari e arredo bagno?
I costi possono comprendere affitto e cauzione, showroom, espositori, campionari, primo assortimento, magazzino, movimentazione di prodotti pesanti, software gestionale, sistemi di pagamento, assicurazioni ed eventuale e-commerce.
Se l’impresa svolge anche installazione bisogna considerare mezzi, attrezzature, dispositivi di sicurezza e personale tecnico. Nel forfettario i costi reali non vengono dedotti analiticamente, quindi la convenienza deve essere valutata sul margine effettivo delle diverse attività.
Checklist prima di aprire un negozio di sanitari
- Utilizzare 47.52.20 per la vera vendita al dettaglio di articoli igienico-sanitari e per riscaldamento.
- Distinguere i mobili bagno quando costituiscono una vera linea commerciale.
- Verificare gli accessori per il bagno, che possono ricadere tra altri articoli per la casa.
- Separare piastrelle e materiali da costruzione 47.52.32.
- Valutare 47.55.30 per una vera linea di illuminazione.
- Separare l’installazione e l’impiantistica dalla semplice vendita.
- Aprire l’impresa tramite ComUnica e verificare SCIA/SUAP.
- Impostare Gestione Commercianti o Artigiani in base all’attività concreta.
- Applicare il coefficiente del 40% soltanto ai ricavi della normale attività commerciale.
- Valutare la riduzione INPS del 35% se spettante.
Domande frequenti sulla Partita IVA per sanitari e arredo bagno
Qual è il codice ATECO del negozio di sanitari?
ATECO 2025 prevede 47.52.20 per il commercio al dettaglio di articoli igienico-sanitari e per riscaldamento.
I mobili bagno usano sempre lo stesso codice?
No. Quando costituiscono una vera attività di vendita di mobili per la casa va valutato il relativo codice commerciale.
Le piastrelle rientrano nel 47.52.20?
No. Le piastrelle sono comprese nel commercio di altri materiali da costruzione, codice 47.52.32.
Qual è il coefficiente forfettario della vendita?
Per la normale attività commerciale è 40%; installazione e impiantistica devono essere valutate separatamente.
Se stai progettando il punto vendita nel suo complesso — showroom, progettazione, fornitori, misure, preventivi, consegne e coordinamento con installatori — consulta la guida su come aprire un negozio di sanitari e arredo bagno.
Partita IVA negozio di sanitari e arredo bagno nel 2026: cosa verificare
Il punto decisivo è non usare “arredo bagno” come categoria fiscale unica. Sanitari, mobili, accessori, piastrelle, illuminazione e installazione possono appartenere a attività diverse anche quando vengono proposti nello stesso showroom.
Definiti assortimento, attività prevalente, eventuali codici secondari, ComUnica, SCIA, INPS e regime fiscale, lo showroom può partire con un inquadramento coerente. Le altre guide dedicate alle singole professioni e attività sono raccolte nella sezione Professioni e attività.